Transparenza. Una parola chiave per me. Pulito, limpido, chiaro, semplice. Vorrei una mente, un corpo, gli occhi, le idee… trasparenti, senza seconde agende o torbidi intrecci.
Certo che sei brava come pubblicitaria. Non potevi trovare ambiente migliore per quegli occhiali.
E anche il testo sulla ‘trasparenza’ è efficace. Sempre per gli occhiali.
Invece, tra gli esseri umani la trasparenza (ovvero la mancanza di secondi fini, il rifiuto di ogni ambiguità etc.etc.) è merce rara. E’ faticoso trovarne e -quando finalmente si trova- rischia di risultare un po’ noiosa. Qualche volta può essere più divertente vivere aspettandosi il peggio da chiunque……
Infatti, voi napoletani siete molto più divertenti di noi svedesi.
Qui regna “la noia”: la chiarezza, i messaggi diretti a volte troppo diretti… chi non segue le regole viene emarginato.
Andiamo per una via di mezzo, l’Olanda? 🙂
f.
Gli olandesi ? Mamma mia…ne conosco qualcuno….No, credo si debba scendere moto più giù.
I requisiti necessari ad un individuo per vita di relazione con angoli in ombra e (poche) zone in piena luce, con molti detti e contraddetti, sono due: essere latino e cattolico in un ambiente latino e cattolico.
Qui si vive, nello stesso tempo, di impeti e astuzie, di passione e calcolo.
Il cattolicesimo, tra gli altri, ci ha fatto doni preziosi: il senso del peccato, dell’espiazione e della misericordia. In pratica, si può fare di tutto e si può assistere a tutto purché sui tanti fatti e misfatti si stenda -dopo- il velo del pentimento e del perdono.
In questo contesto così in chiaroscuro, la ‘trasparenza’ -quando finalmente si afferma- diventa una conquista e qualche volta un gesto eversivo dell’ordine costitituito.
Trasparente? Pulita? Limpida? Chiara? Semplice? Praticamente è il tuo ritratto!
Bellissimo posto per uno shooting!
Senza contare che l’ultima foto meriterebbe un premio! 🙂
Senza “artifizi” esterni e mentali …queste sono le persone “trasparenti ” per me è tu di sicuro sei così …la pìù gran e conquista é esserlo principalmente verso se stessi “sapersi ” leggere dentro in maniera profonda e senza timore di quel che si scopre ..ovvio che un paio di occhiali così aiutano !
io ti ammiro anche per questa tua trasparenza. la semplicità è un lusso che pochi hanno e quando la si incontra si tira un sospiro di sollievo. buona pasquetta a te e famiglia filippa ,luciana
Le persone come te …sono da iscrivere al WWF Woman…davvero davvero !!!poiché
lo penso da sempre, che ho in te, conosciuto una persona trasparente e (muy linda) limpida come l’acqua che vidi ai caraibi,besos,naty
Spesso i napoletani hanno desiderio di rappresentarsi, di mettere sotto gi occhi del mondo la loro vita, talvolta sin negli aspetti più segreti. Questo può provocare reazioni opposte, di fastidio o di simpatia, in chi raccolga i loro racconti. Di sicuro, questo desiderio genera un dubbio: è una rappresentazione autentica, è tutta verità, è –come si dice oggi- un outing spontaneo ? Oppure c’è una dose di invenzione, di artificio, di teatro ? E’ impossibile risolvere il dubbio e, per quanto mi riguarda, ci rinuncio in partenza.
