Cara Filippa,
questo post mi fa venire in mente il titolo di un saggio che nessuno ha ancora scritto:”Gli eterni jovanotti o del pensar positivo”.
E inoltre mi chiedo se l’ottimismo in pillole continui ad essere merce ancora vendibile.
Grande Filippa!! Io devo aspettare il concerto del 13 luglio a Padova…non vedo l’ora di pensare positivo, ballare e cantare con Lorenzo!! Ma le maschere le hai trovate lì?? Troppo simpatiche!!
Difficile pensare positivo,ma quando all’orizzonte si profila “una luce”
di positività…”Carpe Diem”,certamente mi sbaglio…ma questa è un idea,
Fili ,tu ci dai sempre degli ottimi segnali,quindi ora, un ” Caldo” saluto a tutte /i
naty
…tu e Jovanottti…un’esplosione di ottimismo!
Rimango basita da fatto che sia andata alla stadio in bici: a) che ci sia arrivata sana e salva b) che tu l’abbia ritrovata, intatta, all’uscita….e poi dite che Milano è pericolosa..ma vaaaa 🙂
Dai commenti ricavo che Jovanotti ancora spande in lungo e in largo il suo ‘pensar positivo’ e lo fa da almeno quindici anni. A quanto pare, nulla è mutato per la tribù che -beata e danzante- da tanti anni lo accompagna. Ne sono contento perché anche a me Jovanotti è molto simpatico.
Dico che il ‘pensiero positivo’ ha almeno quindici anni perché ne ho un ricordo personale che risale agli anni in cui la stazione ferroviaria di Napoli non si era ancora trasformata in un centro commerciale con grandi vetrine luccicanti, prestigiosi marchi e gli inevitabili vigilantes, custodi inflessibili del sancta sanctorum della modernità. Era ancora la stazione ferroviaria di una grande città e quindi -assieme alle vie e ai vicoli adiacenti- il luogo di raduno di un’umanità errante e dolente, di traffici di ogni tipo, di pericoli, di miserie ma anche di scoperte e sorprese. Oggi non è più così o lo è molto meno.
Come tante altre volte, mi avviavo a prendere l’eurostar delle 7,20 per Roma. Abbasc’ ‘a Ferrovia: suonava un po’ cupo il nostro modo di indicare la Stazione Centrale. In effetti, per chi veniva dai quartieri residenziali quel luogo era un avamposto, una frontiera, una porta d’oriente. O, almeno, una città diversa con abitanti diversi.
Avevo preso un caffè e avevo appena acceso una sigaretta, quando vidi due occhi grigi e vivaci scrutarmi da un cumulo di vecchie coperte, buttate lì per terra, a sinistra di uno degli ingressi. Un braccio si sporse verso di me e poi si piegò verso la faccia barbuta e sudicia che conteneva gli occhi grigi. Il braccio e la mano mimavano il gesto di portare una sigaretta alla bocca. Mi fermai, presi il pacchetto, tirai fuori una sigaretta e la avvicinai alla mano che era insozzata più della faccia. Quel cumulo di coperte ebbe un sussulto e assunse la forma di un uomo seduto per terra, di età a fatica definibile (quaranta, cinquanta ?), coi capelli lunghi e scomposti, una barba ispida e rossiccia. “Ehi, amico, fratello, capo….” poche esclamazioni di ringraziamento pronunciate con accento straniero. Mentre accendeva la sigaretta gli chiesi da dove veniva. Veniva da Zelica in Bosnia, era in Italia da due anni e si chiamava Haris. Intanto, gli occhi grigi e mobili continuavano a scrutarmi. In quegli occhi c’era un sorriso ironico e al tempo stesso rassicurante. Io, vestito in giacca e cravatta, con un’aria così normale, dovevo sembragli indifeso di fronte all’assoluta ‘nudità’ della sua condizione. Pensai di dargli il pacchetto che conteneva ancora sei o sette sigarette. Forse lo feci perché poco distante c’erano altri cumuli di coperte con dentro altri uomini ‘senza fissa dimora’, secondo la definizione burocratica. O forse lo feci per non sembragli smarrito e riconquistare il mio ruolo di persona normale, normalmente abbigliata, non ridotta alla sua stessa condizione di assoluta nudità di fronte alla vita. Rigirando il pacchetto di sigarette tra le mani, Haris canticchiò: “Io penso positivo perché son vivo, io penso positivo perché son vivo….”. Intanto, i suoi occhi grigi trasformavano il sorriso ironico in amaro sarcasmo.
In treno pensai agli accidenti, agli intrighi della sorte, ai rovesci che avevano condotto Haris fino a quella condizione e a quel luogo estremo e insieme accogliente. Proprio là, abbasc’ ‘a Ferrovia. Forse la sua sorte aveva una radice negli sconvolgimenti della guerra e nei grandi rovesci della storia ? Oppure aveva radice in dissipazioni, fughe e rovesci individuali ? Velocemente conclusi che avevo indizi troppo scarsi per immaginare una trama qualsiasi.
Però, subito dopo, mi riaffiorò nella testa il proverbio -capovolto e folgorante- di Marcello Marchesi: “Ogni rovescio ha la sua medaglia”.
