Beh, neanche dalle mie parti si scherza 🙁 … E così sto riscaldando le zampette perché stasera… io pedalo, e voi?! 😉
Buon weekend anche a te/voi!
Smack!
So, nelle grandi linee, cosa è un fotografo. So meno cosa è un artista (il termine è troppo vago). So ancora meno cosa è un VIP o una VIP (definizione genericissima). Ma non so per niente cosa è un influercer, a cosa serve e chi gli dà retta.
Mi farebbe tanto piacere essere edotto. Magari mi sto perdendo una cosa importante….
Lasciando stare Vips e artisti… che più o meno conosciamo dai. Affrontiamo invece gli influencers che sono persone, spesso non note al grande pubblico, ma che hanno un grande seguito nei social network grazie ad uno stile o un modo di esprimersi attraverso foto e/o blog. Il loro “potere” è così forte di riuscire a influenzare il pubblico su cosa va di moda, cosa comprare, ascoltare, leggere…eh, no, leggere magari no… 🙂 comunque invece di pubblicizzare un prodotto attraverso i canali classici, si chiede la collaborazione di influencers che riescono ad indirizzare un specifico pubblico all’acquisto. Sono stata spiegata? 😉
Dai, ora sfogati con gli insulti! 🙂 🙂 🙂
cordialmente,
Lumberjack
@Filippa: ecco Filippa, sul tenore della tua spiegazione, ti porgo questa domanda: oltre a conduttrice tv, per esempio, pensi che anche tu sei un’influencer?
Cara Filippa,
fino ad alcuni anni fa gli individui e le masse cercavano un consigliere, un pigmalione, un’eminenza grigia, un cicerone, una guida morale, un padre spirituale, un maestro di vita, un modello ispiratore, un riferimento culturale. Insomma, i singoli e le comunità tendevano ad un Virgilio che li tirasse fuori dalla selva oscura e gli fornisse istruzioni, le più varie, per l’uso della vita. Anzi, ne cercavano più d’uno di questi fari nella nebbia ed erano ansiosi di riconoscerne la luce e saggiarne il valore e l’esperienza del mondo. Se gli diceva bene, individui e masse ‘svortavano’. Se gli diceva male, si lasciavano rincoglionire da un persuasore -palese o occulto- e finivano per ritrovarsi un qualche Rasputin sul comodino.
Adesso –tu lo dici e io ci credo- individui e masse non guardano avanti e in alto, ma di lato perché hanno la testa stabilmente rivolta alla porta accanto e chiedono alla mitica signora (o signore) un interminabile consiglio per gli acquisti. Acquisti di ogni tipo: dalle creme per il viso, ai tatuaggi, al SUV, ai film, al telefonino, al mercato dei buoni sentimenti. La signora si affaccia da uno schermo (di computer e di TV) e con l’esempio suggerisce, orienta, influenza. La signora può influenzare perché è come chi li guarda, solo un po’ di più in tutto: più bella, più ‘avanti’, più nota. Appare in uno schermo e pertanto un posto in società se l’è conquistato. Per dirla in breve: è sicuro che esiste. E quindi comprare quello che dice la signora della porta accanto significa somigliarle ed ‘esistere’, ciascuno a suo modo e per quello che può. Lasciarsi influenzare, dunque, per affluire verso stili e consumi sempre nuovi, verso un ‘politicamente corretto’ levigato e poco impegnativo, verso un conformismo gratificante e rassicurante.
Le cose stanno esattamente come tu dici e io non me ne stupisco, anzi, ti confesso che lo sospetto da molto tempo. Sono nato e cresciuto in un epoca in cui c’era da decidere a quale campo si volesse appartenere: quello della società liberale, del capitalismo e dei consumi di massa oppure quello della società pianificata, del socialismo e di un ‘tutti uguali’ severo e austero. Si diceva che nel primo caso il sistema fosse basato sulla libertà di ‘scegliere’, ma si obiettava che quella fosse una libertà solo formale e che la libertà vera gli individui e le masse dovessero raggiungerla in altro modo. Per parte mia, ho sempre pensato che la ‘libertà da supermercato’ fosse illusoria nella sostanza e anche nella forma. Ora tu confermi gli antichi sospetti: la libertà nel supermercato non c’è, non può esserci. Tutte le ‘libere scelte’ degli individui e delle masse, ma proprio tutte le scelte, sono orientate e influenzate con tecniche sofisticate. E alle conferme aggiungi la notizia che è nato un nuovo mestiere: la signora (o il signore)della porta accanto.
