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compiti

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Come al solito non capisco dove sia finito il tempo e ci siamo ridotti all’ultimo istante per finire i compiti della Pulce. Ecco, chiedo a voi, cosa ne pensate dei compiti delle vacanze? Servono davvero o sono fonte di litigate tra genitori e figli e tra i genitori stessi che non sono d’accordo su come e quando devono essere fatti? Io non li ho mai avuto durante le vacanze, erano appunto VACANZE: libertà assoluta. Leggevamo i libri, facevamo mille scoperte e avventure, tanto sport, ma mai i compiti. Tenevo un diario dove raccontavo le mie esperienze, per me, non per la scuola. Hmm, come forse avrete capito, non sono d’accordo sui compiti, ma non lo vado certo a dire alla Pulce. 😉 Quindi dove eravamo… Ah, capire l’ordine del pensiero di uno scienziato, la biografia di Charles Messier… benissimo, delego a Mr D.  (mentre io mi godo il calore del camino e un’altro giallo: Mistero risolto!)

😉

  • Ornella

    tanti auguri in ritardo 🙂
    al 2° anno di liceo la prof di latino e italiano disse che non ci avrebbe assegnato compiti per le vacanze perchè anche noi studenti avevamo diritto a riposare, ma al ritorno non avremmo dovuto chiedere i risultati dei compiti in classe perchè erano vacanze, quindi riposo, anche per lei! 🙂 che santa donna!!!!

    4 gennaio 2013 at 16:37 Rispondi
    • Manuela

      Sono un’insegnante (liceo) e sia durante le vacanze invernali che durante le vacanze estive evito di dare compiti per casa…si tratta giustamente di vacanze. Credo che i ragazzi abbiano il diritto di riposarsi e di avere tempo libero per stare con la famiglia. Per le vacanze estive scriviamo insieme una lista di proposte di lettura (non obbligatorie) e chi lo desidera può continuare a lavorare, ma in totale libertà. Se poi desiderano rivedere il programma o svolgere altre attività possono rivolgersi a me per avere indicazioni a riguardo. Ho visto che tornano riposati e sereni e questo ci permette di lavorare bene al rientro. Lo studio deve essere un piacere, una scelta e non un’imposizione che non porta a nulla.
      Complimenti per il blog:)

      8 gennaio 2013 at 07:33 Rispondi
      • Natalia

        Concordo con Manuela, lo studio deve essere prima di tutto un piacere, l’imposizione non porta a nulla! 🙂

        8 gennaio 2013 at 08:42 Rispondi
  • Letizia

    @Ornella: sì, davvero una santa donna! Fossero tutti così, i prof/maestri!

    Fili, non posso che darti ragione sul fatto che le vacanze siano sacre, e assegnare una valanga di compiti, specialmente in estate, non ha senso. Ai miei tempi, per fortuna, non c’era quest’abitudine (tranne durante le vacanze natalizie), e quando arrivava l’estate si chiudevano i libri di scuola, e amen. E’ giusto così, e poi, se un bambino/ragazzo vuole leggere un libro o fare qualsiasi attività, deve farlo per puro piacere (proprio come facevi tu), e non perché è costretto a farlo.
    Tu, intanto, continua a goderti il tuo caminetto, che domenica tocca anche a te, tornare a “scuola”! 😉
    Baci e complimenti per le bellissime foto!

    4 gennaio 2013 at 16:50 Rispondi
  • Alessandra

    Io ai miei ragazzi i compiti non li do MAI durante le vacanze!
    Le foto sono splendide, specialmente l’ultima!

    4 gennaio 2013 at 17:26 Rispondi
  • tatti

    che belle immagini *.*
    chiaramente a sfavore dei compiti a casa pure io 😉
    purtroppo non tutti i ragazzi hanno una famiglia che sa indirizzarli verso letture e hobbi costruttivi e sani..
    ma nel caso della pulce..i compiti sono sicuramente inutili per tenere la mente attiva!
    ciao! buon weekend befanesco a tutti 🙂

    4 gennaio 2013 at 17:27 Rispondi
  • laura

    penso anch io che le vacanze dovrebbero essere vacanze per dedicarsi alla famiglia e al tempo libero, poi al rientro a scuola ovviamente ci deve essere il massimo impegno certo!
    la foto che avete fatto è troppo bella : siete tu pulce Mr D e mela x caso? 😉
    troppo belli
    a proposito… torno a studiare mentre sono in ferie, neanche questo è giusto ma vabbe… l università è ancora un’altra storia 😉
    kiss

