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the choice

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I firmly believe that we choose every morning the person we want to be, the person who we want to become. Our choices in life are crucial, starting from the smallest things. Using a word, a tone of voice, to smile or not, to be positive… In front of her Majesty Mother Nature, I feel small and thankful.

Join me for some new great news, coming up on the 17th. Stay tuned!  🙂

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  • francesca

    12 February 2016 at 19:41 Reply
  • Letizia

    Non dirò che non vedo l’ora di scoprire la grande novità perché #curiositykilledthecat… 😉
    Miaooo!

    12 February 2016 at 20:03 Reply
      • Letizia

        Chi io???!!! Naaaaahhh! 😉 (Fili birichina) #tantomancapoco

        Mi associo in toto alle parole di Laura, ieri non ho commentato il messaggio principale del post perché ne abbiamo parlato tante volte, visto che il tuo modo di vedere e SENTIRE la vita è da sempre il filo conduttore del Planet, e per questo ti ringrazio ancora una volta, perché mi/ci regali sempre un sorriso e ci aiuti a vedere il bicchiere mezzo pieno, anziché mezzo vuoto. Lo so che basterebbe poco, ma purtroppo non è così facile né scontato…

        Sanremo?! Ho visto qualcosa, a tempo perso, più che altro perché seguirlo leggendo i commenti da suocera dei miei amici è un puro spasso! Glisso volentieri sul senso (senso?!) della presenza di Garko e Ghenea… comunque, anche per me la Regina incontrastata di quest’anno è solo lei, Virginia Raffaele, strepitosa sera dopo sera! In versione Donatella Versace, poi, è stata il top assoluto!

        @DB: grazie per questo bellissimo contributo, ho ancora i brividi e gli occhi lucidi… 🙂

        13 February 2016 at 14:15 Reply
  • Laura C

    Hai ragione Fili,e sei anche molto onesta nell’ammettere che sei una persona fortunata, a volte ci vuole anche quello per poter scegliere il sorriso di buon mattino (quello e un caffè). Brava mi piaci sempre di più.
    We’ll stay tuned darling!

    13 February 2016 at 09:32 Reply
  • DB

    Questo cielo è stupendo e tu sembri proiettata verso lo spazio siderale.
    Fai pensare ad una vecchia canzone: “Space oddity”. In questa versione è davvero bella.
    https://www.youtube.com/watch?v=cKg1_fKO1sY

    Buona vacanza e cari saluti,
    DB

    13 February 2016 at 09:57 Reply
  • Letizia

    Scusa Fili, non c’entra assolutamente niente con il tema del post, ma ho appena visto questa cosa e mi ha fatto troppo ridere… 😉

    http://www.sherlock.bike/

    13 February 2016 at 14:34 Reply
    • fili

      fili

      hahaha, troppo giusto, il nome! 🙂

      14 February 2016 at 11:04 Reply
  • veraB'

    Tante volte attendere determinate persone e/o le novità che ruotano attorno è solo che un piacere, pertanto rimango in attesa e t’ammiro sempre di più cara Regina !
    …e, come dar torto a quel che hai scritto in apertura del post !
    Un abbraccio forte
    veraB’

    13 February 2016 at 19:19 Reply
  • DB

    Una piccola cronaca napoletana.

    Nei primi anni ’60 venne a giocare nel Napoli un ragazzo brasiliano di colore. Il nome era Faustinho Jarbas, in arte Cané. Fu accolto con curiosità e affetto. Non era un fuoriclasse, ma per il colore della pelle e l’essere brasiliano divenne subito il Pelé dei napoletani. Un Pelé in sedicesimo o, se si vuole, dei poveri.
    Terminata la lunga e fortunata carriera rimase in città, avendo sposato una ragazza del posto che gli diede numerosi figli. Abita nel mio quartiere e ancora capita di vederlo mentre fa jogging al Parco Virgiliano o lungo le strade di Posillipo. Quel signore dalla pelle nera e i capelli bianchi per tutti noi è rimasto Cané, l’ala destra del Napoli negli anni luminosi di Sivori e Altafini.

