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Help me?

Ho bisogno di voi!

Sono stata invitata a partecipare ad un incontro, un workshop, in cui ci confrontiamo sulla presenza femminile nel settore della pubblicità, un tema molto attuale in questi giorni. Io parlerò della mia esperienza, 20 anni di lavoro nella pubblicità. Ci saranno altri relatori da diversi settori con presentazioni e discussioni sul tema. Io volevo sentire la vostra opinione, come vedete il futuro della pubblicità, quali sono le vostre perplessità, cosa non sopportate, come deve apparire (e come NON deve apparire) la donna secondo voi?

Sarei davvero felice e onorata sentirvi… in anonimato volendo, certo. Cliccate sul post per lasciare un commento. Vi aspetto, grazie di cuore! filippa



  • federica

    ciao Filippa, sono davvero contenta ti abbiano invitata perchè credo tu sia un bell'esempio di "buona pubblicità". io vorrei tanto che le pubblicità fossero si accattivanti etc. ma anche un minimo intelligenti, non mi va più di accendere la tv e vedere donne mezze nude che poi alla fine si scopre stare pubblicizzando un detersivo. Carisma, intelligenza e un bel sorriso vendono di più-io credo-.

    9 marzo 2011 at 11:23 Rispondi
  • Anonymous

    ciao Filippa, io sono completamente in accordo con quanto già detto da Federica. Ho notato una cosa, le donne nelle pubblicità per lo più o sono irraggiungibili in quanto a bellezza, donne super fatali a volte poco reali o sono delle mamme/nonne anche un pò anonime. Non trovate? buona giornata a tutte voi! laura

    9 marzo 2011 at 11:47 Rispondi
  • Domenico Baldari

    Cara Filippa,
    Le consiglio un bel libro: "Lorella Zanardo, Il corpo delle donne".
    Se non ha tempo (magari il workshop è domani), Le consiglio la lettura di qualcuno dei molti articoli pubblicati dai giornali, soprattutto in questi ultimi due o tre mesi, circa l'uso del corpo femminile nella pubblicità e nella televisione.
    Come sa, i giornali più attivi su questi temi sono Repubblica, Stampa, Unità, Corriere….
    Le firme più brillanti e autorevoli che ho visto impegnarsi sono -a mio parere- quelle di Natalia Aspesi, Nadia Urbinati, Miriam Mafai, Michela Marzano, Barbara Spinelli (per citarne solo alcune).
    Insomma, se vuole documentarsi, leggere, riflettere, raccogliere le idee, ha solo da dedicare un po' di tempo.

    Dal mio punto di vista, direi che andrebbe stabilito -in via preliminare- chi sono oggi, in Italia, i destinatari del messaggio pubblicitario (e del prodotto televisivo) basato sul corpo, sulla donna, sulla bellezza, sull'erotismo etc.etc.
    Se il destinatario è il maschio adulto credo che la pubblicità/televisione debba cambiare registro, drasticamente. Mi sembra di cogliere un senso di saturazione e quasi di disgusto per molte forme di pubblicità e di intrattenimento televisivo . Accomuno i due generi perché spesso sono indistinguibili e usano linguaggi molto simili.
    La donna, il corpo, il desiderio, l'erotismo, la bellezza, sono cosa assai diversa -nella realtà- dalla rappresentazione pubblicitaria. Parlo per me in quanto maschio adulto, ma credo di interpretare un sentimento che si va diffondendo.

    Concludo con una domanda: mi può dare qualche informazione sul workshop ? Chi partecipa, quali sono i temi più in dettaglio ?
    Con qualche informazione in più, magari trovo qualcosa di interessante da segnalare.

    DB

    9 marzo 2011 at 15:05 Rispondi
  • Anonymous

    ciao fil,
    io vorrei che la pubblicita' riflettesse la verita'. Basta con creme anticellulite pubblicizzate da ragazze magrissime!!!
    Lo so e' banale, ma sarebbe bello avere una pubblicita' che non ci prenda x il naso!!
    kisses sy

    9 marzo 2011 at 15:24 Rispondi
  • Alessandra

    Ciao Fil,
    sono d'accordo con Domenico. Anch'io conosco Lorella Zanardo e condivido pienamente quello che dice. Il suo lavoro nelle scuole, poi, è davvero di grande importanza. Ho visto su internet il suo intervento al Palasharp lo scorso 5 febbraio: http://www.youtube.com/watch?v=GRIM-37uWYQ&feature=related

    Consiglio anche l'intervista fatta da Corrado Augias nel suo programma "Le storie": http://www.youtube.com/watch?v=ZRQFbj6rOEc

    Un bacio, buona giornata!