Ti sembrano insulti questi ? Prendo semplicemente atto e senza sorpresa.
E poi, come potrei insultare la mia ‘signora della porta accanto’ preferita ?
I miei migliori ossequi,
DB
Ciao!
Io ho “il dono” della sintesi, tu hai spiegato molto bene il fenomeno. Ma c’è di più, con i nostri click, like e status update, pagine viste e cercate, il produttore sa già già PRIMA di te, quello che vorremo comprare nel prossimo futuro.
Siamo…fritti.
Buona giornata! 🙂
f.
Gentile Lady Synthesis,
è vero: le aziende fanno il mestiere di spiarci e orientarci. Non è affatto carino, ma almeno ha un chiaro senso pratico.
A questo punto la domanda è: se le aziende, i pubblicitari e gli influencer fanno il loro mestiere, noi che mestiere facciamo ?
La mia impressione è che molti di noi esibiscono volentieri la libido consumistica e sono felici di venire in contatto e di ascendere all’empireo dei grandi marchi.
Se un giorno le aziende trovassero il modo di fare la lettura del pensiero del consumatore rimarrebbero deluse, secondo me. Scoprirebbero che catalogo e listino prezzi in certe teste sono già presenti. E certe volte ci sono solo quelli.
Caro Moreno,
intanto come va ? Spero un pochino meglio, spero….
Sto in giro per l’Italia e l’audio del portatile non so che guaio improvviso abbia passato. Non riesco a sentire il testo del film che non conoscevo.
Però, occhio e croce, mi sembra un film degli anni ’80, un’epoca in cui ancora c’era un’attività critica culminata, ad esempio, con il vasto movimento d’opinione detto ‘no logo’. Mi sa che ora questa attività si è molto ammosciata…..
Va così così, paradossalmente alcune giornate sono più dure
ora rispetto a quelle vissute un mese fa.
Il film dovrebbe essere anni 80 (sinceramente non ricordavo
il movimento No Logo)
.
Sull’ammosciamento spero di no (mi sembra che la crisi
che stiamo vivendo abbia un minimo risvegliato i cervelli,
che almeno in parte si stia tornando a dare la giusta
importanza alle cose essenziali della vita, non per
rinunciare snobisticamente al superfluo, ma per sapergli
dare il giusto peso, non eccessivo, che deve avere).
Ciao
Moreno
13 giugno 2014 at 18:54
Filippa
@PNV
wow, quel RVM è potente, l’autore e regista è per caso il nostro DB? (scheeerzo)
f
13 giugno 2014 at 19:08
Letizia
Io il ‘movimento’ No Logo lo ricordavo in tempi molto più recenti (quando era uscito il libro di Naomi Klein)… http://it.wikipedia.org/wiki/No_logo
@Filippa
Il regista è John Carpenter (ma DB deve aver collaborato alla sceneggiatura ;-))
@Letizia
Grazie Letizia, un abbraccio anche a te (No Logo ora lo ricordo, riferito alla Klein:
non mi torna però il riferimento di DB agli anno ’80: mi sembrava
un movimento più recente).
13 giugno 2014 at 19:45
Laura C
@DB: BRAVO.
@Filippa: ti rispondo io: sei una meravigliosa influencer di stile e filosofia di vita, e io sono solo contenta di averti incontrata qui. Un beso.
