Una delle gioie più grandi è poter condividere tutta questa bellezza con gli amici e parenti che vengono a trovarci, ma anche con voi che mi seguite virtualmente tutti i giorni. Un abbraccio forte forte. fili
a me capita quando sono in un luogo meraviglioso o di vedere o fare qualcosa di speciale, di pensare subito alle persone a cui voglio bene e desiderare che fossero lì a condividerle con me..
grazie a te che ci regali tutta questa bellezza! 🙂
Grazie anche da parte mia! Concordo con te e Manu, che altro c’è da dire?! Che quel tramonto è da favola? Che queste foto sono l’emblema della gioia e della serenità?! No, perché ovviamente era sottinteso! 😀
SHARING IS CARING!
Un bacio e buona giornata!
Lety
grazie a te per condividere sempre ogni tua giornata con noi senza mai dimenticartene 😉 ci fai sentire importanti e io sono onorata di poter vivere con te le tue emozioni ❤
i sandali della prima foto sono stupendi(di che marchio sono?), quel tramonto incantevole e tu naturale e serena come sempre! che fortuna averti conosciuta 😉 mi doni una positività che nemmeno immagini!
kiss
In questi giorni mi trovo all’Alpe di Siusi, da casa mi sono portata pochissime cose nella mente, ma nel cuore le gioie piu’ belle non mancano mai…
Ciao Filippa, ciao Planetfil !
Grazie anche da parte mia. Come ha scritto la mia poliglotta preferita, sharing è davvero caring. E tu sei la solita donna splendida. Macchettelodicoaffà?
…è tutto strano, perché prima i commenti con i link dovevano essere approvati da me (poteva essere pubblicità o spam) ora mi dite che non vengono nemmeno accettati. La tecnologia continua a sorprendermi… io non ho cambiato nulla.
sorry.
kiss.fili
Mettere il link è complicato e allora pubblico tutto l’articolo di Marino Niola che è un bravo antropologo (è napoletano e insegna alla Federico II).
Questo articolo fa parte di un “Mistery tour” che Repubblica ha commissionato a Niola. Il primo -di una settimana fa- riguardava i culti precristiani ancora vivi a Napoli. Stavolta si parla di luoghi molto vicini a quelli in cui si trova ora Filippa.
Ci sarebbe da chiedersi perché -proprio oggi in Italia- questo forte interesse per le superstizioni e le forme devozionali più ‘strane’ (neopaganesimo e cattolicesimo di incontrano e scontrano dando vita a fenomeni di culto davvero sorprendenti).
Io una ipotesi di spiegazione forse ce l’avrei, ma ognuno può darsene una propria.
Buona lettura (a che ne ha voglia…) e buona giornata !
DB
Le magiche montagne. Profetesse, fate e sante. Le Signore dei Sibillini
Marino Niola. La Repubblica del 21.8
Ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. L’ apocalittico monologo finale di Roy Batty, il replicante di Blade Runner, poteva essere pronunciato qui. A cavallo tra Umbria e Marche, sulle alture vertiginose dei Monti Sibillini, che pinzano la spina dorsale d’ Italia come una gigantesca molletta, che tiene insieme oriente e occidente. Siamo tra il favoloso monte della Sibilla, le paurose gole dell’ Infernaccio e le acque tempestose del Lago di Pilato illuminate a giorno dalle folgori e perennemente spazzate dai venti. In cima a queste vette, infatti, sarebbe arrivato nel Medioevo l’ eroe germanico Tannhäuser per bussare alle porte di Venere. Che si era fatta un regno nelle viscere di queste misteriose montagne. Era il mitico Venusberg, un eden della lussuria custodito da una corte di fate, ninfe e uomini bestia. Totalmente invisibile ai comuni mortali. Per entrarci bisognava superare un percorso a ostacoli alla Indiana Jones. Dopo il buio impenetrabile dell’ ingresso si veniva trascinati da un vortice di vento, subito dopo bisognava passare su un ponte a