    10 marzo 2011 at 11:44 Rispondi
  • Giulia

    Ciao Fil,
    oltre al Corpo delle Donne, ottimo documentario come già illustrato sopra, ti consiglierei di leggere il blog di Giovanna Cosenza http://giovannacosenza.wordpress.com/ che tratta proprio questo tipo di tematiche.
    Facci sapere quando sarà il workshop e tienici aggiornati! 🙂

    10 marzo 2011 at 12:38 Rispondi
  • filippa

    Grazie per i vostri consigli e per le vostre opinioni che porterò con me al workshop martedi prossimo, organizzato da IAA, International Advertising Association con Sipra. Interverranno Fabio Veronica, Censis, Gabriella Cims, Ministero Sviluppo Economio, Vincenzo Guggino, Istituto Autodisciplina Pubblicitaria, poi ancora rappresentanti da Telcom, Rai, Film Master, TP e diversi giornalisti. Vi terrò aggiornati assolutamenti, e c'è ancora tempo per esprimere le vostre ideè! Grazie! filippa

    11 marzo 2011 at 09:10 Rispondi
  • Anonymous

    sarò breve: donne in intimo se pubblicizzano intimo, vestite se non pubblicizzano intimo; e comunque meno intimo per la strada, su mega cartelloni pubblicitari che mi confondono il maschio latino alla guida rischiando incidenti….
    ciao maria grazia

    11 marzo 2011 at 09:41 Rispondi
  • francesca

    ciao io vorrei solo che le donne delle pubblicita' fossero meno nude…questo non ci fa prorpio onore! perche' dare cosi' tanta importanza ad un corpo e alla sua perfezione se abbiamo tante altra qualita' da mostrare???!!!!! La pubblicita' oltre che al prodotto deve far esaltare la nostra grandezza!!!!
    fili tu sei proprio un buon esempio di serieta' e buon costume!!!

    11 marzo 2011 at 09:48 Rispondi
  • Domenico Baldari

    Gentile Filippa,

    nelle scorse settimane mi è capitato di vedere in TV gli spot di due aziende di arredamento. Poco fa, pensando al Suo workshop mi sono venuti in mente.
    Forse, mettendoli a confronto, si possono avere due ipotesi alternative di comunicazione pubblicitaria fondata sulla figura femminile.

    Un'azienda é grande, enorme ed é….svedese (IKEA), anche l'altra é abbastanza grande ed é di……. Barletta (Natuzzi).

    Lo spot IKEA contiene una donna in lacrime, un ispettore di polizia, un marito, prima creduto disperso o annegato nel lago e poi ritrovato sotto un cumulo di panni da lavare. Il linguaggio visivo mi è parso quello tipico dei telefilm polizieschi. La moglie é bruttina, affranta e spettinata, ma perfettamente funzionale ad una mini-storia tutta giocata sulla sorpresa e sull'ironia.

    Lo spot di Natuzzi contiene un gruppo di donne e uomini bellissimi e schicchissimi, gli inevitabili divani bianchi, delle maschere (forse c'è un'ispirazione a Eyes Wide Shut). Tutti sorridono e si scambiano sguardi ammiccanti. Lo spettatore si chiede perché quel gruppo é così perfetto, perché tutti sorridono e ammiccano, ma non trova una risposta plausibile. Forse, lo spot si rivolge alla massaia di Cerignola (con tutto il rispetto !) e Le fa sognare che -posando le chiappe su quei divani- entrerà idealmente nell'esclusivo circolo di corpi meravigliosi e seduttivi.
    E' uno spot di cui non si coglie il senso, che non racconta niente e si limita a utilizzare suggestioni grossolane. Di conseguenza, l'uso della figura femminile è del tutto convenzionale.

    Penso che la comunicazione pubblicitaria deve essere basata su un'idea narrativa. La figura femminile dev'essere un elemento della rappresentazione. Fondare tutto sul corpo femminile -o addirittura su alcuni dettagli anatomici- non porta da nessuna parte. Lei non perché è troppo giovane, ma qualcuno forse ricorderà i jeans Levi's, il bel sedere femminile e il 'Chi mi ama mi segua'. Quei tempi sono tramontati non perché quella non fosse una trovata pubblicitaria brillante (per l'epoca fu'rivoluzionaria'), ma perché da allora -sulla stessa falsariga- si è cumulata una montagna di volgarità e di banalità.