Qualche giorno fa, a Napoli, ho preso la metropolitana. Non quella nuova dalle strepitose stazioni d’architettura e arte contemporanea, il ‘museo obbligatorio’ di cui qualcuno parla, ma quella antica che sta qui da oltre cent’anni. Più che altro, è un passante ferroviario che serve anche al transito dei treni che vanno su e giù da Salerno a Caserta. A causa della coabitazione i treni metropolitani sono soggetti a ritardi. E’ una cosa antica, ma i napoletani fanno finta di ignorarlo e quando c’è un ritardo se la prendono con tutti e con tutto. Arrivo che c’è già molta gente in attesa e già parecchio incazzata. Un uomo della mia età mi sta affianco e mi scruta da capo a piedi. Sono vestito di scuro in giacca e cravatta con l’immancabile borsa gonfia di carte. Forse basta questo per far credere all’uomo che valga la pena lasciarsi andare ad uno sfogo, che la sua lamentazione possa trovare un orecchio attento. E attacca: “Nun ce sta niente ‘a fa’: simm’ semp’ scumbinat’ (disorganizzati)”. Io annuisco, sospiro e così incoraggio lo sfogo: “Quann’ero guaglione me ne vulevo parti’ ma ce stev’ mammà e pe’ nun ‘a lascia’ sola….”. Insomma, era rimasto prigioniero dei buoni sentimenti e da figlio unico non se l’era sentita di lasciare la mamma vedova: è un grande classico dell’emigrazione, quella realizzata e quella mancata. E’ vestito con la tuta blu dei dipendenti dell’acquedotto: un posto e una paga modesti, ma garantiti. In una città precaria abitata da precari non gli è andata tanto male. Dico qualcosa affinché vada avanti e lui non si fa pregare. Mi dice dei due figli: la più piccola è laureata in sociologia, si è trasferita a Londra e lavora all’università. Gli chiedo quale delle università londinesi e lui con un sussulto risponde:”Ma perché là quante ce ne stanno ?”.”Non importa, non importa…continui…”.Nel frattempo, mi faccio l’idea che o la ragazza è molto in gamba oppure chi sa che mestiere fa a Londra. Poi mi racconta del figlio più grande che ha due negozi di abbigliamento dalle parti di Piazza Carlo III, le cose vanno bene, ma il figlio si è sfasteriato lo stesso, non vuole più combattere tutte le mattine che alza le saracinesche etc.etc. Se ne vuole andare, si vuole trasferire a Rimini e a Rubronnìk. “Forse Dubrovnik, in Croazia ?” “Sì ‘e ppart’ ‘a Jugoslavia…., part’ streves’….” (Sì, da quelle parti, in posti lontani e stranieri..). Mi faccio l’idea che il ragazzo è stanco di fare le tarantelle e pagare tangenti : quella zona è a metà strada tra Sanità Vergini e Miracoli -tre quartieri stupendi ma barbarici- e il quartiere del Vasto altrettanto barbarico. Anzi, a Carlo III c’è il rischio di pagare doppio perché è zona di confine tra camorre diverse e in guerra tra loro. Oppure il ragazzo non paga, ma è integrato al sistema ed ha il compito di riciclare attraverso i negozi. E questo spiegherebbe l’audacia di un doppio trasferimento a Rimini e in Croazia: non è uno scherzo, servono quattrini appoggi e conoscenze. Intanto il treno sovraccarico di gente è arrivato. Mentre saliamo continua a dirmi dei progetti del figlio che lui non vuole ostacolare. Siamo quasi a Montesanto, l’uomo nella calca mi rimane accanto e mi parla di nuovo dei suoi rimpianti, dell’essere rimasto qui, nello scumbino, nel paradiso abitato da diavoli. Io sono arrivato, l’uomo capisce che sto per scendere e affretta la conclusione del racconto:” E chest’è: mammà è mort’o stess’ e io so’ rimast’ ccà”. Mi volto per salutarlo e leggo un sorriso sul volto asciutto e appena ingrigito. Un sorriso per il suggello autoironico del racconto? O un sorriso per la buona riuscita della sua recita di giornata? Non posso certo stabilirlo io e poi a che servirebbe ?
Ancora un bel racconto, grazie!
Ma perché la necessità di recitare, di inventare delle favole: per poter scappare dalla realtà e sognare un po’, per intrattenere (se stessi o la persona scelta come pubblico?) o cosa? E’ vero che un racconto “speziato” diventi sempre più interessante, ma fino ad un certo punto, no? Personalmente non amo molto i monologhi lunghissimi senza scambio di opinioni, ma si sa, sono del paese della noia, della trasparenza 🙂
f.
Orribile il fatto di sapere che in certi quartieri c’è l’obbligo di pagare il pizzo, di essere intrecciati con le mafie. Faccio proprio fatica a comprenderlo.
