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gender

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Ho pensato al discorso moda uomo-donna l’altro giorno, mentre indossavo le mie nuove scarpe ed entrando per salutare MrD, lui esclama, “Oh, ma hai preso le mie scarpe?”. Eh, no, non mi era improvvisamente cresciuto il piedino (-ino si fa per dire…), ma in effetti sono quasi identiche. Niente di nuovo, il look maschile per la donna l’abbiamo visto da sempre.  Ma le collezioni sono sempre di più senza una vera identità maschile-femminile. Alessandro Michele per Gucci fa sfilare uomini e donne insieme, più o meno vestiti uguale. Shocking? Ma perché? Può piacere o no certo, ed è sicuramente anche un ottimo modo per far parlare della collezione, ma in realtà mica mi disturba se uno sceglie la camicia di pizzo o il completo di seta a fiori. Feel free, perché deve essere un privilegio tutto femminile? La cosa che mi piace di più è una persona con personalità e carattere, senza una maschera, uno che ci ride su, anche dei propri limiti o difetti. Una persona che si sente a suo agio nella propria pelle. Ecco, quello per me è il massimo. Con o senza pizzo.

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foto:Collezione P/I Gucci.

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  • Morgan

    Io mi sento ancora tradizionalista cara Fili….secondo me una donna deve avere un vestito da donna dai….e un uomo un vestito da uomo………intendiamoci non mi disturba neppure a me, ma che gusto c’è a fare vestiti tutti uguali! forse come dici tu per far parlare della collezione?

    ….va be lo dico, tu stai benissimo in tutti di due casi!!!! ;-))))

    ciao

    8 gennaio 2016 at 12:26 Rispondi
    • Letizia

      Concordo al 100% con il secondo punto… anch’io detesto la sciatteria (vale per tutti), non sopporto le donne che vanno in giro in tuta, pinza nei capelli alla “come viene viene” e disordine massimo, come se si fossero appena alzate dal letto, è veramente poco edificante… confesso che in quei momenti faccio finta di essere un uomo e di guardarle con l’occhio maschile, e la percezione è decisamente impietosa.
      Non amo neanche l’esatto opposto, cioè vestirsi quasi da cerimonia, ma basta davvero così poco per essere in ordine e presentarsi decentemente. Credo sia soprattutto una questione di amor proprio e di aver cura di sé stessi. Ma, si sa, il mondo è bello perché è vario… o avariato?! 🙁

      E comunque: pollice suuu per un bel completo maschile e un bel gessato, che anch’io amo indossare da sempre! 😉

      8 gennaio 2016 at 14:19 Rispondi
  • naty

    Certo la MODA è MODA…da te fili, certamente impariamo ,una cosa che:Il bello non stona mai,
    associato alla semplicità ,guardando queste immagini trovo carino l’abito da donna a fiori da giovane
    romantica…e poi la nuova versione FIGLI DEI FIORI mi fa sorridere, in primavera ,qualcosa si vedrà …

    Ciao Buona serata a tutte/i ,Naty

    8 gennaio 2016 at 18:43 Rispondi
  • DB

    Qualche giorno fa ho rivisto un film di Roberto Rossellini. Il titolo è ‘Viaggio in Italia’. E’ un bel film degli anni ’50 che, tra l’altro, mi ha dato ancora una volta l’occasione di notare che quella probabilmente è stata la stagione della vera eleganza, maschile e femminile. Dopo sono arrivate tante mode e tante altre cose (anche belle), però quel tono complessivo, quel fascino diffuso e omogeneo tra uomini e donne, non mi pare che ci sia stato più. Credo che quello stile sia durato fino all’inizio degli anni ’60 poi sono arrivati cambiamenti sostanziali.
    Il mio, forse, è un pensiero molto ‘rétro’ però credo che abbia una sua giustificazione.

    https://www.google.it/search?q=viaggio+in+italia+film&biw=1366&bih=663&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwi4xfr_9JrKAhXB6w4KHXeSC74Q_AUIBygC#tbm=isch&q=viaggio+in+italia+rossellini+bergman+sanders

    DB

    8 gennaio 2016 at 20:21 Rispondi
    • fili

      fili

      ecco, si, quell’eleganza.
      f.