    Buon fine settimana!

    DB

    11 marzo 2011 at 17:37 Rispondi
  • Anonymous

    Ciao Filippa

    dai un'occhiata a questi link:

    http://badavenue.wordpress.com/2011/03/02/toscani-non-e-un-pubblicitario-toscani-e/

    http://badavenue.wordpress.com/2011/03/01/ce-unurgenza/

    http://scrittorefreelance.blogspot.com/2011/02/donne-in-pubblicita-tante-e-valorizzate.html

    ..se dai un'cchiata in generale a Badavenue ultimamente ci sono parecchi post su quest'argomento.

    Inoltre ti segnalo anche l'intervista a Massimo Guastini (neo presidente Art Directors Club Italia) su Vanity Fair di questo mese (pag.80)

    😉

    Spero di essere stata di aiuto.

    Ciao

    11 marzo 2011 at 21:10 Rispondi
  • filippa

    Grazie!!!
    Domenico, fantastico esempio delle due pubblicità che farò presente!
    Anonimo@guarderò tutti i link, perfetto. Avevo già ritagliato l'intervista a Guastini, troppo giusto.
    Ora…a studiare!
    filippa

    11 marzo 2011 at 22:08 Rispondi
  • filippa

    Ho chiesto all'autore del blog scrittorefreelance se in Italia, come in Svezia, esiste un "consiglio etico" che controlla e riesce a ritirare e proibire le pubblicità che non ripettano le leggi, per esempio la discriminazione dei sessi, usando scollature o corpi per prodotti che non c'entrano niente con il corpo. Un cittadino comune può "denunciare" un'azienda se si sente offeso… Poi loro esaminano i casi singolari.
    In Italia come funziona? Ho visto che hanno ritirato la assurda campagna con le due ragazze con i ghiaccioli e la ragazza con il sedere di fuori per una casa di moda, quindi immagino di si. Sapete dirmi di più?
    filippa

    12 marzo 2011 at 11:10 Rispondi
  • Domenico Baldari

    Cara Filippa,

    non so rispondere al quesito sull'esistenza in Italia di un "consiglio etico" che vigila sulla pubblicità. Credo che da noi non c'è nulla di tanto specifico. In altri ambiti, funzioni di tutela vengono svolte dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato: pubblicità ingannevole etc. Bisogna vedere se l'Autorità copre anche l'area delle offese al pudore. Ho l'impressione che tutto sia affidato alle iniziative di singoli o associazioni che denunciano al magistrato.

    Profitto dell'occasione per proporre qualche riflessione generale e farLe qualche domanda.

    E se il mondo della pubblicità (vale a dire, il mondo delle imprese) si sostituisse -progressivamente- ai poteri pubblici nel sostegno all'istruzione e alle attività culturali e artistiche ? Ormai lo Stato -per volontà dell'attuale Governo- ha rinunciato ad un suo compito fondamentale. In un paese come il nostro, questa rinuncia equivale alla negazione dell'identità collettiva.
    Se si va avanti così, di 'cultura' se ne farà di meno, costerà di più e sarà accessibile a pochi. Sopravviverà solo quello che funziona al botteghino, fa cassa, e , in qualche modo, 'si vende'. La giustificazione è che non ci sono più soldi pubblici (qualcuno ci ha spiegato che la cultura non si mangia….), ma forse in questa volontà c'è qualcosa in più di una semplice constatazione contabile.
    Sbaglierò, ma questa ha tutto il sapore di una scelta politica e ci vedo l'intenzione di trasformare -una volta per tutte- l'opinione pubblica in 'audience', i cittadini in semplici consumatori di oggetti, intrattenimento e pubblicità.
    Se é così, non sarebbe straordinario che fossero le imprese e i pubblicitari a farci diventare una comunità che ha coscienza di sé ? A rendere possibile lo sviluppo e la fruizione di beni immateriali insostituibili ? A consentire l'investimento in cultura e istruzione che -lo sanno pure le capre- ha un rendimento certo ed elevato nel lungo periodo ?
    Per un felice paradosso, i pubblicitari (e quindi le imprese) potrebbero svolgere un vero e proprio ruolo di supplenza. Oggi in Italia, con questi chiari di luna, è opportuno che le aziende investano in pubblicità con una visione nuova e più aperta della società in cui operano. Peraltro, non si deve inventare nulla di nuovo. Le forme di mecenatismo attraverso la pubblicità commerciale sono molteplici e numerose le esperienze concrete. Basta un esempio molto attuale: la faccenda di Tod's e del Colosseo che è da seguire e valutare, secondo me.
    Soprattutto, occorre passare dalle esperienze episodiche alla pratica diffusa ed elaborare una sintassi comunicativa adeguata ai tempi.
    Di mestiere non faccio il pubblicitario ( Lei dirà: e si vede ….), ma ho rispetto per il mondo della pubblicità e -in certi casi- ammirazione. Per questo credo che tutto l'ambiente deve interrogarsi su una innovazione profonda della sua funzione reale oltre che dei modi e dei linguaggi impiegati.
    Le gambe, i seni e le allusioni erotiche delle fanciulle in fiore 'si venderanno' sempre meno. Il pubblico è assuefatto o avvilito o insofferente. E allora perché non promuovere una comunicazione pubblicitaria finalmente originale e 'creativa' ? Perché non far parlare le aziende -e le cose che producono- attraverso le 'pubbliche virtù' che sapranno esercitare ? Un restauro, una borsa di studio, una biblioteca, un concerto -per tutti noi cittadini e consumatori- valgono qualcosa in più dell'immagine di un sedere, ancorché giovane e tondo ?
    Lei trova che guardo troppo al futuro e inciampo sul presente ? O addirittura che le mie sono mezze idee velleitarie e campate in aria ? O, invece, che se ne può discutere ?