Non so davvero cosa pensare dell’attitudine dei miei concittadini a squadernare i fatti personali davanti al primo che passa.
La mia impressione è che i moventi siano molteplici e, tra questi, c’è che la vita qui fa più paura che altrove e che non ci sono reti di protezione sociale, se non quelle familiari e amicali. Il racconto di sé, forse, è un modo di socializzare l’intimità e la singolarità del vissuto compresi i problemi, le angosce e il senso di smarrimento.
Nella Cappella degli Argenti del Duomo ho visto gente confidare al busto di San Gennaro le proprie vicende familiari, tanto per sfogarsi o al massimo chiedere al santo un’illuminazione sul da farsi….
Circa la finzione, confesso che ancora adesso mi chiedo cosa sia la ‘verità’ e se possiamo essere sicuri che ce ne sia sempre una sola.
Ammetto di essere rimasto fermo a “Rashomon” che, in un certo senso, potrebbe essere un film napoletano, e invece è un film giapponese degli anni ’50, il capolavoro giovanile di Akiro Kurosawa che sicuramente conosci e ami.
E’ orribile che alcune importanti regioni di questo Paese siano -di fatto- nelle mani delle grandi organizzazioni criminali. E’ ancora più orribile che l’economia mafiosa si sia confusa a quella legale al punto che molte grandi imprese e molte carriere -anche nella vita pubblica e nelle istituzioni- abbiano alla radice il sostegno e la spinta di certo danaro e del potere che ne deriva. E tutto questo avviene da decenni, come se niente fosse.
Capisco che tu faccia fatica a comprendere, ma è così. Un giorno potresti scoprire che certe realtà ti sono vicine e che le sfiori quotidianamente.
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DB
Certo che sei brava come pubblicitaria. Non potevi trovare ambiente migliore per quegli occhiali.
E anche il testo sulla ‘trasparenza’ è efficace. Sempre per gli occhiali.
Invece, tra gli esseri umani la trasparenza (ovvero la mancanza di secondi fini, il rifiuto di ogni ambiguità etc.etc.) è merce rara. E’ faticoso trovarne e -quando finalmente si trova- rischia di risultare un po’ noiosa. Qualche volta può essere più divertente vivere aspettandosi il peggio da chiunque……
DB
Filippa
Infatti, voi napoletani siete molto più divertenti di noi svedesi.
Qui regna “la noia”: la chiarezza, i messaggi diretti a volte troppo diretti… chi non segue le regole viene emarginato.
Andiamo per una via di mezzo, l’Olanda? 🙂
f.
DB
Gli olandesi ? Mamma mia…ne conosco qualcuno….No, credo si debba scendere moto più giù.
I requisiti necessari ad un individuo per vita di relazione con angoli in ombra e (poche) zone in piena luce, con molti detti e contraddetti, sono due: essere latino e cattolico in un ambiente latino e cattolico.
Qui si vive, nello stesso tempo, di impeti e astuzie, di passione e calcolo.
Il cattolicesimo, tra gli altri, ci ha fatto doni preziosi: il senso del peccato, dell’espiazione e della misericordia. In pratica, si può fare di tutto e si può assistere a tutto purché sui tanti fatti e misfatti si stenda -dopo- il velo del pentimento e del perdono.
In questo contesto così in chiaroscuro, la ‘trasparenza’ -quando finalmente si afferma- diventa una conquista e qualche volta un gesto eversivo dell’ordine costitituito.
DB
Letizia
Trasparente? Pulita? Limpida? Chiara? Semplice? Praticamente è il tuo ritratto!
Bellissimo posto per uno shooting!
Senza contare che l’ultima foto meriterebbe un premio! 🙂
Mode in Italy
Amore e amicizie. Rapporti in generale. Trasparenti.
Pensieri e idee. Chiare.
Persino sogni e desideri. Semplici.
…quanto lo vorrei!!!
Claudia Oliveri
Senza “artifizi” esterni e mentali …queste sono le persone “trasparenti ” per me è tu di sicuro sei così …la pìù gran e conquista é esserlo principalmente verso se stessi “sapersi ” leggere dentro in maniera profonda e senza timore di quel che si scopre ..ovvio che un paio di occhiali così aiutano !