Non erano forse l’ironia, l’amarezza e il sarcasmo di Haris la medaglia dei suoi rovesci ?
ciao!
Che ricordo intenso, grazie per la condivisione!
Lorenzo è la persona più carica di energia positiva che io abbia mai incontrato. Riesce a connettersi e a trasmettere il suo pensiero positivo a tanta, tanta gente… unico davvero. Poi IO ho citato quel brano, l’ultima della serata, ma ovv è pieno di testi, suoni, canzoni… e di sorrisi, che viaggiano e si moltiplicano tra le persone che vengono in contatto con lui.
Mi piace assai.
🙂 f.
Grazie a te per l’ospitalità !
Ricordi -intensi o meno- ce ne sono un po’ e il tuo blog ne fa riemergere qualcuno che sembrava sepolto.
Jovanotti piace anche a me. Non seguo molto il genere, ma so anch’io che di pezzi belli ne ha fatti non pochi. C’era una canzone molto carina, una specie di rap sentimentale. Diceva: ” Affacciati alla finestra amore mio…”. Ma è di molti anni fa e non ricordo il titolo.
Per la serie ‘Gli inganni della memoria’: ricordavo che ‘Affacciati alla finestra….’ fosse l’inizio di un ritornello molto più lungo. Invece finisce lì e tutto il resto è……rap.
oggi così: io penso positivo perché son vivo, perché son vivo….
…questa è l’energia di cui abbiamo bisogno!produciamo positività!! almeno proviamoci, un giorno ciascuno facciamola circolare 😉
Kiss,
Gloria
la mia canzone preferita del grande Lorenzo è sempre quella dei miei 18 anni… chissà se stai dormendo… semplicemente stupenda
amo Lorenzo, energia pura e voglia di vivere!!!!
lo amooooo
kiss
Lorenzo negli stadio,
aspettavo il giorno post concerto semplicemente per dire,
che Lorenzo è impareggiabile con la sua musica,
i suoi testi, la sua carica, la sua energia ,gli effetti speciali
ci ha travolti come un fiume in piena, investiti e riempiti di buona e sana energia!!!
Ed oggi, IO PENSO POSITIVO!!!
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.Ok
DB
Cara Filippa,
questo post mi fa venire in mente il titolo di un saggio che nessuno ha ancora scritto:”Gli eterni jovanotti o del pensar positivo”.
E inoltre mi chiedo se l’ottimismo in pillole continui ad essere merce ancora vendibile.
Tuo,
DB
Alessia
Grande Filippa!! Io devo aspettare il concerto del 13 luglio a Padova…non vedo l’ora di pensare positivo, ballare e cantare con Lorenzo!! Ma le maschere le hai trovate lì?? Troppo simpatiche!!
naty
Difficile pensare positivo,ma quando all’orizzonte si profila “una luce”
di positività…”Carpe Diem”,certamente mi sbaglio…ma questa è un idea,
Fili ,tu ci dai sempre degli ottimi segnali,quindi ora, un ” Caldo” saluto a tutte /i
naty
Nina
…tu e Jovanottti…un’esplosione di ottimismo!
Rimango basita da fatto che sia andata alla stadio in bici: a) che ci sia arrivata sana e salva b) che tu l’abbia ritrovata, intatta, all’uscita….e poi dite che Milano è pericolosa..ma vaaaa 🙂
PuroNanoVergine
Secondo me Mr.D e Lorenzo fisicamente si somigliano.
Se devo scegliere una sua canzone direi questa:
http://www.youtube.com/watch?v=Xu8wrhdigbM
il finale ha una parte di sola musica che mi ricorda un brano
francese ricantato da Battiato (La canzone dei vecchi amanti)
http://www.youtube.com/watch?v=p8iN260Z-SE
DB
Dai commenti ricavo che Jovanotti ancora spande in lungo e in largo il suo ‘pensar positivo’ e lo fa da almeno quindici anni. A quanto pare, nulla è mutato per la tribù che -beata e danzante- da tanti anni lo accompagna. Ne sono contento perché anche a me Jovanotti è molto simpatico.
Dico che il ‘pensiero positivo’ ha almeno quindici anni perché ne ho un ricordo personale che risale agli anni in cui la stazione ferroviaria di Napoli non si era ancora trasformata in un centro commerciale con grandi vetrine luccicanti, prestigiosi marchi e gli inevitabili vigilantes, custodi inflessibili del sancta sanctorum della modernità. Era ancora la stazione ferroviaria di una grande città e quindi -assieme alle vie e ai vicoli adiacenti- il luogo di raduno di un’umanità errante e dolente, di traffici di ogni tipo, di pericoli, di miserie ma anche di scoperte e sorprese. Oggi non è più così o lo è molto meno.
Come tante altre volte, mi avviavo a prendere l’eurostar delle 7,20 per Roma. Abbasc’ ‘a Ferrovia: suonava un po’ cupo il nostro modo di indicare la Stazione Centrale. In effetti, per chi veniva dai quartieri residenziali quel luogo era un avamposto, una frontiera, una porta d’oriente. O, almeno, una città diversa con abitanti diversi.