lama di rasoio sospeso su un orrido senza fondo. Giusto per finire tra le fauci di due dragoni. Lo racconta nel Quattrocento lo scrittore francese Antoine de la Sale nel celebre Paradiso della regina Sibilla, che fa da modello al personaggio reso immortale da Richard Wagner. Ci troviamo nel cuore dell’ Italia magica di cui si favoleggiava in tutta Europa e che attraeva schiere di visitatori illustri che venivano a scrutare in queste viscere della storia per ritrovare gli dèi in esilio. I numi pagani che il cristianesimo aveva trasformato in demoni, condannandoli a una vita da larve, da fantasmi, da tristi ombre del passato. Dalla Circe omerica, che stringe gli uomini nei suoi lacci amorosi, alla Sibilla Porrina, consigliera di Numa Pompilio, dalla maga Alcina dell’ Orlando Furioso alla fata Morgana, la sorella incestuosa di Re Artù. Queste donne fatali hanno abitato tutte su queste balze incantate che portano il segno indelebile della loro magia. Ma in realtà si tratta di nomi diversi per una stessa forza tellurica, un’ arcana potenza femminile che governa questa terra grandiosamente epifanica. Una rete energetica che ha contribuito a costruire la mitologia di queste altezze da sparvieri dove le folgori sono di casa, proprio come i raggi B. È il posto ideale per un trekking nella leggenda. Per fare bungee jumping negli abissi dell’ immaginario. In quell’ oscurità del tempo fatta di stregoneria, negromanzia, profezia. Nona caso maghi e streghe salgono da sempre alla grotta della Sibilla per consacrare i loro libri d’ incantesimi nelle notti di tregenda, illuminate dai sinistri bagliori delle porte di ferro della sua spelonca che sbattono senza posa. In questo sancta sanctorum della divinazione pagana sarebbe stato ritrovato il Libro del comando, sogno di ogni specialista dell’ occulto. A scoprirlo fu Cecco d’ Ascoli, alchimista, indovino e profeta messo al rogo dall’ inquisizione nel 1327. Sceso per caso nell’ antro in cerca di un tesoro, trovò invece un volume polveroso. Appena lo ebbe tra le mani gli apparvero dei folletti che si misero ai suoi ordini. Da allora l’ intraprendente indagatore delle forze della natura divenne costruttore di ponti, letteralmente pontefice, sia pur diabolico. Si dice che li facesse spuntare dal nulla nel volgere di una notte, di tempesta of course, con l’ aiuto dei suoi servi folletti. Il grande Benvenuto Cellini, altro illustre testimonial della fama energetica sibillina, confermava che il luogo ideale per caricare di ultrapoteri un libro magico sta tra i monti impervi di Norciae di Cascia.E per un risultato ancora più sicuro gli abecedari di incantesimi dovevano essere bagnati nel lago di Pilato. Due occhi di vetro trasparente a duemila metri di altezza spalancati ipnoticamente sull’ infinito. Ci andò perfino Merlino, il mago creato dalla fantasia di Ludovico Ariosto, a inzuppare il suo magic book. Ma per dare all’ acqua un simile potenziale negativo ci voleva un pezzo da novanta del male. Come Ponzio Pilato. Che la leggenda vuole precipitato come un meteorite dalla cima del Monte Vettore in fondo al lago che prende il suo nome. Una punizione esemplare per chi l’ acqua l’ aveva usata solo per lavarsene le mani. Ancora oggi veggenti, stregoni ed esoteristi di ogni sorta per perfezionare i loro ferri del mestiere vengono da queste parti. Assieme ai viaggiatori in cerca di atmosfere ai confini della realtà. E ai pellegrini che risalgono il versante cristianizzato della leggenda sibillina fino a Cascia. Dove regna la santa degli impossibili. Rita, antica liberatrice d’ indemoniati e guaritrice degli ossessi. Che oggi cura più modernamente le depressioni, aiuta