    4 gennaio 2013 at 17:30 Rispondi
    • Letizia

      Laura, abbiamo pensato la stessa cosa, sembra proprio Mela, quella ‘incollata’ a Mr. D.! 😉
      Ma solo Fili potrà svelarci l’arcane… ehm, l’arcano! 😛

      4 gennaio 2013 at 17:40 Rispondi
  • Catia

    Anche io sono d’accordo con te Fili, ai bambini di oggi assegnano decisamente troppi compiti, non solo durante le vacanze, ma anche tutti i giorni.. Dovrebbero essere lasciati più liberi e secondo me non vivrebbero la cultura, la conoscenza, come un obbligo.. Comunque tremo già all’idea di mio figlio che fra due anni comincerà ad andare a scuola (anche se da una parte penso non mi farà male ripassare qualche materia! 😉 )

    4 gennaio 2013 at 17:31 Rispondi
  • tatti

    ahah ma nella foto cè anche l’ombra del cane 😀

    4 gennaio 2013 at 17:33 Rispondi
  • Carla

    TOTALMENTE INUTILI E PRIVI DI SENSO. A che servono? In 10 giorni si dimentica tutto quel che si è fatto fino a quel momento?
    Agli alunni viene insegnato ad odiare la scuola e lo studio, a viverlo come un obbligo, come un giogo, finendo per studiare (quel poco) per gli altri (per i genitori, per gli insegnanti o semplicemente per non fare brutta figura con i compagni) e non per se stessi, vanificando quanto di buono c’è in esso. Il sistema scolastico è una tra le tante cose che non funzionano in questo Paese.
    Baci da una ex-desperatestudent!

    http://trendslowcost.blogspot.it

    4 gennaio 2013 at 18:20 Rispondi
  • Laura L

    Risponde Filippo:
    Io sono con Stella! Non servono i compiti nelle vacanze, io li faccio ma con fatica.
    Durante le vacanze leggo un po’ di tutto, ma solo perché mi piace senza obbligo.

    Scusate,ma Filippo ha letto il post e ha voluto Dire la sua!
    Baci
    Laura

    4 gennaio 2013 at 18:36 Rispondi
  • Roberta

    Ciao! NO, NO E NO ai compiti. Le vacanze invernali sono nate per riposare, pensare e staccare con gli impegni di sempre. Ci vuole tempo per pensare e i nostri ragazzi non POSSONO mai farlo. Sono anche sicura che non avendo nulla di imposto sarebbe loro stessi a mettersi a leggere magari senza l’incubo della “scheda libro” finale!! BUON ANNO

    4 gennaio 2013 at 19:55 Rispondi
  • naty

    Sono anch’io dell’avviso che la vacanza è vacanza!
    Se c’è il sole ,gioco all’aperto … nel bosco ad abbracciare gli alberi,,correre ,saltare con la corda,giocare a palla, tennis…
    se piove un libricino divertente,puo’ aiutare a non annoiarsi e a viaggiare con la fantasia,ed ora un saluto serale a tutte/i,naty

    4 gennaio 2013 at 20:35 Rispondi
  • Gaia

    Recentemente ho avuto modo di pensare ai compiti Leggendo questo articolo http://www.newyorker.com/talk/comment/2012/12/17/121217taco_talk_menand

    Appena letto l’articolo ho pensato che i compiti hanno un senso e siano necessari, in effetti nel caso specifico delle vacanze si potrebbe fare eccezione 😉

    E’ vero che la famiglia ha un ruolo fondamentale nell’approccio che il bambino puo’ avere nei confronti dell’apprendimento.
    Ho anche scoperto, confesso, che in Francia non si va a scuola il mercoledi’… E che comunque vengono organizzati corsi alternativi non legati alla scuola vera e propria di musica, arte, sport…

    4 gennaio 2013 at 21:07 Rispondi
  • Natalia

    Fili, come sempre, sono d’accordo con te, assolutamente!!!!!!!!!!!!!! Ogni giorno delle vacanze litigiamo per via dei compiti, oggi ho incontrato anche un professore e l’ho detto! Eppure di solito , Federico (fa la prima media) li fa sempre ed anche bravo, responsabile, ama matematica (la maggioranza dei bambini della classe non la sopporta)! Nonostante che io non sia d’accordo, li faccio fare per forza, è un obbligo: se vengono assegnati, devono essere fatti. Vacanze servono, punto. Quando si ricomincia, si riprende il ritmo e tutto torna nella normalità.
    Bellissime foto, baci. 🙂