Avevo preso un caffè e avevo appena acceso una sigaretta, quando vidi due occhi grigi e vivaci scrutarmi da un cumulo di vecchie coperte, buttate lì per terra, a sinistra di uno degli ingressi. Un braccio si sporse verso di me e poi si piegò verso la faccia barbuta e sudicia che conteneva gli occhi grigi. Il braccio e la mano mimavano il gesto di portare una sigaretta alla bocca. Mi fermai, presi il pacchetto, tirai fuori una sigaretta e la avvicinai alla mano che era insozzata più della faccia. Quel cumulo di coperte ebbe un sussulto e assunse la forma di un uomo seduto per terra, di età a fatica definibile (quaranta, cinquanta ?), coi capelli lunghi e scomposti, una barba ispida e rossiccia. “Ehi, amico, fratello, capo….” poche esclamazioni di ringraziamento pronunciate con accento straniero. Mentre accendeva la sigaretta gli chiesi da dove veniva. Veniva da Zelica in Bosnia, era in Italia da due anni e si chiamava Haris. Intanto, gli occhi grigi e mobili continuavano a scrutarmi. In quegli occhi c’era un sorriso ironico e al tempo stesso rassicurante. Io, vestito in giacca e cravatta, con un’aria così normale, dovevo sembragli indifeso di fronte all’assoluta ‘nudità’ della sua condizione. Pensai di dargli il pacchetto che conteneva ancora sei o sette sigarette. Forse lo feci perché poco distante c’erano altri cumuli di coperte con dentro altri uomini ‘senza fissa dimora’, secondo la definizione burocratica. O forse lo feci per non sembragli smarrito e riconquistare il mio ruolo di persona normale, normalmente abbigliata, non ridotta alla sua stessa condizione di assoluta nudità di fronte alla vita. Rigirando il pacchetto di sigarette tra le mani, Haris canticchiò: “Io penso positivo perché son vivo, io penso positivo perché son vivo….”. Intanto, i suoi occhi grigi trasformavano il sorriso ironico in amaro sarcasmo.
In treno pensai agli accidenti, agli intrighi della sorte, ai rovesci che avevano condotto Haris fino a quella condizione e a quel luogo estremo e insieme accogliente. Proprio là, abbasc’ ‘a Ferrovia. Forse la sua sorte aveva una radice negli sconvolgimenti della guerra e nei grandi rovesci della storia ? Oppure aveva radice in dissipazioni, fughe e rovesci individuali ? Velocemente conclusi che avevo indizi troppo scarsi per immaginare una trama qualsiasi.
Però, subito dopo, mi riaffiorò nella testa il proverbio -capovolto e folgorante- di Marcello Marchesi: “Ogni rovescio ha la sua medaglia”.
Non erano forse l’ironia, l’amarezza e il sarcasmo di Haris la medaglia dei suoi rovesci ?
DB
Filippa
ciao!
Che ricordo intenso, grazie per la condivisione!
Lorenzo è la persona più carica di energia positiva che io abbia mai incontrato. Riesce a connettersi e a trasmettere il suo pensiero positivo a tanta, tanta gente… unico davvero. Poi IO ho citato quel brano, l’ultima della serata, ma ovv è pieno di testi, suoni, canzoni… e di sorrisi, che viaggiano e si moltiplicano tra le persone che vengono in contatto con lui.
Mi piace assai.
🙂 f.
DB
Grazie a te per l’ospitalità !
Ricordi -intensi o meno- ce ne sono un po’ e il tuo blog ne fa riemergere qualcuno che sembrava sepolto.
Jovanotti piace anche a me. Non seguo molto il genere, ma so anch’io che di pezzi belli ne ha fatti non pochi. C’era una canzone molto carina, una specie di rap sentimentale. Diceva: ” Affacciati alla finestra amore mio…”. Ma è di molti anni fa e non ricordo il titolo.
Buonanotte !
DB
Letizia
@DB: “Serenata rap”.
DB
Per la serie ‘Gli inganni della memoria’: ricordavo che ‘Affacciati alla finestra….’ fosse l’inizio di un ritornello molto più lungo. Invece finisce lì e tutto il resto è……rap.
Grazie, comunque !
DB
Gloria
oggi così: io penso positivo perché son vivo, perché son vivo….
…questa è l’energia di cui abbiamo bisogno!produciamo positività!! almeno proviamoci, un giorno ciascuno facciamola circolare 😉
Kiss,
Gloria
laura
la mia canzone preferita del grande Lorenzo è sempre quella dei miei 18 anni… chissà se stai dormendo… semplicemente stupenda
amo Lorenzo, energia pura e voglia di vivere!!!!
lo amooooo
kiss
Melania
Lorenzo negli stadio,
aspettavo il giorno post concerto semplicemente per dire,
che Lorenzo è impareggiabile con la sua musica,
i suoi testi, la sua carica, la sua energia ,gli effetti speciali
ci ha travolti come un fiume in piena, investiti e riempiti di buona e sana energia!!!
Ed oggi, IO PENSO POSITIVO!!!
Se potete andate a vederlo,
è fantasmagorico…
Melania.