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  • Letizia

    Certo, è sempre più scontato dirlo, ma tu sei il nostro Guestwriter con la G maiuscola, impossibile ‘competere’ con te e con le tue capacità dialettiche!
    Leggere questo tuo racconto (così come tanti altri che hai pubblicato qui, per la verità) è stato quasi come tuffarsi dentro la sceneggiatura di un film, perché descrivere dettagli, emozioni e ricordi (soprattutto di lunga data) come sai fare tu non è da tutti, naturalmente… e io, da eterna grafomane, ho sempre avuto un debole per chi scrive tanto e in un certo modo, rendendo le parole scritte immagini vivide e reali.
    Perciò, grazie di questa bella passeggiata per Roma, città che continuo ad amare spassionatamente, nonostante i suoi malanni sempre più acuti.
    Adesso basta con le sviolinate, però… 😛 😀
    Un abbraccio e buona domenica,
    Lety

    20 November 2016 at 14:27 Reply
  • naty

    Attraverso il racconto di Domenico Baldari,ho viaggiato nell’Arte ,barocca ,l’opera il canto ,la musica …
    ho visto la Roma di Pasolini, Fellini…e il famoso dipinto di Renato Guttuso … V ia Margutta ,una Roma colorata da vizi e virtù ,il fascino di una città che ha fatto storia negli anni ,abbiamo così rivisto alcuni dei suoi volti ,i passi di ognuno di noi noi che negli anni forse l’ha conosciuta…ma oggi l’applauso va a Domenico ,un artista Egli ci preso per mano (e con la mente ci ha portato ) nella Sua Roma…
    Complimenti Domenico !!!
    Buona serata a te ed al Planet,naty

    20 November 2016 at 17:21 Reply
  • naty

    scusate gli errori !naty

    20 November 2016 at 17:24 Reply
  • PuroNanoVergine

    E’ sempre un piacere leggere un tuo brano, Domenico.

    Sei in grado di donarci delle pillole di cultura con uno stile naturale, leggero, a volte umoristico, a volte malinconico (che mi sembra dettato dalla consapevolezza che il tempo sia passato o sia prossimo a farlo).

    Leggendoti non ho mai l’impressione dell’intellettuale che vuole mettersi in mostra, ma di una persona che sa mescolare nozioni “alte” (che siano la musica lirica o l’architettura di alcune opere romane, poco cambia) con annotazioni “basse” (tipo i commenti facebookiani sulla somiglianza Travaglio/Mozart).

    In fondo alto e basso si mescolano naturalmente, così come possono convivere sacro e profano (la rievocazione dei pellegrini che univano la visita papale con la frequentazione delle prostitute mi ha riportato alla mente il considerevole quantitativo di preservativi ritrovati sul prato che ospitò una moltitudine di giovani, in occasione del giubileo romano del 2000).

    Sulla Tosca, dico solo che “E lucean le stelle” (uno dei pochi brani lirici che conosco) mi riporta alla mente due episodi che si legano agli ultimi giorni che ho vissuto con mio padre (sono ormai trascorsi quasi 30 anni) e con mia madre (nel 2014).
    Nella mia (totale) ignoranza posso solo dire che mi affascina l’intepretazione di Placido Domingo.

    Grazie ancora per l’articolo che hai postato (e grazie a Filippa per averlo ospitato).

    Ecco Domingo:

    https://www.youtube.com/watch?v=fzzy4PhPWnw

    21 November 2016 at 21:31 Reply
  • veraB'

    Roma la conosco poco e ci sono stata solo due volte, ho un luogo specifico nel cuore, Piazza Farnese, infatti è stato inevitabile farmi rievocare ricordi bellissimi …

    In merito al tuo racconto della capitale, ho percepito una certa emozione, che piacevolmente e contagiosamente si è diffusa anche in me.

    Trovo che sei ogni volta molto bravo a scrivere, la tua cultura e la cura nei dettagli ha fatto si che nei tre atti della “Tosca” hai composto il “Tuo capolavoro”.

    Caro Domenico, grazie per avermi tenuta per mano e portata con te in questo meraviglioso “giro di giostra”

    Un bacio
    Vera

    22 November 2016 at 14:31 Reply
  • Angela

    Grata, davvero grata per questo splendido contributo. Per chi ama l’opera, Tosca è Roma, e Roma è Tosca. Raccontata così lo si sente ancora di più. Grazie perciò a Filippa che l’ha ospitato e a Domenico che col suo racconto mi ha fatto rivivere un’identica passeggiata fatta tanti anni fa con mio padre nei luoghi della Tosca. Da allora Sant’Andrea della Valle è diventata la chiesa del cuore. Un’emozione così è un vero regalo

    22 November 2016 at 19:51 Reply
  • DB

    Ringrazio tutti le gentili Letizia, Naty, Vera B. e Angela per le parole belle e le espressioni di finissima sensibilità.
    Ringrazio Filippa per l’ospitalità, l’impaginazione perfetta e quel pavimento di sanpietrini.