a trovare lavoro, appartamenti in affitto e persino a ottenere mutui. Gli impossibili del nostro tempo. Santa Rita è a tutti gli effetti l’ erede della Sibilla, se non addirittura la sua discendente. Certo è che la santa cristiana ha incorporato i poteri della profetessa pagana. Con lei la profezia diventa visione e la magia miracolo. Per esempio far fiorire rosee maturare fichi in pieno inverno. O volare di notte come una strega devota, come una sciamana ispirata dal cielo. Il legame della santa con le energie di queste alte terre è così forte che i pellegrini, prima di arrivare al santuario, fanno una sosta iniziatica a Roccaporena, dove c’ è il cosiddetto scoglio di santa Rita. Un monte roccioso su cui i devoti si inerpicano fino ad una cappella per venerare la pietra che porta impresse le orme dei suoi piedi. Ai fedeli vengono distribuiti frammenti di questa roccia ritenuti in possesso di poteri taumaturgici. Un’ eco lontana di antichi culti litici, di una sacralità delle pietre che arriva fino a noi. Dal paradiso della sapiente Sibilla al santuario della potente Rita. La corrente energetica che attraversa queste lontananze azzurrine non si è mai interrotta. E ha trasformato gli antichi itinerari misterici in pellegrinaggio religioso, in turismo emozionale, in trip esoterico. Strade diverse per un sentimental journey alle sorgenti femminili della madre terra.
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manupia
a me capita quando sono in un luogo meraviglioso o di vedere o fare qualcosa di speciale, di pensare subito alle persone a cui voglio bene e desiderare che fossero lì a condividerle con me..
grazie a te che ci regali tutta questa bellezza! 🙂
Letizia
Grazie anche da parte mia! Concordo con te e Manu, che altro c’è da dire?! Che quel tramonto è da favola? Che queste foto sono l’emblema della gioia e della serenità?! No, perché ovviamente era sottinteso! 😀
SHARING IS CARING!
Un bacio e buona giornata!
Lety
PuroNanoVergine
Come, del resto:
CAR SHARING IS VAVAVUMING!
Letizia
Sciocchino! 😉 🙂 😀
PuroNanoVergine
Ma queste sono citazioni colte 😉
Letizia
Che solo tu potevi partorire… è per questo che non potremmo fare a meno di te! 😀
naty
Fili,anche oggi ci hai regalato delle immagini ,belle ,il tuo sorriso è qui davanti a me,
Buona giornata a te Daniele,Stellina,e family
PuroNanoVergine
Ti ringrazio Letizia, ma d’indispensabile non c’è nessuno 😉
ivana
Avete già detto tutto voi, care ragazze…..
Come sempre le immagini sono stupende e l’atmosfera che si respira è magica!!!!
Buona giornata
Ivy
laura
grazie a te per condividere sempre ogni tua giornata con noi senza mai dimenticartene 😉 ci fai sentire importanti e io sono onorata di poter vivere con te le tue emozioni ❤
i sandali della prima foto sono stupendi(di che marchio sono?), quel tramonto incantevole e tu naturale e serena come sempre! che fortuna averti conosciuta 😉 mi doni una positività che nemmeno immagini!
kiss
veraB'
In questi giorni mi trovo all’Alpe di Siusi, da casa mi sono portata pochissime cose nella mente, ma nel cuore le gioie piu’ belle non mancano mai…
Ciao Filippa, ciao Planetfil !
grazie sempre, un bacio dall’Alpe
veraB’
maria grazia
Grazie anche da parte mia. Come ha scritto la mia poliglotta preferita, sharing è davvero caring. E tu sei la solita donna splendida. Macchettelodicoaffà?
Ciao Filippa!
Letizia
Ma Grazieeee, Mia Gentile amica!
Che tesssorooo, che ssseiii!
Smackissimi!
DB
Volevo pubblicare un commento con un link, ma non viene accettato.
Fabrizia ha inserito qualche limitazione o è un blocco temporaneo ?
Intanto, cari saluti a tutti !
DB
PuroNanoVergine
E’ accaduto anche a me qualche giorno fa.