    Giovedì scorso è morta la signora Evelina, la madre di un mio vecchio amico. Venerdì sono andato al funerale nella Chiesa di Rivalta a Posillipo.
    La chiesa non è grande e i molti presenti la riempivano completamente. In fondo e ai lati c’era gente in piedi.
    Ho trovato posto all’estremità di una prime delle panche, accanto a due anziane amiche della defunta. Per tutto il rito funebre le due non hanno fatto altro che bisbigliare chiacchiere alternate alle preghiere. Parlavano di chi in chiesa c’era e di chi non c’era. Se il soggetto era presente il commento era sul suo inesorabile invecchiamento. Se invece il soggetto era assente il commento era sulle possibili ragioni della defezione. La buona borghesia napoletana è così. E’ fatta di un elegante nulla e di un piacere sensuale per il rito di società , per il pettegolezzo e per l’inciucio.
    Ad un certo punto, una dice all’altra : ”Hai visto? Ci sta pure Pelé !”. L’altra non ci crede e risponde “ Pelè ? Ma chill’ sta in Brasile….”. “Ce sta, ce sta….è chill’ niro co’ cappotto scuro, assettat’ vicin’o’ generale ”. “E’ o’ vero….. e comm’ è arrivato fin’a ‘cca’ ?”. “ Nun ‘o ‘ssaje ca e’ figlie d’Evelina vann’ e venen’ d’o Brasile ? Po’ essere ca song’ amici e’ Pelé”. “Ma quale Brasile…Pelé sta di casa a via Stazio, vicino a mia nipote”.
    Le due signore quasi litigano su dove abiti Pelé -se a trecento metri o a tremila chilometri- quando alle mie spalle sento arrivare una voce sibilante e insistita: “E’ Cané. E’ Cané. Il nostro si chiama Cané “. Mi volto e vedo un uomo anziano, smilzo, coi baffetti e vestito di nero. E’ in piedi, qualche metro più dietro, accanto a una delle colonne della navata. Si sporge verso di me e con un lieve sorriso ripete ancora: “Il nostro è Cané. Ce lo spiegate voi alle signore ?”. Con la testa gli faccio cenno di sì, adesso lo spiego.
    “Signora, quello non si chiama Pelé, si chiama Cané”. La signora mi sembra infastidita dall’intrusione. Lei e l’amica stanno discutendo del domicilio, adesso che c’entra dubitare di nome e identità ? E infatti seccamente mi fa: “E mo’ chest’ che c’azzecch’ ?”.
    Non so rispondere, mi arrendo. Ora la mia attenzione è attratta dal prete che asperge la bara d’acqua santa e poi, girando intorno con lente movenze, l’avvolge nei fumi dell’incenso. Simboli e segni nell’aria, gli ultimi gesti intorno al corpo della signora Evelina.
    E tuttavia Pelé e Cané risuonano ancora nei bisbigli accanto a me. Guardo l’uomo smilzo vestito di nero. E’ chiaro che attende conferma. Non è vero, la confusione aumenta, ma gli faccio segno che è tutto a posto. Annuisce soddisfatto.
    Siamo alla vigilia del grande evento della città calcistica -stimabile nel 90% della città intera- e trovo curiosa l’apparizione -lì e in quel momento- di uno dei suoi Lari viventi e protettivi. Mi viene da pensare che potrebbe esserci un rapporto tra i napoletani, la morte e il gioco del pallone. Il rapporto -tutto da indagare- sarebbe quello sottinteso ad una grande scritta murale nel cimitero monumentale di Poggioreale. Era l’estate del 1987, appena conquistato il primo scudetto.
    La scritta diceva: “E che vi siete persi….”.

    14 February 2016 at 22:15 Reply
  • fili

    fili

    La vita raccontata da te è ancora più vitale, anche da un funerale. Grazie!
    f.

    15 February 2016 at 19:03 Reply
    • DB

      Sei sempre gentile.
      In effetti, certe volte ai funerali la vita si esprime in forme inattese. Sarà un modo di reagire e andare avanti.
      Mi sono trovato in mezzo al dialogo surreale tra le due signore e l’uomo smilzo e l’ho raccontato.

      Tante belle cose !

      DB

      16 February 2016 at 13:22 Reply

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