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Oh yes: Jay Leno a Che tempo che fa! Per una (la sottoscritta naturalmente) che ha seguito da sempre il suo The Tonight show (caspita 22 anni in onda!) apprezzando la comicità, la velocità e perché no, anche la leggerezza del programma, devo dire che è stato davvero un bel “colpo” farmi le foto con lui. Jay, you’ve made my Day. Sì, è simpatico ed easy  come sembra!JAY LENO Schermata 05-2456797 alle 13.21.01Immagine 4

vestito@costume national, scarpe@santoni photo JayLeno@ToninoMuci ♥

  • Letizia

    Già! Immagino la tua emozione nel conoscere una delle leggende dell’entertainment USA, dal momento che eri una fan del suo show! La prossima volta toccherà a David Letterman?! 😉

    Confesso che Luciana mi ha fatta morire dalle risate quando ha parlato di IKEA e del gatto… 😉

    Il tuo abito era bellissimo!

    19 maggio 2014 at 14:16 Rispondi
  • Stefania

    anche a me ha fatto morire Luciana quando ha parlato di IKEA … e mi ha fatto sorridere il tuo imbarazzo quando ti ha coinvolta direttamente … o sbaglio?
    Luciana comunque sempre unica! Ha la capacità di farci ridere dei nostri pensieri (in realtà lei dice spesso quello che noi pensiamo ma non osiamo dire o semplicemente non ci siamo mai soffermate a pensare)…
    buon pomeriggio Planet!

    19 maggio 2014 at 14:23 Rispondi
  • Dorothy

    Ho seguito anch’io l’intervista ieri sera.. davvero divertente e spiritoso Jay… Che fortuna hai avuto!
    Il tuo abito era meraviglioso!
    Dorothy

    http://frufruprincess.com/2014/05/19/pink-denim/

    19 maggio 2014 at 14:25 Rispondi
  • claudia oliveri

    Davvero uno che non si prende sul serio ma che fa sul serio …curiosità ma il bianco dei capelli che tonalità di tinta eh???

    19 maggio 2014 at 14:28 Rispondi
  • lapaz

    solo a te quelle scarpe non segano le gambe.. irrangiungibile!

    19 maggio 2014 at 14:55 Rispondi
      • lapaz

        no no, intendevo che non fanno sembrare la gamba piú corta.. in quel senso “segano” la gamba

        20 maggio 2014 at 15:44 Rispondi
  • naty

    fili,come sempre raffinata ,nel vestire e nei modi di agire..anche .alla provocazione di
    Lucianina…terribile !!!,una risatona me la sono fatta,ciao buona serata,naty

    19 maggio 2014 at 19:17 Rispondi
  • DB

    Ah….chi rivedo, il Bisteccone ?

    Sei o sette anni fa assistetti ad una animata discussione tra due miei amici, marito e moglie, e i loro due figli adolescenti. La questione controversa erano i programmi delle TV straniere che i genitori volevano che i figli vedessero per favorire la comprensione delle lingue straniere (che, poi, spesso e volentieri si riduce all’inglese, anzi, sarebbe meglio dire, l’angloamericano).
    I ragazzi erano stanchi di sorbirsi -tra gli altri- i programmi di Leno e Letterman che trovavano stupidi, noiosi e lontanissimi dalla nostra realtà. Per i ragazzi erano l’archetipo di certa televisione dove tutto è rigorosamente finto, artificioso, a partire dalle battute e dalle risate….Ad un certo punto del dibattito, uno dei ragazzi (all’epoca aveva 15 o 16 anni) se ne uscì con la frase “Va bene l’inglese, ma in Italia vedere il Bisteccone è troppo provinciale”.
    Fino a quel momento avevo ascoltato in silenzio, ma non resistetti più e dissi la mia:”I ragazzi ci stanno dando una lezione. E’ meglio che vedano solo i notiziari della BBC: si abituano ad un ottimo inglese e si informano. E al diavolo il Bisteccone”.*

    Ma come mai Leno è in Italia ? Mica gli faranno fare qualcosa qui ?

    DB

    *Questa considerazione non vale per Filippa che è di cultura anglosassone e in certi personaggi, forse, ritrova un mondo che sente vicino. Ed è bene per lei che sia così.

    19 maggio 2014 at 21:21 Rispondi
      • DB

        Io i programmi di Leno e Letterman li ho solo intravisti qualche volta e non ho idee a riguardo. Stupidi e noiosi lo dicevano i figli dei miei amici.
        Quello che penso anche io è che quelli sono programmi legati, necessariamente, a realtà lontane da noi e che non ha senso che li si veda qui, salvo rare eccezioni (è il tuo caso).
        Circa l’essere ‘provinciali’ il rischio c’è realmente. A mio parere, se uno vuole vedere per forza una cosa di cui percepisce solo una piccola parte di significato lo fa per qualche strana ragione: seguire una moda, un pensiero dominante, una tendenza….
        Abbiamo detto tante volte che l’Italia, oggi più che mai, è ridotta alla marginalità culturale: siamo diventati ancora di più una periferia dell’Impero e questa deriva andrebbe contrastata. Tanto per intenderci: sentirsi ‘europei’ e affermare un’identità europea dovrebbe servire anche a difendersi dalla subalternità culturale rispetto agli USA. Se ci si difende sul piano culturale ci si può difendere meglio su tutti gli altri piani.

        Concordo sulla durata dei programmi italiani di prima o seconda serata. Io da tempo non reggo più nulla. Ce n’era solo uno carino che durava poco, Gazebo, ma adesso non lo fanno più.

        20 maggio 2014 at 14:04 Rispondi
          • DB

            Penso che siamo d’accordo nelle grandi linee.
            Figurati che io mi emoziono se da Napoli vado ad Avellino e scopro che l’accento o la cucina o altro sono diversi. Lo stesso accade se da Roma vado a Viterbo….
            Credo anch’io -fermamente- nell’incontro tra diversi, nel confronto costante con realtà lontane, nella necessità di andare oltre il proprio orticello.
            E tuttavia l’apertura di mente e orizzonti che tu invochi, giustamente, ha bisogno di essere vigile e, diciamo così, strutturata.
            La mia impressione è che un mondo globalizzato (dove ci si somiglia un po’ di più e si vive in modo un po’ più simile) richieda identità locali più marcate e una capacità critica accresciuta rispetto ai fenomeni di massa (TV, moda, cinema, musica leggera etc.).
            Questa di certo non è un’idea originale. Un po’ si avvicina alla famosa ‘glocalizzazione’ di Zigmunt Bauman…..

            20 maggio 2014 at 17:14

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