    4 gennaio 2013 at 21:49 Rispondi
  • DB

    Cara Filippa,
    la tua è una buona domanda che sollecita delle riflessioni piuttosto che un ‘sì’ o un ‘no’ tagliati con l’accetta.
    In questo caso, i sì e i no secchi non aiutano perché le esigenze della formazione sono sempre quelle -anzi, sono diventate più severe- mentre è cambiato il rapporto tra scuola e società, scuola e famiglia.
    Voglio dire che, fino a non molti anni fa, lo studente doveva preoccuparsi di studiare contemperando lo studio con poche altre attività voluttuarie. Lo stesso dicasi per le famiglie che dovevano assistere lo studente senza preoccuparsi di contemperare questo impegno con vacanze, sport , settimane bianche, vita sociale, week-end, gite fuori porta etc.etc.
    Insomma, la scuola e le esigenze formative (peraltro accresciute !) devono fare i conti con una società molto cambiata, con abitudini, stili di vita, consumi e aspirazioni al consumo molto diversi rispetto a non tantissimi anni fa. Da questo deriva l’insofferenza -degli studenti e delle famiglie- per i carichi di lavoro che appaiono eccessivi. Il punto da considerare è che forse i carichi non sono eccessivi perché sono in proporzione alla quantità di saperi da acquisire e alle sensibilità culturali da alimentare. Oggi conosciamo molte più cose che in passato e dobbiamo fronteggiare realtà assai più complesse. Ne consegue che la trasmissione delle conoscenze e i processi di apprendimento sono più laboriosi.

    In questo quadro, sul tema ‘compiti per le vacanze natalizie’, tra gli insegnanti ci sono diverse tendenze. C’è chi li ritiene utili e ci dà dentro; c’è chi è contrario e ‘grazia’ gli studenti; c’è chi si limita a consigliare qualche lettura e lo studio degli argomenti che saranno d’attualità alla ripresa delle lezioni.
    Molti docenti cercano di assegnare ‘compiti differenziati’ per ogni singolo studente, secondo l’attitudine di ciascuno allo studio e la specifica qualità della preparazione, il tipo di famiglia che ogni studente ha alle spalle. Questo della famiglia è un aspetto molto importante, ma per l’insegnante è difficile comprendere e influire positivamente.

    Personalmente, ho un ricordo angoscioso della montagna di pagine che quotidianamente (anche nei giorni di festa) ero costretto a ruminare. Pertanto, sarei portato a pensare che i sovraccarichi sono inutili e dannosi.
    Però, se penso alla realtà che i ragazzi di oggi dovranno affrontare tra 10, 15 o 20 anni (realtà sociale, lavorativa, relazionale) mi vengono i brividi. I ragazzi di oggi vivranno in un mondo in cui la conoscenza e il saper fare le cose meglio di altri saranno il vero valore competitivo.
    E allora nel dubbio ‘compiti sì, compiti no’, io dico: “melius est abundare quam deficere”.

    DB

    4 gennaio 2013 at 22:16 Rispondi
  • Natalia

    Fondamentalmente sono d’accordo anche con DB, una riflessione importante, pensando al futuro dei ragazzi che dovranno affrontare. Buona giornata a tutti! 🙂

    5 gennaio 2013 at 12:17 Rispondi
    • Letizia

      @Natalia, anch’io per certi versi sono d’accordo con DB perché ho capito il senso della sua riflessione. E poiché di cultura non ce n’è mai abbastanza, specialmente negli adolescenti, dico anch’io “melius abundare…”! 😉

      5 gennaio 2013 at 14:05 Rispondi
      • PuroNanoVergine

        Compiti, compiti e ancora compiti.

        La tabellina del 7, i numeri primi, il teorema di Pitagora, gli affluenti del Po, i confini della Polonia, il congiuntivo imperfetto di studiare, the past perfect, la prima guerra mondiale, I promessi sposi, la fotosintesi clorofilliana, i sistemi operativi, la retroazione, cinquanta flessioni… su due braccia… su un braccio solo… senza braccia… il trauma facciale… il pronto soccorso (a volte studiare è doloroso ;-)).

