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  • manupia

    anch’io avevo la mia Beautick in casa…come non ricordare le trecce, tantissime trecce, proprio del genere della tua fatte prima dalla nonna poi dalla mamma, a me e a tutte le mie sorelle, la prima volta che ho tagliato i capelli da bambina sono tornata a casa con una lunga treccia in un sacchetto…
    comunque sia ti stà benissimo e se poi sono veloci a fartela tanto meglio, io ero sempre impaziente 😉

    E’ di oggi la notizia che grazie ad Expo arriveranno a Milano come prima volta al mondo sembrerebbe, le Bike sharing elettriche … non male no?? Poi ci racconterai se anche i Milanesi pigri si daranno alla bici …

    buona serata manupia

    18 December 2013 at 19:56 Reply
      • laura

        DURANTE UN CORSO DI LAVORO (IL MIO NUOVO LAVORO: NOTIZIA DI POCHI GG FA- MI HANNO PRESAAAAAAAAAAAA) HO CONOSCIUTO UNA RAGAZZA SIMPATICISSIMA CHE MI HA FATTO OGNI GIORNO DEL CORSO UNA TRECCIA DIVERSA
        MOLTO BRAVA, IO AMO LE TRECCE
        X ME SONO DELLE OPERE D ARTE
        KISS

        30 December 2013 at 15:48 Reply
  • Giu

    Simpatica la treccia, valorizza il collo ed è pratica.
    Ciao, g.

    18 December 2013 at 19:57 Reply
    • manupia

      non ne sappiamo mai abbastanza, e poi un pò di ripasso si fa sempre volentieri…

      e le Chanel??? Se Babbo Natale legge la tua risposta alla domanda “hai scelto il look per Natale”? che fa?

      buona serata! ;P

      18 December 2013 at 20:09 Reply
        • manupia

          hahahahaha hai ragione 😉

          18 December 2013 at 22:46 Reply
  • Alessandra

    Quella treccia, wow… io purtroppo ho deciso di tagliare i capelli cortissimi in luglio…
    E che dire della giacca? 😉 Splendida.

    18 December 2013 at 20:39 Reply
  • Letizia

    Treccia bellissima, giacca carinissima… e intervista come sempre sincerissima! Il ‘ripasso’ lo facciamo sempre molto volentieri, anche perché ogni volta c’è qualcosa di nuovo da scoprire su di te! 🙂

    18 December 2013 at 20:41 Reply
  • Tiziana

    Come sei dolce con questa romantica acconciatura! Di sicuro Babbo Natale non potrà dirti di no, neanche dopo aver letto l’intervista! 😉 Intanto un primo regalo che lo ha già anticipato questa sera: avete notato che luna meravigliosa?
    Felice serata a tutti 🙂

    18 December 2013 at 21:15 Reply
    • PuroNanoVergine

      Prima al telegiornale hanno detto che Babbo Natale non esiste 🙁

      Però, si sa, spesso i tiggì non dicono la verità 😉

      18 December 2013 at 22:34 Reply
      • naty

        PNV, presto ci diranno che il Natale non esiste…
        C’è questo aforisma carino,che recita così:
        E’ bene tornar bambini
        qualche volta e, non vi è
        miglior tempo
        che il natale allorché
        il suo onnipotente fondatore ,
        egli stesso era un bambino.

        Charles Dickens

        Io dico che forse è meglio scegliere di sognare ,questo almeno è gratis !
        Ciao a tutte/i e”facciamo bei sogni”

        19 December 2013 at 15:32 Reply
  • Giu

    Non capisco come al telegiornale si possa dire una sciocchezza simile!
    Babbo Natale è una delle poche certezze della vita.

    19 December 2013 at 08:59 Reply
  • Giovanna (Gio)

    stai bene con i capelli tirati su! =)

    19 December 2013 at 09:33 Reply
  • lapaz

    ma quante giacche De’Hart hai porcapaletta!!

