Già! Immagino la tua emozione nel conoscere una delle leggende dell’entertainment USA, dal momento che eri una fan del suo show! La prossima volta toccherà a David Letterman?! 😉
Confesso che Luciana mi ha fatta morire dalle risate quando ha parlato di IKEA e del gatto… 😉
anche a me ha fatto morire Luciana quando ha parlato di IKEA … e mi ha fatto sorridere il tuo imbarazzo quando ti ha coinvolta direttamente … o sbaglio?
Luciana comunque sempre unica! Ha la capacità di farci ridere dei nostri pensieri (in realtà lei dice spesso quello che noi pensiamo ma non osiamo dire o semplicemente non ci siamo mai soffermate a pensare)…
buon pomeriggio Planet!
fili,come sempre raffinata ,nel vestire e nei modi di agire..anche .alla provocazione di
Lucianina…terribile !!!,una risatona me la sono fatta,ciao buona serata,naty
Sei o sette anni fa assistetti ad una animata discussione tra due miei amici, marito e moglie, e i loro due figli adolescenti. La questione controversa erano i programmi delle TV straniere che i genitori volevano che i figli vedessero per favorire la comprensione delle lingue straniere (che, poi, spesso e volentieri si riduce all’inglese, anzi, sarebbe meglio dire, l’angloamericano).
I ragazzi erano stanchi di sorbirsi -tra gli altri- i programmi di Leno e Letterman che trovavano stupidi, noiosi e lontanissimi dalla nostra realtà. Per i ragazzi erano l’archetipo di certa televisione dove tutto è rigorosamente finto, artificioso, a partire dalle battute e dalle risate….Ad un certo punto del dibattito, uno dei ragazzi (all’epoca aveva 15 o 16 anni) se ne uscì con la frase “Va bene l’inglese, ma in Italia vedere il Bisteccone è troppo provinciale”.
Fino a quel momento avevo ascoltato in silenzio, ma non resistetti più e dissi la mia:”I ragazzi ci stanno dando una lezione. E’ meglio che vedano solo i notiziari della BBC: si abituano ad un ottimo inglese e si informano. E al diavolo il Bisteccone”.*
Ma come mai Leno è in Italia ? Mica gli faranno fare qualcosa qui ?
DB
*Questa considerazione non vale per Filippa che è di cultura anglosassone e in certi personaggi, forse, ritrova un mondo che sente vicino. Ed è bene per lei che sia così.
I programmi di Letterman e Leno stupidi e noiosi? (provinciali?) Lui stesso l’ha detto- loro andavano in onda dopo il TG e la missione era di prendere in giro le (qualsiasi) notizie con ironia per regalare un sorriso e un po’ di leggerezza al pubblico prima di andare a dormire. Se fatto con intelligenza non lo trovo per niente male. Credo però che la differenza più grande sia un altro. I programmi all’estero, in America, in Svezia, in prima o seconda serata, durano al massimo 1 ora, 1ora e mezza… I nostri primetime che iniziano alle 21 vanno avanti fino all’una…mamma mia, troppppooooo!
Leno era in Italia per la mille miglia, appassionato collezionista di macchine d’epoca. 🙂 f.
Io i programmi di Leno e Letterman li ho solo intravisti qualche volta e non ho idee a riguardo. Stupidi e noiosi lo dicevano i figli dei miei amici.
Quello che penso anche io è che quelli sono programmi legati, necessariamente, a realtà lontane da noi e che non ha senso che li si veda qui, salvo rare eccezioni (è il tuo caso).
Circa l’essere ‘provinciali’ il rischio c’è realmente. A mio parere, se uno vuole vedere per forza una cosa di cui percepisce solo una piccola parte di significato lo fa per qualche strana ragione: seguire una moda, un pensiero dominante, una tendenza….
Abbiamo detto tante volte che l’Italia, oggi più che mai, è ridotta alla marginalità culturale: siamo diventati ancora di più una periferia dell’Impero e questa deriva andrebbe contrastata. Tanto per intenderci: sentirsi ‘europei’ e affermare un’identità europea dovrebbe servire anche a difendersi dalla subalternità culturale rispetto agli USA. Se ci si difende sul piano culturale ci si può difendere meglio su tutti gli altri piani.