        5 gennaio 2013 at 16:45 Rispondi
  • Claudia

    Io invece sono favorevole. Senza esagerazioni, ovvio. Passano neppure due settimane e i ragazzi si scordano tutto. Con i compiti delle vacanze, si mantengono in allenamento. La scuola è il loro lavoro e devono fare qualche piccolo esercizio anche quando non c’è scuola.

    5 gennaio 2013 at 15:03 Rispondi
  • veraB'

    NO assoluto per i compiti delle vacanze !!!
    Durante la pausa estiva e/o di varie festività i miei nipoti passano la maggior parte del loro tempo sui compiti, è vero sono molto ligi al loro dovere, ma farebbero molto molto volentieri a meno se i loro professori non li riempissero così tanto da rendere le loro vacanze quasi dei giorni scolastici normali …
    Ok tener allenato la memoria e gli studi, ma quel che vedo è veramente troppo !

    buonlavoroPulce 😉

    5 gennaio 2013 at 16:54 Rispondi
  • Natalia

    Secondo me è impossibile dimenticare tutto in due settimane, poi dipende da come si studia. Leggere i libri, fare qualche ricerca, le scoperte nuove, fare sport, approfondire qualche argomento che piace di più, fa sicuramente bene.

    5 gennaio 2013 at 18:46 Rispondi
  • Giu

    Prendo spunto, cara Fili, da Charles Messier: avrebbe potuto vivere col naso all’insu’ per tutta la vita se avesse dovuto svolgere continuamente i compiti?
    A volte conviene cambiare spesso prospettiva per vedere le cose nella giusta luce.
    Baci Giu

    5 gennaio 2013 at 19:03 Rispondi
  • Ilaria

    Gli anni peggiori per quanto riguarda la moltitudine di compiti per le vacanze è stato durante il periodo medie e superiori. Carichi e carichi di compiti da fare, che nemmeno sembrava di essere in vacanza. Sinceramente il troppo non va bene. Vi giuro che praticamente ero sempre sui libir tra esercizi, studio, temi, disegni ecc. Bisognerebbe ovviamente arrivare al giusto equilibrio. Una cosa che ho odiato a quei tempi “la costrizione” alla lettura su determinati libri, che ovviamenti a 14 anni non ho per nulla apprezzato. E poi riscoperti e “visti” sotto un’altra ottica alla soglia dei trent’anni. Se fossi prof. farei amare il piacere della lettura, senza costrizioni, così come adotterei un metodo diverso per coloro che insegnano le lingue. Di tutti i professori avuti in 8 anni di scuola, l’unica degna per il suo stile “ald i fuori delle regole” è stata la mia amata professoressa di Francese. Una grande!!!!!

    5 gennaio 2013 at 19:55 Rispondi
  • DB

    Alle cose dette stamattina vorrei aggiungere che -a mio parere- bisogna fare attenzione all’uso delle parole: lo studio per alcuni sembra essere diventato un ‘lavoro’. Ma non è così.
    Il lavoro è quella cosa che inizia e finisce timbrando il cartellino. Quando è finito è finito e se ne parla all’inizio del nuovo giorno lavorativo.
    Lo studio non ha giorni lavorativi ed è un processo lento, profondo e con poche soluzioni di continuità. Una ‘costruzione di sé’ che si svolge in ogni momento utile.
    Quando si è bambini questa costruzione è molto guidata dall’istituzione scolastica e dalla famiglia.
    Mano a mano che si cresce il processo di costruzione può assumere forme più autonome e, diciamo,
    ‘autogestite’. Resta, in ogni caso, un’esperienza totalizzante, assoluta. Senza orari, ferie, momenti sì e momenti no. Purché nello studente -e nella famiglia che dovrebbe seguirlo- ci sia una voglia di costruzione, una ricerca, un impegno, un desiderio…..

    Un’altra considerazione riguarda proprio la famiglia che dovrebbe avere un ruolo di integrazione e
    mediazione tra l’istituzione scolastica e l’attitudine (quando c’è) all’autocostruzione da parte dello studente. Quante famiglie riescono a svolgere questo ruolo o ne sono appena consapevoli ? Quante famiglie mettono un libro non scolastico in mano ai figli o li portano ai musei, ai teatri, ai concerti o usano con autorevolezza il telecomando o sanno guidare i ragazzi all’uso del web ?
    Quante famiglie hanno i mezzi (materiali e/o intellettuali) per fare tutto questo ? Io, francamente, non lo so. E non lo sanno neppure gli insegnanti che -nell’incertezza- tendono a riempire i ‘vuoti’ familiari assegnando compiti e letture anche in dosi apparentemente eccessive.

