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  • Anna

    F i l i p p a s e i l a n . 1 !

    (è estate ? ..)
    Anna

    1 August 2016 at 13:48 Reply
  • DB

    Alla fine, l’estate è arrivata anche per me. Ne sospettavo da tempo l’arrivo, ma non ne avevo certezza. Un conto è essere certi del sole a picco, del caldo, delle giornate lunghe,. Un conto è essere certi dell’estate .

    Anche quest’anno vado in un posto dove fa tanto caldo e dove, d’improvviso, può essere indispensabile correre. Correre non per sport, ma correre sul serio, a più non posso. E dunque mi serve un abbigliamento molto leggero e soprattutto scarpe comode. Di cose ne ho: potrei fare felici diversi appassionati del genere vintage-delavé, sempre che esista un tal genere. Però, qualcuno di recente mi ha detto: ‘te miett’ semp’e stess’ pezz’ (indossi sempre gli stessi stracci) e io mi sono sentito quasi offeso. Pertanto, ho deciso di togliermi gli schiaffi dalla faccia e prendermi una rivincita. E quindi ho anch’io una novità: nuove pezze e nuove scarpe.
    C’è un grande negozio di abbigliamento casual a Porta Nolana, dalle parti della Stazione Centrale. In vetrina ha molte scarpe Diadora. Mi sono fatto l’idea che sono tra le migliori, sperando che Filippa approvi.

    E dunque stamattina entro in quel negozio. Mi occorrono degli short, delle magliette di cotone, delle scarpe Diadora. Tutti i colori devono essere in questa gamma: nero, bianco, blu, grigio, beige. Niente scritte, niente marchi, niente stranezze. Niente di niente.
    I commessi e i clienti sono tutti giovanissimi. Barbe, ciuffi e tatuaggi in quantità. Viene incontro un commesso, mi faccio forza e gli recito il mio programma tutto d’un fiato e ad alta voce. E’ un modo di superare l’imbarazzo e di far sentire la voce sopra il frastuono della musica. Mi scappa un sorriso amaro perché mi sembra che la musica sia quella de ‘La grande bellezza’ nella scena iniziale della festa sulla terrazza. O è quella musica oppure una che somiglia, di quel genere ispanico da ballo. Per me -lì e in quel momento- la musica ha l’effetto comico e tragico di un crepuscolo, di un tramonto definitivo. Ho voglia di lasciar perdere e rimanere con le mie pezze immortali. Il commesso è un fine psicologo e mi porta in salvo al piano di sopra: c’è roba per me e c’è silenzio. Non ho più motivo di scappare. Sopra ci sono pochi clienti: solo due ragazzi nordafricani con i quali il commesso scambia qualche parola in arabo. Appena i due vanno via chiedo al commesso come mai conosce l’arabo. Mi risponde che è figlio di un algerino e di una napoletana, il padre non l’ha mai conosciuto, è stato adottato da una famiglia molto religiosa, è cattolico praticante ma ha attenzione anche per l’Islam e per l’Ebraismo, ha viaggiato in alcuni Paesi Arabi, ha studiato la lingua, è curioso e vuole conoscere culture diverse, sente il richiamo di quei mondi. L’osservo e l’ascolto: ha 23 o 24 anni, è conciato come gli altri, ma è bello e ha modi gradevoli. Gli dico che quel richiamo altro non è che la voce del sangue, che la sentirà per tutta la vita e che seguirla non sarà ‘a gratis’, ma gli costerà qualcosa. Il ragazzo sa che è così, arrossisce e abbassa gli occhi da saracino.
    E’ trascorsa mezz’ora e il commesso -tra una confidenza e l’altra- mi ha mollato due paia di Diadora e un pacco di short e magliette. La roba è quella che volevo, la taglia è sempre uguale, tutto calza a pennello: per un attimo riesco a vedermi in una luce diversa.
    Esco dal negozio con due enormi buste e vado verso la metropolitana, quella nuova che ha una dozzina di stazioni fantastiche e che consiglio vivamente a chi ha passione per architettura, design e arte contemporanea. La luce adesso è differente: la mattinata è tersa e il sole abbaglia la grande piazza davanti alla Stazione, quasi tutta liberata e risistemata. Dalla Marina spira una brezza che rende sopportabili la luce e il calore. Ecco, sì, posso dirlo: ora sono certo dell’estate.