    Mi scuso se sono stato piuttosto lungo e confuso, ma ormai è fatta….

    Le auguro buona settimana, buon workshop e buon tutto !

    DB

    13 marzo 2011 at 20:02 Rispondi
  • filippa

    Wow, che mail! Grazie di tutto il prezioso aiuto! Ho seguito anch'io l'affare di Tod's, davvero un colpo di genio, avere il brand accostato al monumento storico più famoso del mondo, non è per niente male. Il fatto che lo Stato l'abbia accettato, mi lascia un pò perplessa. Il privato che prende gli impegni che dovrebbero essere dello Stato, l'acqua privatizzata(!!) la cultura sponsorizzata.. idèe da chiarire e sviluppare… Ma le tasse, dove vanno?
    con affetto, filippa

    15 marzo 2011 at 09:51 Rispondi
  • Domenico Baldari

    Cara Filippa,
    capisco il Suo disappunto per lo Stato che arretra e lascia andare in malora, ma purtroppo, in questo momento, è così.
    Scuola, ricerca, università, cinema, teatro, lirica etc.etc. hanno subito tagli dei bilanci molto gravi. Ha sentito Riccardo Muti alla prima del Nabucco ? Gli ha risposto qualcuno dei governanti ? Bondi lo stanno cercando da mesi a 'Chi l'ha visto".
    C'è un disegno preciso, io dico, che sta impoverendo questo Paese e lo impoverirà sempre di più. Per questo occorre reagire. L'industria del Made in Italy è quella che, a mio avviso, più risente del degrado in cui stiamo precipitando. Il fascino delle nostre creazioni sta anche nel fatto che all'estero viene associato al patrimonio artistico, alla bellezza e alla storia dei luoghi, alla musica, al buon vivere etc.
    In questo senso -e con precise garanzie- può essere indispensabile l'iniziativa di Tod's e sarebbe bello che tanti altri facessero una cosa simile.
    Tanto per spiegarmi con un esempio, mi immagino che Tod's restaura il Colosseo e poi costruisce tutta la sua comunicazione pubblicitaria su questa opera che è utile a tutta la collettività dei cittadini italiani e del mondo. La comunicazione dovrebbe consistere nella Lagerback che recita lo slogan "Le scarpe Tod's durano a lungo come le pietre del Colosseo senza bisogno di restauri".
    Slogan a parte, invece di usare le solite ragazzine sempre più giovani e sempre più allusive, Tod's si metterebbe in condizione di raccontarci una cosa vera e buona con stile sobrio ed elegante.

    Insomma, ai pubblicitari è il momento di chiedere un cambio di passo, un grande sforzo innovativo per interpretare il momento e le esigenze assumendo un ruolo di responsabilità sociale. Mi rendo conto che non è affatto semplice, ma occorre che qualcuno ci provi. Potrebbe avere anche molta fortuna in prospettiva.

    Credo che dovremo rassegnarci all'idea della cultura 'sponsorizzata'. L'alternativa è non avere nessuna 'cultura' almeno per i prossimi anni.