      8 gennaio 2016 at 23:12 Rispondi
  • Alessandra

    Bello questo post, riflessione molto interessante. Concordo con quanto già detto qua sopra, aggiungo soltanto che quell’eleganza (come quella del film di Rossellini) è di una classe sociale e di una cultura che davvero non esiste più. Le persone modeste certamente non avevano lo stesso charme, nemmeno allora. Magari conservavano l’abito buono per andare a messa la domenica. Forse oggi siamo sciatti in modo più uniforme, forse abbiamo perso un certo pudore, un senso del decoro per noi stessi e per gli altri?

    9 gennaio 2016 at 00:42 Rispondi
    • fili

      fili

      Certo Ingrid Bergman e Roberto Rossellini… non stiamo mica parlando di due persone qualsiasi…

      Abbiamo perso il pudore o conquistato la libertà?
      L’altro giorno in montagna, il cane mi ha svegliato e senza nemmeno accendere la luce ho infilato il giaccone e i boots sopra il pigiama, una veloce sciacquata del viso e ho lasciato la stanza, ho attraversato tutto l’albergo per uscire a fare una passeggiata con la creatura. Bello, bellissimo, fresco freschissimo! Mi sono sentita viva al mio rientro. Elegante? Per niente!!! (anzi, un po’ mi vergogno…)

      In America non puoi giudicare una persona da come si veste. Sotto il baseballcap e i jeans strappati può nascondersi un super ricco. Meglio trattare tutti nello stesso modo.
      Stanno imparando anche qui, ma qualche anno fa, in un noto negozio di orologi nella strada più chic di Milano, dove per entrare devi suonare il campanello, sono entrata per vedere un orologio che mi interessava. Già il commesso era scocciato nel vedermi fuori dalla porta e quando ho chiesto di vedere l’orologio mi ha risposto con tono infastidito… “Si, va bene MA questo modello costa…” Eh, simpatico… o ne prendevo due per farlo stare zitto oppure me ne andavo subito. Ho scelto di vedere l’orologio e dire che non mi piaceva, che sembrava un po’ troppo cheap. Surreale!

      abbracci, fili

      9 gennaio 2016 at 10:25 Rispondi
    • DB

      E dunque: com’era l’abito buono per la messa ?
      Quasi sempre era ispirato ai modelli generali di eleganza, anche se la fattura era modesta. Spesso l’abito era realizzato presso ‘sartine’ o addirittura in proprio con macchine da cucire presenti in quasi tutte le case. Se la memoria mi assiste, le macchine più diffuse erano Singer e Necchi e i modelli si compravano -erano disegni e sezioni su tavole grandi come fogli A4- o si copiavano alla meno peggio dalle riviste di moda. Insomma, tutti (o quasi tutti) nella vita potevano sognare un abito che fosse in qualche misura avvicinabile a quelli della grande sartoria: ‘in spirito’ Chanel, Dior, Sorelle Fontana, Capucci, Emilio Schuberth etc.etc.etc. potevano abitare molti armadi italiani.

      Oggi non saprei dire cosa sognano gli italiani e da cosa sono abitati armadi e cassetti.
      Ogni tanto noto mutande colorate e debitamente firmate fuoruscire dai pantaloni di giovanotti e giovanotte di discutibile presenza e mediocri speranze. E posso immaginare che i sogni somiglino alle mutande.

      Molte cordialità,

      DB

      9 gennaio 2016 at 13:44 Rispondi
      • PuroNanoVergine

        DB,
        confermo la macchina Singer (mia mamma ne aveva una che in realtà era un mobiletto veo e proprio sopra il quale stava la macchina: il mobile era fornito di portina che si apriva e che al suo interno conteneva, fra l’altro, il pedale che credo servisse a innescare il meccanismo della macchina stessa: come si capisce, non me ne intendo per nulla :-)).

        Bella la teoria dei sogni coincidenti con la qualità delle mutande 🙂

        Mi immagino M.L.King declamare un:
        “I have a slip”

        9 gennaio 2016 at 17:02 Rispondi
        • DB

          Caro PNV,
          proprio un’ora fa, ho visto nella vetrina di un camiciaio di Napoli una vecchia Singer che dal design potrebbe essere addirittura degli anni ’30. E’ sul genere di quella di tua madre: un mobiletto di legno con un’anta. Il pedale serve ad azionarla, essendo, chiaramente, meccanica. Credo che le macchine da cucire elettriche -almeno quelle per uso domestico- siano arrivate negli anni ’60. Però, erano molto meno belle.
          Adesso mi hai fatto ricordare che esisteva un’altra famosa macchina da cucire: “Borletti, punti perfetti” !