Concordo sulla durata dei programmi italiani di prima o seconda serata. Io da tempo non reggo più nulla. Ce n’era solo uno carino che durava poco, Gazebo, ma adesso non lo fanno più.
Io credo invece che aprire la mente e le orizzonti, imparare le lingue e le usanze, informarsi ed essere curiosi, serve sempre, programma americana o no. Viaggiare e medesimarsi per comprendere, ma sicuramente siamo d’accordo, o no?
fili
Penso che siamo d’accordo nelle grandi linee.
Figurati che io mi emoziono se da Napoli vado ad Avellino e scopro che l’accento o la cucina o altro sono diversi. Lo stesso accade se da Roma vado a Viterbo….
Credo anch’io -fermamente- nell’incontro tra diversi, nel confronto costante con realtà lontane, nella necessità di andare oltre il proprio orticello.
E tuttavia l’apertura di mente e orizzonti che tu invochi, giustamente, ha bisogno di essere vigile e, diciamo così, strutturata.
La mia impressione è che un mondo globalizzato (dove ci si somiglia un po’ di più e si vive in modo un po’ più simile) richieda identità locali più marcate e una capacità critica accresciuta rispetto ai fenomeni di massa (TV, moda, cinema, musica leggera etc.).
Questa di certo non è un’idea originale. Un po’ si avvicina alla famosa ‘glocalizzazione’ di Zigmunt Bauman…..
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.Ok
Letizia
Già! Immagino la tua emozione nel conoscere una delle leggende dell’entertainment USA, dal momento che eri una fan del suo show! La prossima volta toccherà a David Letterman?! 😉
Confesso che Luciana mi ha fatta morire dalle risate quando ha parlato di IKEA e del gatto… 😉
Il tuo abito era bellissimo!
Stefania
anche a me ha fatto morire Luciana quando ha parlato di IKEA … e mi ha fatto sorridere il tuo imbarazzo quando ti ha coinvolta direttamente … o sbaglio?
Luciana comunque sempre unica! Ha la capacità di farci ridere dei nostri pensieri (in realtà lei dice spesso quello che noi pensiamo ma non osiamo dire o semplicemente non ci siamo mai soffermate a pensare)…
buon pomeriggio Planet!
Filippa
Molto divertente! Imbarazzo… naaah, sono abituata a molto peggio, heheh… di Ikea poi, ho delle notizie nuove, presto, molto presto.
🙂
f.
Dorothy
Ho seguito anch’io l’intervista ieri sera.. davvero divertente e spiritoso Jay… Che fortuna hai avuto!
Il tuo abito era meraviglioso!
Dorothy
http://frufruprincess.com/2014/05/19/pink-denim/
claudia oliveri
Davvero uno che non si prende sul serio ma che fa sul serio …curiosità ma il bianco dei capelli che tonalità di tinta eh???
lapaz
solo a te quelle scarpe non segano le gambe.. irrangiungibile!
Filippa
Hehe, secondo me, questo modello non sega le gambe, sono morbidi sopra, non stringono… buh, io le vedo così..
baci!
fili
lapaz
no no, intendevo che non fanno sembrare la gamba piú corta.. in quel senso “segano” la gamba
naty
fili,come sempre raffinata ,nel vestire e nei modi di agire..anche .alla provocazione di
Lucianina…terribile !!!,una risatona me la sono fatta,ciao buona serata,naty
DB
Ah….chi rivedo, il Bisteccone ?
Sei o sette anni fa assistetti ad una animata discussione tra due miei amici, marito e moglie, e i loro due figli adolescenti. La questione controversa erano i programmi delle TV straniere che i genitori volevano che i figli vedessero per favorire la comprensione delle lingue straniere (che, poi, spesso e volentieri si riduce all’inglese, anzi, sarebbe meglio dire, l’angloamericano).