Credo a questo punto che non sia casuale 🙁
Filippa
…è tutto strano, perché prima i commenti con i link dovevano essere approvati da me (poteva essere pubblicità o spam) ora mi dite che non vengono nemmeno accettati. La tecnologia continua a sorprendermi… io non ho cambiato nulla.
sorry.
kiss.fili
PuroNanoVergine
Riprovo con un http://www.planetfil.net
Ciao
Moreno
PuroNanoVergine
Sembra andare ora (mistero del web).
Se funziona anche con http://www.planetfabrizia.net
allora è fatta 🙂
Filippa
Non conosco Fabrizia…
😉
filippa.
DB
Accidenti, scusa ! Il solito cortocircuito…..
DB
Mettere il link è complicato e allora pubblico tutto l’articolo di Marino Niola che è un bravo antropologo (è napoletano e insegna alla Federico II).
Questo articolo fa parte di un “Mistery tour” che Repubblica ha commissionato a Niola. Il primo -di una settimana fa- riguardava i culti precristiani ancora vivi a Napoli. Stavolta si parla di luoghi molto vicini a quelli in cui si trova ora Filippa.
Ci sarebbe da chiedersi perché -proprio oggi in Italia- questo forte interesse per le superstizioni e le forme devozionali più ‘strane’ (neopaganesimo e cattolicesimo di incontrano e scontrano dando vita a fenomeni di culto davvero sorprendenti).
Io una ipotesi di spiegazione forse ce l’avrei, ma ognuno può darsene una propria.
Buona lettura (a che ne ha voglia…) e buona giornata !
DB
Le magiche montagne. Profetesse, fate e sante. Le Signore dei Sibillini
Marino Niola. La Repubblica del 21.8
Ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. L’ apocalittico monologo finale di Roy Batty, il replicante di Blade Runner, poteva essere pronunciato qui. A cavallo tra Umbria e Marche, sulle alture vertiginose dei Monti Sibillini, che pinzano la spina dorsale d’ Italia come una gigantesca molletta, che tiene insieme oriente e occidente. Siamo tra il favoloso monte della Sibilla, le paurose gole dell’ Infernaccio e le acque tempestose del Lago di Pilato illuminate a giorno dalle folgori e perennemente spazzate dai venti. In cima a queste vette, infatti, sarebbe arrivato nel Medioevo l’ eroe germanico Tannhäuser per bussare alle porte di Venere. Che si era fatta un regno nelle viscere di queste misteriose montagne. Era il mitico Venusberg, un eden della lussuria custodito da una corte di fate, ninfe e uomini bestia. Totalmente invisibile ai comuni mortali. Per entrarci bisognava superare un percorso a ostacoli alla Indiana Jones. Dopo il buio impenetrabile dell’ ingresso si veniva trascinati da un vortice di vento, subito dopo bisognava passare su un ponte a lama di rasoio sospeso su un orrido senza fondo. Giusto per finire tra le fauci di due dragoni. Lo racconta nel Quattrocento lo scrittore francese Antoine de la Sale nel celebre Paradiso della regina Sibilla, che fa da modello al personaggio reso immortale da Richard Wagner. Ci troviamo nel cuore dell’ Italia magica di cui si favoleggiava in tutta Europa e che attraeva schiere di visitatori illustri che venivano a scrutare in queste viscere della storia per ritrovare gli dèi in esilio. I numi pagani che il cristianesimo aveva trasformato in demoni, condannandoli a una vita da larve, da fantasmi, da tristi ombre del passato. Dalla Circe omerica, che stringe gli uomini nei suoi lacci amorosi, alla Sibilla Porrina, consigliera di Numa Pompilio, dalla maga Alcina dell’ Orlando Furioso alla fata Morgana, la sorella incestuosa di Re Artù. Queste donne fatali hanno abitato tutte su queste balze incantate che portano il segno indelebile della loro magia. Ma in realtà si tratta di nomi diversi per una stessa forza tellurica, un’ arcana potenza femminile che governa questa terra grandiosamente epifanica. Una rete energetica che ha contribuito a costruire la mitologia di queste altezze da sparvieri dove le folgori sono di casa, proprio