    Il treno sta per partire, entro di corsa nella carrozza già piena. Forse con quelle buste barcollo un po’.
    Una ragazza mi vede, si alza e mi offre il posto. “No, grazie, non occorre”, “Sedetevi, sedetevi…”, “Stia comoda, grazie”, “Ma no, sedetevi….” e con la mano indica il sedile, “Guardi che non sono messo tanto male”, con un cenno della testa la ragazza sembra dire “Insomma….”.
    E’ chiaro che non posso accettare. Non capisco quell’insistenza, altre volte mi è bastato un ‘no, grazie’. Alla mia sinistra c’è una donna di colore di mezz’età. Cedo a lei il posto che mi è stato ceduto. La donna ringrazia e si siede.
    La ragazza si è rivolta a me dandomi del ‘voi’ come usa fare la gente del profondo di questa città. Ne deduco che appartiene ad una famiglia tradizionale, quelle in cui le persone più anziane -e quindi i genitori, i nonni, gli zii, i compari e le comari- sono avvolti da un’aura quasi sacra. A loro bisogna portare rispetto anche attraverso i piccoli gesti quotidiani. Spero che l’insistenza abbia, più che altro, questa matrice culturale.
    La ragazza è piccola di statura, morissima, i capelli lunghi e ricci, gli occhi di velluto nero e un décolleté degno di ogni riguardo. Siamo in piedi l’uno accanto all’altro. Vorrei dirle alcune cose, ad esempio spiegarle cos’è la ‘gentilezza molesta’, ma taccio. Vorrei mostrarle le cose giovanilistiche che ho appena comprato, giusto per contraddirla, per dire “vede l’età psicologica?”, ma non lo faccio.
    Lei mi guarda con gli occhi di chi ha appena compiuto una buona azione. Il treno ha uno scarto improvviso, barcollo ma non crollo. Le faccio un occhiolino che significa: sta tutt’a ‘ppost’. Gli occhi le sorridono sempre più morbidi. Mi chino verso di lei e in un orecchio le dico: “Poco fa mi sono accorto dell’estate”.
    La donna di colore seduta davanti a noi osserva e ride sotti i baffi.

    1 August 2016 at 14:00 Reply
  • Giu

    Anch’io mi sono accorto dell’estate.
    Sì, leggendo questo racconto breve mi sono ricordato di portarmi un tablet sotto l’ombrellone in modo da potermi leggere le prossime puntate dei racconti di DB, godibilissimi nelle stanche giornate di mare, tra una pizzetta e un mottarello, nella pausa che intercorre tra un vucumprà ed una massaggiatrice cinese, oppure dopo una nuotata tonificante, sale per la zucca, nutrimento per la leggerezza d’anima.
    Grazie DB, il bollettino per l’abbonamento alle tue “bustine di minerva” è già stato spedito…
    Con ingrato affetto, Giu

    1 August 2016 at 14:31 Reply
    • DB

      Sei sempre cortese.
      Una sola cosa: ‘ingrato affetto’ cosa significa ?

      Grazie !

      DB

      2 August 2016 at 09:08 Reply
      • Giu

        @Fili no, non sono ancora in vacanza, mi manca ancora un po’, però mi sto preparando… Mottarello compreso.
        @DB mi è venuto così, di getto, come per dire di colui che non riesce a dimostrare gratitudine sufficiente per il bene ricevuto.
        Un abbraccio, Giu

        2 August 2016 at 14:06 Reply
  • Laura C

    Fra due giorni sarò anch’io nel bel mezzo dell’estate italiana, magari con poca connessione (evviva), eppure vi cercherò lo stesso dal Lago di Garda!
    Domenico ti confesso che a volte vorrei venire descritta da te, che hai uno sguardo critico e sincero.. chissà se così potrei ritrovarmi le volte che mi guardo allo specchio e non mi riconosco☺
    Un abbraccio!
    @Filippa: hai tanta ragione! Anche qui è così purtroppo… succede coi giornali, le radio e i tg… neutralità poca o difficile da scovare.

    1 August 2016 at 16:36 Reply
    • DB

      ‘Sguardo critico e sincero’ che bel complimento !

      Allo specchio non vedi una donna appassionata e generosa ?
      Allora siamo in parecchi a non riconoscersi davanti a uno specchio.
      In genere, si comincia a capire chi è quel tizio/a quando è tardi per rimediare.

      DB

      2 August 2016 at 09:16 Reply
  • veraB'

    …così, al”VOLO” avrei fatto la stessa scelta !

    1 August 2016 at 17:34 Reply
  • Claudia Oliveri

    Io in vacanza fra tre gg ..tra i monti …può essere che decidetò di isolarmi dal mondo delle news (seguirò forse le Olimpiadi) …di solito io per notizie imparziali seguo Euronews …a volte è impegnativo perché davvero è tutto un modo diverso di informare ..