    Mi dispiace un po’ per la lunghezza, ma -in tre ore di passeggiata- di pensieri in libertà, in media, per la testa me ne passano tanti. Figuriamoci tra pietre che frequento e amo intensamente da un tempo lunghissimo. E infatti mi sono dovuto autocensurare. Su Roma e Tosca, su Sacro e Profano ci sarebbero un sacco di altre cosette sfiziose che, camminando, si presentano davanti. Però, per questa volta, basta così e avanza pure.

    PNV parla di tono a volte malinconico del racconto e penso che abbia ragione: la memoria porta sempre un po’ di malinconia, per forza.
    Mi propongo fin dall’adolescenza di sfuggire alle malinconie della memoria e di vivere nel presente, attimo per attimo. Però, mentre pronuncio la parola ‘presente’ e contemporaneamente mi gratto il naso, scopro che appena un attimo dopo quella parola e quel gesto già appartengono al mio passato e non sono più replicabili nello stesso identico modo. Posso farne riapparire un simulacro, un pallido fantasma solo attraveso la memoria. Ne consegue che tutto è ‘passato’ e memoria del passato. E che insieme alla memoria tocca tenersi anche il velo di malinconia.
    Quanto al famoso ‘presente’ in cui vivere libero da malinconie, continuo a cercarlo ma ogni volta scopro che -tecnicamente- non esiste.

    Ancora grazie e saluti a tutti,
    DB

    23 November 2016 at 00:00 Reply
  • Laura C.

    Lo so che sono molto in ritardo, ma sono giorni intensi questi ultimi vissuti e non riesco a stare al ritmo d’una volta!
    Domenico, grazie davvero per questo racconto. Devo cercare un po’ di tempo la sera tardi, quando tutti sono a letto, e godermi per bene questa Tosca che io, da profana, non ho mai sentito.

    Avevo iniziato a buttar giù qualche parola per il mio racconto, ma hai lasciato il listone troppo alto, caro amico!
    Adesso dovrò davvero impegnarmi!
    Un abbraccio forte

    25 November 2016 at 12:45 Reply
    • DB

      Sono contento che questa mia passeggiata sia servita a farti conoscere Tosca.

      Un saluto cordiale,

      DB

      29 November 2016 at 17:05 Reply
  • Giu

    Caro Domenico,
    ho una sola parola per descrivere questa storia: meravigliosa!
    E, credimi, mi ha toccato molto da vicino…
    Devi sapere che mio padre fu un cantante lirico, tenore, di livello amatoriale certo, ma solo per questioni economiche. Tu non ne troverai traccia in nessun annale, ma io ci sono cresciuto…
    Quando preparava un risotto per noi ragazzi, intonava “a freddo”, appunto, “recondite armonie”, mentre se era triste si sfogava con “e lucean le stelle”, quindi mi hai fatto ringiovanire di qualche decennio.
    Io, figlio irriconoscente, ne ho ereditato la voce tenorile (però la devo impostare eh, sennò non viene) ma ovviamente non la tecnica, e un po’ me ne rincresce perché in questo modo mi sento partecipe del declino di questa cultura, ma tant’è.
    Grazie Domenico, anche perché mi hai fatto ridere di gusto quando hai definito Scarpia simpatico… 😉
    Un abbraccio affettuoso, Giu
    PS: conto sui tuoi prossimi racconti, mi raccomando

    27 November 2016 at 22:29 Reply
  • Giu

    Se posso aggiungere un commento alla parte non operistica del racconto, la naturalezza con cui descrivi questi episodi, mescolando in un unico calderone cose che solo apparentemente non c’azzeccano (la ragazza di colore, la fidanzata incazzosa, la fontana, il caffè con Travaglio,, lo storico dell’arte, le chiese, i registi…) ne ricavi un arcobaleno ben assortito di sapori e colori che ci servi a questo banchetto come una squisitezza sopraffina, della quale rincresce distaccarsi, mai sazi.

    28 November 2016 at 13:24 Reply
    • DB

      Caro Giu,
      sei molto gentile.
      In circa tre ore, girando e vedendo cose che conosco e amo, di pensieri in libertà ne vengono molti. Li ho solo esposti ‘in odine di apparizione’ e con qualche omissione per motivi di opportunità e brevità.

      Anche mio padre da ragazzo aveva studiato da tenore. Poi era stato chiamato alle armi, nel ’42. Era tornato a casa dopo l’8 settembre del ’43 con la voce che era diventata da baritono. Lui diceva che era colpa delle privazioni e degli spaventi della guerra, ma ho sempre pensato che si fosse semplicemente stufato e per questo aveva smesso di studiare canto. Tuttavia, gli erano rimasti la passione per la musica, una certa competenza e molti compagni di studio che spesso venivano a trovarlo. Grazie a questa circostanza, il mio incontro con il teatro d’opera è stato naturale e piuttosto precoce.

      Ancora grazie !

      DB

      29 November 2016 at 17:23 Reply
      • veraB'

        …..a Te !
        veraB’

        29 November 2016 at 22:35 Reply

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