Ot la fontana é bellissima
Filippa
Potersi guardare allo specchio con chiarezza.
f.
PuroNanoVergine
L’ultima foto mi ricorda Groucho Marx (mancano solo i baffi).
lucy(lasognatrice)
io ti ammiro anche per questa tua trasparenza. la semplicità è un lusso che pochi hanno e quando la si incontra si tira un sospiro di sollievo. buona pasquetta a te e famiglia filippa ,luciana
naty
Le persone come te …sono da iscrivere al WWF Woman…davvero davvero !!!poiché
lo penso da sempre, che ho in te, conosciuto una persona trasparente e (muy linda) limpida come l’acqua che vidi ai caraibi,besos,naty
veraB'
Lo vorrei tanto anch’io, pulizia…
@DB: quante verità che scrivi sempre !
Bello questo luogo, bellissima e sempre ben integrata Tu 😉
Baci grandi a tutti
veraB’
DB
Spesso i napoletani hanno desiderio di rappresentarsi, di mettere sotto gi occhi del mondo la loro vita, talvolta sin negli aspetti più segreti. Questo può provocare reazioni opposte, di fastidio o di simpatia, in chi raccolga i loro racconti. Di sicuro, questo desiderio genera un dubbio: è una rappresentazione autentica, è tutta verità, è –come si dice oggi- un outing spontaneo ? Oppure c’è una dose di invenzione, di artificio, di teatro ? E’ impossibile risolvere il dubbio e, per quanto mi riguarda, ci rinuncio in partenza.
Qualche giorno fa, a Napoli, ho preso la metropolitana. Non quella nuova dalle strepitose stazioni d’architettura e arte contemporanea, il ‘museo obbligatorio’ di cui qualcuno parla, ma quella antica che sta qui da oltre cent’anni. Più che altro, è un passante ferroviario che serve anche al transito dei treni che vanno su e giù da Salerno a Caserta. A causa della coabitazione i treni metropolitani sono soggetti a ritardi. E’ una cosa antica, ma i napoletani fanno finta di ignorarlo e quando c’è un ritardo se la prendono con tutti e con tutto. Arrivo che c’è già molta gente in attesa e già parecchio incazzata. Un uomo della mia età mi sta affianco e mi scruta da capo a piedi. Sono vestito di scuro in giacca e cravatta con l’immancabile borsa gonfia di carte. Forse basta questo per far credere all’uomo che valga la pena lasciarsi andare ad uno sfogo, che la sua lamentazione possa trovare un orecchio attento. E attacca: “Nun ce sta niente ‘a fa’: simm’ semp’ scumbinat’ (disorganizzati)”. Io annuisco, sospiro e così incoraggio lo sfogo: “Quann’ero guaglione me ne vulevo parti’ ma ce stev’ mammà e pe’ nun ‘a lascia’ sola….”. Insomma, era rimasto prigioniero dei buoni sentimenti e da figlio unico non se l’era sentita di lasciare la mamma vedova: è un grande classico dell’emigrazione, quella realizzata e quella mancata. E’ vestito con la tuta blu dei dipendenti dell’acquedotto: un posto e una paga modesti, ma garantiti. In una città precaria abitata da precari non gli è andata tanto male. Dico qualcosa affinché vada avanti e lui non si fa pregare. Mi dice dei due figli: la più piccola è laureata in sociologia, si è trasferita a Londra e lavora all’università. Gli chiedo quale delle università londinesi e lui con un sussulto risponde:”Ma perché là quante ce ne stanno ?”.”Non importa, non importa…continui…”.Nel frattempo, mi faccio l’idea che o la ragazza è molto in gamba oppure chi sa che mestiere fa a Londra. Poi mi racconta del figlio più grande che ha due negozi di abbigliamento dalle parti di Piazza Carlo III, le cose vanno bene, ma il figlio si è sfasteriato lo stesso, non vuole più combattere tutte le mattine che alza le saracinesche etc.etc. Se ne vuole andare, si vuole trasferire a Rimini e a Rubronnìk. “Forse Dubrovnik, in Croazia ?” “Sì ‘e ppart’ ‘a Jugoslavia…., part’ streves’….” (Sì, da quelle parti, in posti lontani e stranieri..). Mi faccio l’idea