    1 August 2016 at 20:42 Reply
  • Letizia

    Rispondo quasi al vol(an)o dal mio fantastico hotel affacciato sul Lago Siljian (adesso mi trovo a Tällberg) ed e’ appena calato il buio…
    Concordo con voi, io leggo solo un quotidiano, ascolto solo una radio, ma guardo parecchi TG al giorno, e la differenza fra un canale e l’altro e’ abbastanza netta. Ovviamente ognuno segue la propria ‘inclinazione’, se cosi’ possiamo chiamarla, ma come dice Claudia ormai diventa sempre piu’ impossibile avere una visione imparziale delle notizie e di quello che accade intorno a noi… certe volte verrebbe quasi voglia di estraniarsi da tutto… che squallore…
    Baci dalla Dalecarlia!

    P.S. Troppo bello, il vostro selfie! 🙂

    1 August 2016 at 23:04 Reply
    • Letizia

      Ops, mi e’ scappata una i di troppo in Siljan… 😉

      1 August 2016 at 23:21 Reply
  • DB

    Mi permetto di dire qualche parola sul tema del post (la scoperta dell’estate ieri mattina mi ha preso un po’ la mano).

    Una delle molte e complesse ragioni per le quali l’Italia è un paese in declino è costituita dal fatto che non abbiamo un sistema mediatico autonomo rispetto a chi detiene il potere economico, finanziario, politico, amministrativo. Io sostengo, anzi, che questo è il nostro vero dramma. Non c’è un’adeguata libertà di informazione (di recente, non ricordo quale organismo specializzato ci ha classificati all’ottantesimo posto nel mondo !) e se non c’è informazione non ci può essere democrazia per la banale ragione che i cittadini non riescono a formarsi un’opinione, sono influenzati dal mainstream mediatico e finiscono per votare a cazzo (scusa, ma è così che bisogna dire) o non votare affatto, il che –nelle condizioni attuali- risulta addirittura il male minore.
    Tutti i nostri giornali e tutte le nostre TV sono riconducibili ad un padrone che quasi mai è un “ editore puro “, vale a dire un soggetto che realizza un prodotto editoriale, lo vende e regge la sua impresa su queste vendite. Un editore di questo genere -in Italia storicamente rarissimo- cerca nel pubblico l’unico riscontro di cui ha bisogno e quindi tende a chiedere ai suoi giornalisti capacità professionale e attenzione alla credibilità, vale a dire, attenzione a ciò che qualifica il prodotto e lo fa vendere. In poche parole, l’editore puro è un signore che fa un solo mestiere e campa di quello.
    In Italia i giornali e le TV appartengono (o sono controllati) quasi tutti a soggetti che fanno più mestieri. Il mestiere dell’editoria per questi soggetti è secondario ma è funzionale al buon andamento degli altri mestieri. Avere un giornale serve come strumento di pressione su altri poteri, come strumento per la manipolazione del consenso, come strumento per orientare il dibattito pubblico. Insomma, il controllo di uno o più media importanti è il mezzo per dettare l’agenda dell’intero Paese.
    Proprio in questi giorni vediamo come imprese editoriali in perdita siano oggetto di contese feroci tra gruppi di potere. E ciò significa che non è il valore dell’impresa che interessa, ma qualcos’altro (mi riferisco al controllo del CdS).
    Poiché questo è il quadro d’assieme, è facile immaginare quale sia il ruolo del giornalista. Quasi sempre è s’arrangia, si arrampica sugli specchi, dà un colpo al cerchio e uno alla botte. Fa di tutto per non scontentare il padrone e gli amici del padrone.
    Potrei uscire dal generico e fare esempi concreti e attuali.

    Un capitolo a parte meriterebbe la televisione pubblica, ovvero la Rai. Qui il Potere esercita il massimo dell’influenza, non solo nell’ambito giornalistico, ma anche nell’intrattenimento dove il gusto del pubblico viene plasmato con facilità ancora maggiore. Però queste sono cose che conosci bene e non è il caso di approfondire.

    Per ciò che mi riguarda personalmente, fino a qualche anno fa (2009/2010) il sottoscritto comprava quattro quotidiani al giorno: Unità, Repubblica, Corriere della Sera e Sole24Ore. Un po’ per avere un largo spettro di opinioni, un po’ perché ci scrivono degli amici, un po’ per spirito di appartenenza.
    Piano piano li ho eliminati tutti. Oggi ne compro solo uno (IlSole) il giovedì e la domenica.
    Oggi è per me possibile e direi doveroso non comprare giornali. C’è il web che è faticoso, ma spesso prezioso, e ci sono i TG francesi e inglesi. Capisco quasi tutto quello che dicono e quello che mi perdo o capisco male è compensato da un raggio d’azione molto più ampio e libero.

    2 August 2016 at 11:28 Reply

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