x Letizia
Il libro della Klein è arrivato dopo, certamente. Io parlavo di un pensiero critico che si è sviluppato per lungo tempo, mano a mano che la società capitalistica si trasformava in società post-industriale e dei consumi. Se vogliamo, è uno dei grandi leit-motiv culturali e politici del secondo novecento ed è facile vederne la robusta radice marxiana (il ‘feticismo delle merci’ è un concetto tuttora fondamentale). Il leit-motiv diviene assai udibile nei mitici anni ’60 e risuona in molti echi fino ad anni recenti. Il film proposto da Moreno (per me una scoperta) si colloca -direi significativamente- in questo lungo processo. Tra gli echi recenti troviamo anche il movimento ‘no logo’ -e relativo libro- che tuttavia segna, a mio parere, anche l’esaurimento della ‘spinta’ o il suo rallentamento. Quasi quasi, la Klein ottiene un’eterogenesi dei fini. Cerco di spiegarmi. Una scrive un libro per parlare dei marchi industriali, dei prodotti di successo planetario e delle tecniche usate dalle aziende per creare nuovi bisogni, stabilire un’egemonia commerciale etc.etc. Nel fare questo, però, la Klein crea pure lei un prodotto d’autore (il libro) e un nuovo logo planetario (“No logo”). Io credo che, consapevole o meno, la Klein abbia solo fornito alla logica dei grandi marchi una sorta di antidoto contro l’assuefazione: le masse avranno i marchi e la critica dei marchi che diventa marchio essa stessa.
In sostanza, io credo che il pensiero critico sui marchi di successo doveva continuare a svilupparsi in modalità meno addomesticabili e quindi diventare pensiero e azione politica. Dopo la Klein mi sembra che la critica sia finita a tarallucci e vino e che il trionfo dei marchi sia stato ancora più assoluto.
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Letizia
I tuoi jeeeeans! Adorooo!
Filippa
La nostra cara amica Stella McCartney. 🙂 baci.f
Mode in Italy
Anch’io!!
Laura C
Invece a me piace tanto il tappetto! Che bello che è!
Buon weekend a tutti… domani giornata in campagna! Un beso!
Letizia
Io invece il tappeto non lo commento più, rischierei di essere ripetitiva dicendo sempre che è strepitosamente stupendo! Vero, Fili?! 😉
Filippa
Hehe, sì il tappeto è un capolavoro (secondo me e qualcun’altra qui sul Planet…heheh)
Buon weekend da una Milano bollente!
🙂 f.
Letizia
Beh, neanche dalle mie parti si scherza 🙁 … E così sto riscaldando le zampette perché stasera… io pedalo, e voi?! 😉
Buon weekend anche a te/voi!
Smack!
veraB'
Anche per me pollice SuperSu per i jeans,
veraB'
Uffa ho problemi, mi si continuano ad interrompere i commenti !
Bello il giro di colori tra scarpe e tappeto,
DB
So, nelle grandi linee, cosa è un fotografo. So meno cosa è un artista (il termine è troppo vago). So ancora meno cosa è un VIP o una VIP (definizione genericissima). Ma non so per niente cosa è un influercer, a cosa serve e chi gli dà retta.
Mi farebbe tanto piacere essere edotto. Magari mi sto perdendo una cosa importante….
Tante cordialità a tutti !
DB
Filippa
Heheh, non aspettavo altro…
Lasciando stare Vips e artisti… che più o meno conosciamo dai. Affrontiamo invece gli influencers che sono persone, spesso non note al grande pubblico, ma che hanno un grande seguito nei social network grazie ad uno stile o un modo di esprimersi attraverso foto e/o blog. Il loro “potere” è così forte di riuscire a influenzare il pubblico su cosa va di moda, cosa comprare, ascoltare, leggere…eh, no, leggere magari no… 🙂 comunque invece di pubblicizzare un prodotto attraverso i canali classici, si chiede la collaborazione di influencers che riescono ad indirizzare un specifico pubblico all’acquisto. Sono stata spiegata? 😉
Dai, ora sfogati con gli insulti! 🙂 🙂 🙂
cordialmente,
Lumberjack
Laura C
@Filippa: ecco Filippa, sul tenore della tua spiegazione, ti porgo questa domanda: oltre a conduttrice tv, per esempio, pensi che anche tu sei un’influencer?