          La qualità dei sogni dei portatori di mutande a vista è ricavabile anche dai tatuaggi e dai tagli di capelli. Sogni o, forse, incubi e stati di delirio.

          Un saluto cordiale,

          DB

          9 gennaio 2016 at 19:43 Rispondi
          • PuroNanoVergine

            E’ probabile che la macchina da cucire di mia madre fosse eredità della nonna
            (e quindi riconducibile agli anni ’30).
            “Borletti, punti perfetti” non me lo ricordavo (lo slogan pubblicitario o da Carosello,
            immagino).

            Ricambio il saluto, DB!
            Moreno PNV,

            10 gennaio 2016 at 00:29
  • Weronika

    Cara Filippa,
    Ti chiedo scusa che scrivo una cosa che non ha niente a che fare con il tema sopra, ma sono disperata e subito capirai perche’.
    Scrivo da Cracovia, che d’estate e’ un fantastico posto dove vivere, mentre gia’ dall’autunno diventa invivibile! Da noi l’aria e’ irrespirabile. Le norme delle sostanze nocive sono oltrepassate non una, due, ma diverse volte! E’ assurdo. Da pocchissimi anni abbiamo finalmente cominciato a parlarne. Io personalmente partecipo in diverse azioni organizzate da http://www.krakowskialarmsmogowy.pl/ , che e’ un’organizzazione che prova a fare la differenza in quel tema. Ma siamo in minoranza chi si preoccupa di quel problema. La maggioranza della gente preferisce far finta di niente, anche se continuiamo a sentirsi male, ammallarsi e morire. A Cracovia abbiamo lo smog causato sopratutto dalle stufe a carbone nelle case private. Se bruciare il carbone e la legna non bastasse la gente mette in quelle stufe le immondizia tipo: legno verniciato, gomma, plastica, la carta stampata. Io non so piu’ cosa fare. Sinceramente comincio ad elaborare il piano di fuga. E tutto cio’ nonostante il fatto che il mio lavoro e’ strettamente legato a questa citta’ – produco i souvenir di Cracovia.
    Filippa, so che da Svedese e da una persona estremamente responsabile Ti occupi del problema della qualita’ dell’aria. Ti vorrei chiedere come si risolve il problema del riscaldamento a Svezia – per esempio a Stoccolma. Li fa perfino piu’ freddo che da noi. Come riscaldate le case?
    Ti saluto inviando al mondo allarme SOS per Cracovia! Aiutateci parlando di quel problema e costringendo le nostre autorita’ ad rispettare le norme della qualita’ dell’aria.
    Weronika

    9 gennaio 2016 at 08:47 Rispondi
    • fili

      fili

      Ciao!
      Mi dispiace… stiamo avvelenando il nostro pianeta. Il livello dello smog in Lombardia è stato alle stelle per gran parte dell’autunno per l’assenza della pioggia. Tutti parlavano del problema e come risolverlo. Ora ha piovuto/nevicato un po’ e sono sicura che l’attenzione si sposterà ad altro… anzi, è già così.

      Per anni ho incentivato l’uso della bici come mezzo di trasporto, faccio parte di associazioni tipo genitori antismog per sensibilizzare e richiedere interventi… ma non è per niente facile.
      In Svezia c’è una maggiore consapevolezza e già tanti anni fa si discuteva delle problematiche del futuro e come risolverle. C’è un piano dell’energia che dice che entro 2050 saremo totalmente autosufficienti con 100% di energia da fonti rinnovabili, lasciando per sempre l’uso dei combustibili fossili. Utopia? Non credo.
      Il cittadino fa tanto: si informa, sceglie, prende responsabilità. Il mio futuro dipende dalle scelte del mio presente.

      Cambiare l’opinione di un popolo intero è tosto. Ti abbraccio!!!
      fili

      9 gennaio 2016 at 10:42 Rispondi
  • Weronika

    Cara Filippa,
    Grazie per la risposta e per stare da parte giusta della trincea.
    Voi – i nostri vicini settentrionali da sempre siete piu’ avanti di noi. Quasi rimpiango di non avere piu’ in Polonia come una volta i re svedesi 😉
    Ti saluto – Weronika

    9 gennaio 2016 at 11:08 Rispondi
  • manupia

    penso che se la libertà cominciasse a passare attraverso la banalità apparente di un abito il mondo sarebbe migliore, invece siamo un paese vecchio dentro e fuori e poco credo ad un reale miglioramento!

    9 gennaio 2016 at 16:32 Rispondi

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