    Torno per un attimo -e concludo- alla faccenda del ‘meglio abbondare’. Credo che pochi si rendano conto che l’attuale crisi economica non è congiunturale ma strutturale. Intendo dire che non è passeggera ma segna un cambio di epoca. La vecchia e cara Europa dovrà sempre più disputare quote di ricchezza a nuovi e potenti paesi produttori. Il mondo è assai cambiato e cambierà ancora intorno a noi.
    Quando paesi come la Federazione Russa e l’Ucraina -a est- o paesi come l’Iran o come quelli
    Maghreb -a sud- usciranno dalle attuali condizioni di minorità politica e diventeranno paesi democratici, la guerra per la ricchezza (chi la produce e come e dove e quando) sarà veramente senza quartiere e senza condizioni.
    Nella nostra Europa, sia le comunità che gli individui, faranno fatica a stare dentro i processi produttivi. Per non esserne esclusi servirà molta conoscenza e molta capacità di apprendere e raffinare progressivamente le capacità lavorative. Non a caso si parla tanto di ‘formazione permanente’ degli adulti: è una necessità ‘di sistema’ dettata da ragioni produttive.
    Se vogliamo dirla tutta, la guerra per la produzione della ricchezza è iniziata da tempo e sta mettendo in crisi gli equilibri sociali dei singoli Stati: Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda non sono più gli stessi di qualche anno fa e non lo saranno mai più. Adesso tocca a noi e poi verrà la Francia
    e quindi sarà il turno dei nordeuropei anche se più solidi e meglio attrezzati.
    In Europa, per farla breve, lavorare e guadagnarsi da vivere dignitosamente tra 10 anni sarà parecchio più complicato di oggi.
    Se questa è la prospettiva generale (e mi sa tanto che è questa), credo che chi ha figli in età
    scolare debba assecondare di buon grado le esigenze poste dalla scuola (compresi i compiti per le vacanze !) e considerarle (finalmente !) come impegno prioritario anche se condizionano abitudini e modi di vivere.

    Ormai sono investito da problemi ancora più intricati e le questioni dei ragazzini che vanno a scuola non le vivo più in prima persona, però mi permetto di insistere su questi argomenti che saranno sempre più centrali e decisivi per gli individui e per le comunità.

    DB

    6 gennaio 2013 at 01:33 Rispondi
  • PuroNanoVergine

    Concordo con te, DB, tranne che per il primo paragrafo.

    Posso parlarne in prima persona, ma anche per molti miei colleghi: capita (e ultimamente la cosa si è fatta più frequente) di non staccare dal proprio lavoro una volta timbrato il cartellino.
    Sarà che alcuni lavori permettono di proseguire tranquillamente la proprià attività da casa, sarà che a volte, di fronte a determinati problemi, non riesci proprio mentalmente a staccartene, sarà che in fondo c’è passione per quello che si fa, sarà l’esigenza anche di informarsi e di studiare (come fossimo ragazzini :-)) proprio per stare aggiornati sulle nuovo tecnologie (lo studio in ufficio è quasi impossibile), sarà quel che sarà (come diceva Tiziana Rivale), ma non vi è più una separazione netta fra casa e ufficio (vi sono anche aspetti negativi in merito).

    p.s. ora torno chino sui libri (sono alla tabellina dell’11… relativamente facile :-)).

    6 gennaio 2013 at 07:50 Rispondi
    • DB

      Hai perfettamente ragione. La mia era una semplificazione per rendere l’idea della differenza sostanziale tra studio e lavoro. Quel tipo di semplificazione credo che valga solo per il lavoro ‘fordista’: chi sta alla catena di montaggio non può portarsela a casa e, al massimo, fa come Charlie Chaplin in ‘Tempi moderni’.

      Torno a studiare pure io, va’….che c’è la formazione permanente…

      DB

      6 gennaio 2013 at 11:03 Rispondi
      • Letizia

        @DB + PNV: nulla da sindacare, avete indiscutibilmente ragione entrambi!