DB
Cara Filippa,
fino ad alcuni anni fa gli individui e le masse cercavano un consigliere, un pigmalione, un’eminenza grigia, un cicerone, una guida morale, un padre spirituale, un maestro di vita, un modello ispiratore, un riferimento culturale. Insomma, i singoli e le comunità tendevano ad un Virgilio che li tirasse fuori dalla selva oscura e gli fornisse istruzioni, le più varie, per l’uso della vita. Anzi, ne cercavano più d’uno di questi fari nella nebbia ed erano ansiosi di riconoscerne la luce e saggiarne il valore e l’esperienza del mondo. Se gli diceva bene, individui e masse ‘svortavano’. Se gli diceva male, si lasciavano rincoglionire da un persuasore -palese o occulto- e finivano per ritrovarsi un qualche Rasputin sul comodino.
Adesso –tu lo dici e io ci credo- individui e masse non guardano avanti e in alto, ma di lato perché hanno la testa stabilmente rivolta alla porta accanto e chiedono alla mitica signora (o signore) un interminabile consiglio per gli acquisti. Acquisti di ogni tipo: dalle creme per il viso, ai tatuaggi, al SUV, ai film, al telefonino, al mercato dei buoni sentimenti. La signora si affaccia da uno schermo (di computer e di TV) e con l’esempio suggerisce, orienta, influenza. La signora può influenzare perché è come chi li guarda, solo un po’ di più in tutto: più bella, più ‘avanti’, più nota. Appare in uno schermo e pertanto un posto in società se l’è conquistato. Per dirla in breve: è sicuro che esiste. E quindi comprare quello che dice la signora della porta accanto significa somigliarle ed ‘esistere’, ciascuno a suo modo e per quello che può. Lasciarsi influenzare, dunque, per affluire verso stili e consumi sempre nuovi, verso un ‘politicamente corretto’ levigato e poco impegnativo, verso un conformismo gratificante e rassicurante.
Le cose stanno esattamente come tu dici e io non me ne stupisco, anzi, ti confesso che lo sospetto da molto tempo. Sono nato e cresciuto in un epoca in cui c’era da decidere a quale campo si volesse appartenere: quello della società liberale, del capitalismo e dei consumi di massa oppure quello della società pianificata, del socialismo e di un ‘tutti uguali’ severo e austero. Si diceva che nel primo caso il sistema fosse basato sulla libertà di ‘scegliere’, ma si obiettava che quella fosse una libertà solo formale e che la libertà vera gli individui e le masse dovessero raggiungerla in altro modo. Per parte mia, ho sempre pensato che la ‘libertà da supermercato’ fosse illusoria nella sostanza e anche nella forma. Ora tu confermi gli antichi sospetti: la libertà nel supermercato non c’è, non può esserci. Tutte le ‘libere scelte’ degli individui e delle masse, ma proprio tutte le scelte, sono orientate e influenzate con tecniche sofisticate. E alle conferme aggiungi la notizia che è nato un nuovo mestiere: la signora (o il signore)della porta accanto.
Ti sembrano insulti questi ? Prendo semplicemente atto e senza sorpresa.
E poi, come potrei insultare la mia ‘signora della porta accanto’ preferita ?
I miei migliori ossequi,
DB
Filippa
Ciao!
Io ho “il dono” della sintesi, tu hai spiegato molto bene il fenomeno. Ma c’è di più, con i nostri click, like e status update, pagine viste e cercate, il produttore sa già già PRIMA di te, quello che vorremo comprare nel prossimo futuro.
Siamo…fritti.
Buona giornata! 🙂
f.
DB
Gentile Lady Synthesis,
è vero: le aziende fanno il mestiere di spiarci e orientarci. Non è affatto carino, ma almeno ha un chiaro senso pratico.
A questo punto la domanda è: se le aziende, i pubblicitari e gli influencer fanno il loro mestiere, noi che mestiere facciamo ?
La mia impressione è che molti di noi esibiscono volentieri la libido consumistica e sono felici di venire in contatto e di ascendere all’empireo dei grandi marchi.
Se un giorno le aziende trovassero il modo di fare la lettura del pensiero del consumatore rimarrebbero deluse, secondo me. Scoprirebbero che catalogo e listino prezzi in certe teste sono già presenti. E certe volte ci sono solo quelli.
DB
PuroNanoMignon
DB,
leggendo il tuo commento mi è venuta in mente questa sequenza (di un film che non ho visto, fra l’altro).
https://www.youtube.com/watch?v=bNatqX92NUY&hd=1
DB
Caro Moreno,
intanto come va ? Spero un pochino meglio, spero….