    Suo,
    Domenico

    P.S.

    Attenzione ! La privatizzazione dell'acqua è un discorso del tutto diverso, anzi opposto. In questo caso i poteri pubblici vogliono lasciare ai privati un lucroso business e quindi concordo con Lei.

    Per quello che riguarda le tasse, se vuole ne parliamo, ma non basteranno una ventina di post.
    Poi non si lamenti che scrivo troppo……..

    15 marzo 2011 at 11:35 Rispondi
  • Domenico Baldari

    Cara Filippa,

    mentre è al workshop, Le mando questa notizia fresca di giornata riportata dal Corriere.it e da Repubblica.it. La notizia va messa in relazione a quello che dicevo nel post precedente.

    Suo,

    DB
    ROMA – Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, si è dimesso. La decisione sarebbe legata agli ulteriori tagli al settore. Carandini era stato nominato presidente del Consiglio superiore dei beni culturali dal ministro Sandro Bondi il 25 febbraio 2009 al posto del dimissionario Salvatore Settis. Quest'ultimo aveva poi lasciato l'incarico per dissenso sulla gestione e sulla tutela della politica culturale del governo. Carandini è professore ordinario dal 1980 e dal 1992 insegna archeologia presso l'Università di Roma La Sapienza ed è uno dei più illustri e autorevoli archeologi a livello internazionale.

    I TAGLI AL FUS – Carandini ha motivato le sue dimissioni irrevocabili «nella constatazione dell'impossibilità del ministero di svolgere quell'opera di tutela e sviluppo del patrimonio culturale stante la progressiva e massiccia diminuzione degli stanziamenti di bilancio».

    15 marzo 2011 at 15:10 Rispondi
  • Anonymous

    ———–

    17 marzo 2011 at 15:48 Rispondi
  • Anonymous

    Ciao Domenico ! sono una studentessa di Roma La Sapienza e voglio fare una tesi sulle materie che ho letto in questo blog. Ho trovato il tuo indirizzo mail su Blogger e ieri ti ho scritto ma non mi hai risposto.Ho visto che fai l'editore e allora ho pensato che mi potevi consigliare qualche altro libro. Quello di Zanardo l'ho comprato già.Quelle giornaliste che nomini le ho trovate sui siti dei giornali. Ho visto pure i siti che Filippa mette nel workshop. Interessanti pure quelli.
    Prima di chiedere la tesi voglio avere le idee più chiare ma non è facile. Se mi aiuti ti ringrazio molto.
    Ho letto tutte le cose che dici e mi convinci molto. Volevo capire meglio una cosa. Quando dici "L'industria del Made in Italy è quella che, a mio avviso, più risente del degrado in cui stiamo precipitando. Il fascino delle nostre creazioni sta anche nel fatto che all'estero viene associato al patrimonio artistico, alla bellezza e alla storia dei luoghi, alla musica, al buon vivere etc." vuol dire che è loro interesse economico difendere la cultura ?

    Anche l'altra frase che scrivi è GRANDE "Un restauro, una borsa di studio, una biblioteca, un concerto -per tutti noi cittadini e consumatori- valgono qualcosa in più dell'immagine di un sedere, ancorché giovane e tondo ?"

    A questo punto sono incerta se chiedere la tesi sul corpo femminile nella pubblicità oppure sulla sponsorizzazione culturale. Una cosa tipo "I beni culturali tra pubblico e privato".

    Aspetto che mi rispondi anche con la mail.

    GRAZIE !!!

    Willy

    19 marzo 2011 at 17:24 Rispondi
  • Domenico Baldari

    Cara Willy,

    ho ricevuto la Sua mail e poco fa Le ho risposto, ma la mia mail è tornata dietro perché la Sua casella di posta è sovraccarica. Credo che deve svuotarla e avvertirmi. Spedirò nuovamente la mia mail.
    La ringrazio delle parole molto cortesi. Spero che i materiali e le informazioni che Le ho mandato possano essere di qualche utilità, soprattutto per l'eventuale tesi sul rapporto tra pubblicità commerciale e attività culturali -genericamente intese- che tra un po' diventerà attualissimo.

    Se ha da dirmi ancora qualcosa, utilizzi la posta elettronica (facendo attenzione che funzioni !). Così non abusiamo dell'ospitalità di Filippa.

    Suo,

    DB

    20 marzo 2011 at 19:29 Rispondi

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