        6 gennaio 2013 at 14:04 Rispondi
  • naty

    Dai compiti si passa ad un unico grande problema pesante come gli zaini sulle spalle dei ragazzini…”LA SCUOLA ” (è vita)
    Un tempo valeva una regola “Una brava mamma e una brava Maestra”.
    Chiudo l’argomento interessantissime le vostre considerazioni ,guardando nel vaso i calicanthus ,fiore che mi ricorda le prime passeggiate pedestri con la maestra che mi insegnò ad annusare questi fiori,buona domenica,naty

    6 gennaio 2013 at 14:11 Rispondi
    • DB

      Cara Naty,
      la questione del peso dei libri di testo è stata affrontata dall’attuale ministro (e da quello precedente) imponendo agli editori di realizzare edizioni in parte digitali.
      Io, però, credo che la soluzione migliore sia quella di stabilire un rapporto diverso tra studente e libro, cartaceo o digitale che sia.
      Il discorso è complesso e quindi mi limito a dire che -se in una casa ci sono ragazzi che vanno a scuola- deve esserci una mini-biblioteca di base a prevalente indirizzo umanistico.
      Inoltre, oggi c’è l’opportunità di utilizzare le risorse del web, davvero preziosissime per chi voglia documentarsi e studiare, ma bisogna imparare bene a metterci dentro le mani e a utilizzare correttamente ciò che è possibile reperire.
      Il problema ‘libri di testo’, in sostanza, potrebbe essere sdrammatizzato -soprattutto per gli studenti delle superiori- e la relativa spesa orientata verso la costituzione della mini-biblioteca.

      Sulla regola antica che opportunamente ci ricordi, non posso che concordare.

      Buona serata anche a te !

      DB

      6 gennaio 2013 at 17:03 Rispondi
  • naty

    Domenico grazie !
    con stima porgo un cordiale saluto,Naty

    6 gennaio 2013 at 17:19 Rispondi
  • erica

    ciao a tutti, scusate, lo so che mi sbranerete, ma io sono un’insegnante e i compiti li ho dato. anche io vorrei poter non dare i compiti, e i bravi potrebbero forse anche farne a meno. sono i più deboli però che dopo 16 giorni di mancanza di esercizio farebbero troppa fatica a ricominciare. io sono per pochi esercizi al giorno, io insegno matematica – lo so è una aggravante- ma ho dato 2 esercizi al giorno. totale dai 5 ai 10 minuti. e abbiamo deciso con i miei ragazzi che i giorni effettivi in cui avrebbero potuto fare i compiti erano in totale 10.
    certo alcuni miei colleghi riempiono di compiti i ragazzi. capisco il bisogno di stare in famiglia. ma non voglio che i miei ragazzi tornati abbiano un tracollo e relative lacrime…. 16 giorni di vacanze e due mesi per recuperare.
    perdonateci, ma almeno io, lo faccio per loro.
    Erica

    8 gennaio 2013 at 09:52 Rispondi
  • naty

    Erica,hai perfettamente ragione,poco aiuta,a non dimenticare,inizialmente ,ho dato un’idea di svago,pensando a Stella che frequenta la scuola elementare,periodo in cui è bella la sperimentazione,aggiungo che ogni giorno ascolto Radio tre, nello spazio scuola,e mi associo nell’ammettere che deve essere difficile insegnare, in particolar modo in questo periodo,certamente non esemplare,con stima naty
    Mi auguro ,di non avere ,con questo mio pensiero offeso te e i tuoi colleghi.

    8 gennaio 2013 at 14:51 Rispondi
  • Natalia

    Penso anch’io che sia difficile insegnare, devo ammettere però che di solito i più deboli siano quelli che i compiti non fanno quasi mai. Comunque sia è sempre l’insegnante che deve decidere, condivido il pensiero di naty, con stima Natalia

    8 gennaio 2013 at 18:50 Rispondi
  • erica

    care Naty e Natalia,
    nessuna offesa! grazie per la risposta cortese. è vero che i deboli tendono a fare poco, ma è con loro che si deve misurare un insegnate. insegnare a chi è portato, seguito e che magari ha anche un po’ di intuito per la materia… è più semplice. quando però vedi la soddisfazione negli occhi di un ragazzino che non pensava di potercela fare perché ha ottenuto il suo obiettivo, la soddisfazione ti ripaga e lo ripaga di tutto il lavoro fatto.
    adesso però -per la legge del contrappasso- mi tocca correggere tutti i compiti che ho dato… scappo!
    baci Erica
    ba

    8 gennaio 2013 at 19:14 Rispondi
    • Natalia

      Cara Erica, sono davvero felicissima che ci sono insegnanti che ci mettono tanta passione e concordo che sono i più deboli che hanno maggior bisogno.
      baci, Natalia

      9 gennaio 2013 at 15:30 Rispondi

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