    19 December 2013 at 10:19 Reply
  • Elena

    Io riesco ad addormentarmi quando il parrucchiere mi lava la testa…
    Bellissima l’intervista e soprattutto l’espressione “a buccia di banana”!

    http://shismi.blogspot.com

    19 December 2013 at 10:58 Reply
  • Eleonora

    Ahh bella la treccia ” a canestro” che bei ricordi…. da bambina me la facevo fare sempre…..ora capelli più corti, meno tempo….anche se il mio parrucchiere mi ha svelato che sarà un must della prossima stagione…a spina di pesce, alla francese, semplice laterale..
    Tu sempre dolce e carina!!!
    Baci baci baci baci
    Ele

    19 December 2013 at 11:05 Reply
  • DB

    Ieri pomeriggio sono uscito dall’ufficio per comprare un libro da regalare. La molla è scattata all’improvviso perché ho saputo -per caso, durante una telefonata- che il figlio di miei conoscenti ha l’abitudine di riunire gli amici per delle letture di narrativa. La scelta dei testi è di tutto il gruppo e non ci sono discriminanti salvo essere il brano annoverabile tra i cosiddetti ‘classici’. Escluse, dunque, tutte le ultime tendenze, tutti i famigerati ‘best seller’ stranieri, tutti i casi letterari infondati o inventati. In una parola, sono esclusi tutti i libri e gli autori che l’industria culturale (o dell’intrattenimento?) pretende di imporre alle moltitudini di inermi consumatori di carta stampata. Pretende e riesce con la complicità di media sempre al soldo, sempre pronti a suonare trombe, timpani e grancassa. Ennio Flaiano li chiamava “Addetti ai clamori”.
    Sapere di questo ragazzo, dei suoi amici, della loro usanza -garbata e ribelle, al tempo stesso- mi ha regalato un sussulto improvviso.
    Subito dopo, concepire il gesto del regalo e pensare ai Racconti di Anton Cechov è stato tutt’uno, ma non so dirne il motivo. Forse perché c’è in giro uno ‘Zio Vanja’ teatrale con la regia di Marco Bellocchio. O perché -pochi giorni fa- ripensavo al film che Lattuada ricavò da ‘La steppa’, uno dei racconti più belli della raccolta. O ancora, semplicemente perché certi autori e certi libri vengono loro a cercarti, quando ne hanno voglia.
    Posseggo un’edizione Sansoni di fine anni ’50, in tre volumi, ben curata e tradotta, ma introvabile. Però, ce sono altre -nelle collane economiche di Rizzoli, Mondadori e Garzanti- che è ancora possibile trovare. E ieri così è avvenuto, alla prima libreria, lì di fronte.
    Però, se esco dall’ufficio mi vengono tutti gli sfizi: il caffè, il cioccolatino, i due passi….Sono arrivato fino a San Giorgio, una delle basiliche paleocristiane più antiche. Nei secoli ha avuto rimaneggiamenti e vicissitudini assai curiose come molto altro in questa città. E poi i passi sono diventati quattro: il Museo Filangieri, il Grande Archivio, Palazzo Marigliano, la casa di Giambattista Vico, le munacelle di Santa Patrizia, San Gregorio Armeno e Santa Luciella risplendenti nell’apoteosi di presepi, pastori e luminarie. E ancora San Lorenzo, il Tempio della Scorziata, San Paolo Maggiore, le Anime Puverelle, Palazzo Spinelli, gli Incurabili, la Pietra Santa fino ad uno degli ingressi di ‘Napoli sotterranea’, ovvero la città greco-romana che si svolge -perfetta e intera- sotto i nostri piedi e sulla quale la Natura e la Storia, gli uomini e le loro storie individuali, hanno creato nei secoli una crosta sottile e dura. Tra 15°,16° e 17° secolo la crosta della Storia e delle storie ha assunto le forme rinascimentali e barocche che ancora oggi la distinguono.
    Ancora due passi, mi sono detto. A cento metri c’è San Pietro a Majella, il nostro conservatorio musicale. Erano le 18 e nella splendida sala Scarlatti iniziava un concerto di giovani allievi. Sono entrato, come altre volte, per ammirare gli ambienti, ascoltare i giovani concertisti, assistere al piccolo prodigio di emozione e commozione offerto da parenti, amici e maestri trepidanti per le loro creature musicali.
    E sono entrato perché il Conservatorio di oggi è l’addizione e la sintesi dei quattro o cinque conservatori musicali che la città ha avuto fino a quasi tutto il 18° secolo. E’ uno di quei luoghi dove la Storia e le storie degli uomini particolarmente si addensano e si intrecciano in un groviglio inestricabile di vicende massime e minime. Di queste vicende sento di essere -a modo mio- testimone, come parte infinitesimale di uno sterminato tutto, come uno struscio di scarpe su pietre consumate da miliardi di passi.
    “Ove per poco il cor non si spaura” diceva il nostro amato Giacomino e ieri mi sentivo proprio così di fronte al tempo, agli uomini, alle loro storie. Smarrimento e solitudine, come sotto un cielo stellato.
    Nella sala Scarlatti, in una pausa del concerto, vedevo un orizzonte. Il ‘pensier mio’ non nuota neanche in una vasca da bagno, non volevo che s’annegasse ed ho considerato che era meglio scartocciare il libro dei Racconti di Cechov. Sono andato subito a “La steppa”, ho sfogliato qualche pagina e ho buttato l’occhio a caso:
    “….Quando per lungo tempo guardi il cielo profondo, senza staccarne gli occhi, i pensieri e l’anima, chi sa perché, si fondono nella coscienza della solitudine. Cominci a sentirti irrimediabilmente solo, e tutto ciò che prima consideravi vicino e familiare diventa infinitamente lontano e privo di valore. Le stelle, che già da migliaia di anni guardano dal cielo, il cielo indecifrabile stesso e la foschia, indifferenti alla breve vita dell’uomo, quando resti con loro a quattr’occhi e cerchi di penetrarne il senso, opprimono l’anima col loro silenzio….”.