I ragazzi erano stanchi di sorbirsi -tra gli altri- i programmi di Leno e Letterman che trovavano stupidi, noiosi e lontanissimi dalla nostra realtà. Per i ragazzi erano l’archetipo di certa televisione dove tutto è rigorosamente finto, artificioso, a partire dalle battute e dalle risate….Ad un certo punto del dibattito, uno dei ragazzi (all’epoca aveva 15 o 16 anni) se ne uscì con la frase “Va bene l’inglese, ma in Italia vedere il Bisteccone è troppo provinciale”.
Fino a quel momento avevo ascoltato in silenzio, ma non resistetti più e dissi la mia:”I ragazzi ci stanno dando una lezione. E’ meglio che vedano solo i notiziari della BBC: si abituano ad un ottimo inglese e si informano. E al diavolo il Bisteccone”.*
Ma come mai Leno è in Italia ? Mica gli faranno fare qualcosa qui ?
DB
*Questa considerazione non vale per Filippa che è di cultura anglosassone e in certi personaggi, forse, ritrova un mondo che sente vicino. Ed è bene per lei che sia così.
Filippa
I programmi di Letterman e Leno stupidi e noiosi? (provinciali?) Lui stesso l’ha detto- loro andavano in onda dopo il TG e la missione era di prendere in giro le (qualsiasi) notizie con ironia per regalare un sorriso e un po’ di leggerezza al pubblico prima di andare a dormire. Se fatto con intelligenza non lo trovo per niente male. Credo però che la differenza più grande sia un altro. I programmi all’estero, in America, in Svezia, in prima o seconda serata, durano al massimo 1 ora, 1ora e mezza… I nostri primetime che iniziano alle 21 vanno avanti fino all’una…mamma mia, troppppooooo!
Leno era in Italia per la mille miglia, appassionato collezionista di macchine d’epoca. 🙂 f.
DB
Io i programmi di Leno e Letterman li ho solo intravisti qualche volta e non ho idee a riguardo. Stupidi e noiosi lo dicevano i figli dei miei amici.
Quello che penso anche io è che quelli sono programmi legati, necessariamente, a realtà lontane da noi e che non ha senso che li si veda qui, salvo rare eccezioni (è il tuo caso).
Circa l’essere ‘provinciali’ il rischio c’è realmente. A mio parere, se uno vuole vedere per forza una cosa di cui percepisce solo una piccola parte di significato lo fa per qualche strana ragione: seguire una moda, un pensiero dominante, una tendenza….
Abbiamo detto tante volte che l’Italia, oggi più che mai, è ridotta alla marginalità culturale: siamo diventati ancora di più una periferia dell’Impero e questa deriva andrebbe contrastata. Tanto per intenderci: sentirsi ‘europei’ e affermare un’identità europea dovrebbe servire anche a difendersi dalla subalternità culturale rispetto agli USA. Se ci si difende sul piano culturale ci si può difendere meglio su tutti gli altri piani.
Concordo sulla durata dei programmi italiani di prima o seconda serata. Io da tempo non reggo più nulla. Ce n’era solo uno carino che durava poco, Gazebo, ma adesso non lo fanno più.
Filippa
Io credo invece che aprire la mente e le orizzonti, imparare le lingue e le usanze, informarsi ed essere curiosi, serve sempre, programma americana o no. Viaggiare e medesimarsi per comprendere, ma sicuramente siamo d’accordo, o no?
fili
DB
Penso che siamo d’accordo nelle grandi linee.
Figurati che io mi emoziono se da Napoli vado ad Avellino e scopro che l’accento o la cucina o altro sono diversi. Lo stesso accade se da Roma vado a Viterbo….
Credo anch’io -fermamente- nell’incontro tra diversi, nel confronto costante con realtà lontane, nella necessità di andare oltre il proprio orticello.
E tuttavia l’apertura di mente e orizzonti che tu invochi, giustamente, ha bisogno di essere vigile e, diciamo così, strutturata.
La mia impressione è che un mondo globalizzato (dove ci si somiglia un po’ di più e si vive in modo un po’ più simile) richieda identità locali più marcate e una capacità critica accresciuta rispetto ai fenomeni di massa (TV, moda, cinema, musica leggera etc.).
Questa di certo non è un’idea originale. Un po’ si avvicina alla famosa ‘glocalizzazione’ di Zigmunt Bauman…..