Sto in giro per l’Italia e l’audio del portatile non so che guaio improvviso abbia passato. Non riesco a sentire il testo del film che non conoscevo.
Però, occhio e croce, mi sembra un film degli anni ’80, un’epoca in cui ancora c’era un’attività critica culminata, ad esempio, con il vasto movimento d’opinione detto ‘no logo’. Mi sa che ora questa attività si è molto ammosciata…..
Un caro saluto,
DB
PuroNanoVergine
Va così così, paradossalmente alcune giornate sono più dure
ora rispetto a quelle vissute un mese fa.
Il film dovrebbe essere anni 80 (sinceramente non ricordavo
il movimento No Logo)
.
Sull’ammosciamento spero di no (mi sembra che la crisi
che stiamo vivendo abbia un minimo risvegliato i cervelli,
che almeno in parte si stia tornando a dare la giusta
importanza alle cose essenziali della vita, non per
rinunciare snobisticamente al superfluo, ma per sapergli
dare il giusto peso, non eccessivo, che deve avere).
Ciao
Moreno
Filippa
@PNV
wow, quel RVM è potente, l’autore e regista è per caso il nostro DB? (scheeerzo)
f
Letizia
Io il ‘movimento’ No Logo lo ricordavo in tempi molto più recenti (quando era uscito il libro di Naomi Klein)… http://it.wikipedia.org/wiki/No_logo
Ciao PNV, un abbraccio!
PuroNanoVergine
@Filippa
Il regista è John Carpenter (ma DB deve aver collaborato alla sceneggiatura ;-))
@Letizia
Grazie Letizia, un abbraccio anche a te (No Logo ora lo ricordo, riferito alla Klein:
non mi torna però il riferimento di DB agli anno ’80: mi sembrava
un movimento più recente).
Laura C
@DB: BRAVO.
@Filippa: ti rispondo io: sei una meravigliosa influencer di stile e filosofia di vita, e io sono solo contenta di averti incontrata qui. Un beso.
Filippa
Grazie Laura! 🙂
DB
Grazie, ma ‘bravo’ in quale senso ?
DB
Laura C
@DB: Perché hai esposto benissimo quello che penso anch’io!
DB
Ti ringrazio e mi fa piacere !
DB
DB
x Letizia
Il libro della Klein è arrivato dopo, certamente. Io parlavo di un pensiero critico che si è sviluppato per lungo tempo, mano a mano che la società capitalistica si trasformava in società post-industriale e dei consumi. Se vogliamo, è uno dei grandi leit-motiv culturali e politici del secondo novecento ed è facile vederne la robusta radice marxiana (il ‘feticismo delle merci’ è un concetto tuttora fondamentale). Il leit-motiv diviene assai udibile nei mitici anni ’60 e risuona in molti echi fino ad anni recenti. Il film proposto da Moreno (per me una scoperta) si colloca -direi significativamente- in questo lungo processo. Tra gli echi recenti troviamo anche il movimento ‘no logo’ -e relativo libro- che tuttavia segna, a mio parere, anche l’esaurimento della ‘spinta’ o il suo rallentamento. Quasi quasi, la Klein ottiene un’eterogenesi dei fini. Cerco di spiegarmi. Una scrive un libro per parlare dei marchi industriali, dei prodotti di successo planetario e delle tecniche usate dalle aziende per creare nuovi bisogni, stabilire un’egemonia commerciale etc.etc. Nel fare questo, però, la Klein crea pure lei un prodotto d’autore (il libro) e un nuovo logo planetario (“No logo”). Io credo che, consapevole o meno, la Klein abbia solo fornito alla logica dei grandi marchi una sorta di antidoto contro l’assuefazione: le masse avranno i marchi e la critica dei marchi che diventa marchio essa stessa.
In sostanza, io credo che il pensiero critico sui marchi di successo doveva continuare a svilupparsi in modalità meno addomesticabili e quindi diventare pensiero e azione politica. Dopo la Klein mi sembra che la critica sia finita a tarallucci e vino e che il trionfo dei marchi sia stato ancora più assoluto.
Buon fine settimana a tutti !
DB