come i raggi B. È il posto ideale per un trekking nella leggenda. Per fare bungee jumping negli abissi dell’ immaginario. In quell’ oscurità del tempo fatta di stregoneria, negromanzia, profezia. Nona caso maghi e streghe salgono da sempre alla grotta della Sibilla per consacrare i loro libri d’ incantesimi nelle notti di tregenda, illuminate dai sinistri bagliori delle porte di ferro della sua spelonca che sbattono senza posa. In questo sancta sanctorum della divinazione pagana sarebbe stato ritrovato il Libro del comando, sogno di ogni specialista dell’ occulto. A scoprirlo fu Cecco d’ Ascoli, alchimista, indovino e profeta messo al rogo dall’ inquisizione nel 1327. Sceso per caso nell’ antro in cerca di un tesoro, trovò invece un volume polveroso. Appena lo ebbe tra le mani gli apparvero dei folletti che si misero ai suoi ordini. Da allora l’ intraprendente indagatore delle forze della natura divenne costruttore di ponti, letteralmente pontefice, sia pur diabolico. Si dice che li facesse spuntare dal nulla nel volgere di una notte, di tempesta of course, con l’ aiuto dei suoi servi folletti. Il grande Benvenuto Cellini, altro illustre testimonial della fama energetica sibillina, confermava che il luogo ideale per caricare di ultrapoteri un libro magico sta tra i monti impervi di Norciae di Cascia.E per un risultato ancora più sicuro gli abecedari di incantesimi dovevano essere bagnati nel lago di Pilato. Due occhi di vetro trasparente a duemila metri di altezza spalancati ipnoticamente sull’ infinito. Ci andò perfino Merlino, il mago creato dalla fantasia di Ludovico Ariosto, a inzuppare il suo magic book. Ma per dare all’ acqua un simile potenziale negativo ci voleva un pezzo da novanta del male. Come Ponzio Pilato. Che la leggenda vuole precipitato come un meteorite dalla cima del Monte Vettore in fondo al lago che prende il suo nome. Una punizione esemplare per chi l’ acqua l’ aveva usata solo per lavarsene le mani. Ancora oggi veggenti, stregoni ed esoteristi di ogni sorta per perfezionare i loro ferri del mestiere vengono da queste parti. Assieme ai viaggiatori in cerca di atmosfere ai confini della realtà. E ai pellegrini che risalgono il versante cristianizzato della leggenda sibillina fino a Cascia. Dove regna la santa degli impossibili. Rita, antica liberatrice d’ indemoniati e guaritrice degli ossessi. Che oggi cura più modernamente le depressioni, aiuta a trovare lavoro, appartamenti in affitto e persino a ottenere mutui. Gli impossibili del nostro tempo. Santa Rita è a tutti gli effetti l’ erede della Sibilla, se non addirittura la sua discendente. Certo è che la santa cristiana ha incorporato i poteri della profetessa pagana. Con lei la profezia diventa visione e la magia miracolo. Per esempio far fiorire rosee maturare fichi in pieno inverno. O volare di notte come una strega devota, come una sciamana ispirata dal cielo. Il legame della santa con le energie di queste alte terre è così forte che i pellegrini, prima di arrivare al santuario, fanno una sosta iniziatica a Roccaporena, dove c’ è il cosiddetto scoglio di santa Rita. Un monte roccioso su cui i devoti si inerpicano fino ad una cappella per venerare la pietra che porta impresse le orme dei suoi piedi. Ai fedeli vengono distribuiti frammenti di questa roccia ritenuti in possesso di poteri taumaturgici. Un’ eco lontana di antichi culti litici, di una sacralità delle pietre che arriva fino a noi. Dal paradiso della sapiente Sibilla al santuario della potente Rita. La corrente energetica che attraversa queste lontananze azzurrine non si è mai interrotta. E ha trasformato gli antichi itinerari misterici in pellegrinaggio religioso, in turismo emozionale, in trip esoterico. Strade diverse per un sentimental journey alle sorgenti femminili della madre terra.