che il ragazzo è stanco di fare le tarantelle e pagare tangenti : quella zona è a metà strada tra Sanità Vergini e Miracoli -tre quartieri stupendi ma barbarici- e il quartiere del Vasto altrettanto barbarico. Anzi, a Carlo III c’è il rischio di pagare doppio perché è zona di confine tra camorre diverse e in guerra tra loro. Oppure il ragazzo non paga, ma è integrato al sistema ed ha il compito di riciclare attraverso i negozi. E questo spiegherebbe l’audacia di un doppio trasferimento a Rimini e in Croazia: non è uno scherzo, servono quattrini appoggi e conoscenze. Intanto il treno sovraccarico di gente è arrivato. Mentre saliamo continua a dirmi dei progetti del figlio che lui non vuole ostacolare. Siamo quasi a Montesanto, l’uomo nella calca mi rimane accanto e mi parla di nuovo dei suoi rimpianti, dell’essere rimasto qui, nello scumbino, nel paradiso abitato da diavoli. Io sono arrivato, l’uomo capisce che sto per scendere e affretta la conclusione del racconto:” E chest’è: mammà è mort’o stess’ e io so’ rimast’ ccà”. Mi volto per salutarlo e leggo un sorriso sul volto asciutto e appena ingrigito. Un sorriso per il suggello autoironico del racconto? O un sorriso per la buona riuscita della sua recita di giornata? Non posso certo stabilirlo io e poi a che servirebbe ?
DB
Filippa
Ancora un bel racconto, grazie!
Ma perché la necessità di recitare, di inventare delle favole: per poter scappare dalla realtà e sognare un po’, per intrattenere (se stessi o la persona scelta come pubblico?) o cosa? E’ vero che un racconto “speziato” diventi sempre più interessante, ma fino ad un certo punto, no? Personalmente non amo molto i monologhi lunghissimi senza scambio di opinioni, ma si sa, sono del paese della noia, della trasparenza 🙂
f.
Orribile il fatto di sapere che in certi quartieri c’è l’obbligo di pagare il pizzo, di essere intrecciati con le mafie. Faccio proprio fatica a comprenderlo.
DB
Non so davvero cosa pensare dell’attitudine dei miei concittadini a squadernare i fatti personali davanti al primo che passa.
La mia impressione è che i moventi siano molteplici e, tra questi, c’è che la vita qui fa più paura che altrove e che non ci sono reti di protezione sociale, se non quelle familiari e amicali. Il racconto di sé, forse, è un modo di socializzare l’intimità e la singolarità del vissuto compresi i problemi, le angosce e il senso di smarrimento.
Nella Cappella degli Argenti del Duomo ho visto gente confidare al busto di San Gennaro le proprie vicende familiari, tanto per sfogarsi o al massimo chiedere al santo un’illuminazione sul da farsi….
Circa la finzione, confesso che ancora adesso mi chiedo cosa sia la ‘verità’ e se possiamo essere sicuri che ce ne sia sempre una sola.
Ammetto di essere rimasto fermo a “Rashomon” che, in un certo senso, potrebbe essere un film napoletano, e invece è un film giapponese degli anni ’50, il capolavoro giovanile di Akiro Kurosawa che sicuramente conosci e ami.
E’ orribile che alcune importanti regioni di questo Paese siano -di fatto- nelle mani delle grandi organizzazioni criminali. E’ ancora più orribile che l’economia mafiosa si sia confusa a quella legale al punto che molte grandi imprese e molte carriere -anche nella vita pubblica e nelle istituzioni- abbiano alla radice il sostegno e la spinta di certo danaro e del potere che ne deriva. E tutto questo avviene da decenni, come se niente fosse.
Capisco che tu faccia fatica a comprendere, ma è così. Un giorno potresti scoprire che certe realtà ti sono vicine e che le sfiori quotidianamente.
DB
manupia
sei una donna piena di talento!
“trasparenza” è quello che più desidero dalle persone vicino a me!
buona giornata Planet! 🙂
manupia