    E’ proprio vero che certi autori e certi libri non ti mollano mai. Quando vogliono, ti cercano e ti trovano.

    DB

    19 December 2013 at 12:19 Reply
  • Eleonora

    @ DB
    Hai un modo di raccontare le cose e un bagaglio culturale che toglie il fiato…
    Complimenti!
    Eleonora

    19 December 2013 at 12:33 Reply
    • DB

      x Eleonora
      Sei molto gentile. Sono contento di sapere che il modo di raccontare ti piace. Ho sempre il timore di scrivere troppo in fretta e di non riuscire a dire quel poco che avrei da dire in modo plausibile e chiaro.
      Circa il ‘bagaglio’, ti assicuro che ancora non so cosa ci sia dentro. Cose buone o paccottiglia ? Boh ?
      Buona serata !
      DB

      19 December 2013 at 21:05 Reply
  • Giu

    @DB e prosegue: “ti viene in mente la solitudine che attende ciascuno di noi nella tomba, e l’essenza della vita ti appare disperata, orribile…”.

    Oggi mi sento un po’ come il tuo Egóruška, un bambino in viaggio in un paesaggio che sembra monotono, sbiadito, uggioso, triste, ma che riserva sorprese inaspettate, come in questo passo:
    “Mentre Egóruška guardava i volti addormentati, inaspettatamente si udì un debole canto. Da qualche parte, lontano, una donna cantava, ma dove precisamente e da quale parte era difficile capirlo. La canzone sommessa, monotona e malinconica, simile a un canto funebre e appena percettibile, proveniva ora da destra, ora da sinistra, ora dall’alto, ora da sottoterra, come se uno spirito invisibile si librasse sulla steppa e cantasse. Egóruška guardava attorno e non capiva da dove venisse questo strano canto; poi, quando si mise in ascolto, gli parve che fosse l’erba a cantare; nella sua canzone, essa, mezza morta, ormai spacciata, senza parole ma con voce lamentosa e sincera, persuadeva qualcuno di non essere colpevole di nulla, che il sole l’aveva bruciata ingiustamente; assicurava di nutrire un ardente desiderio di vivere, di esser ancora giovane e che sarebbe stata ancora bella se non fosse stato per la calura e la siccità; non aveva nessuna colpa, tuttavia chiedeva comunque perdono a qualcuno e giurava di aver un dolore insopportabile, di esser triste e di provar pena per se stessa.”
    Insomma, come quando si incontrano persone che ti permettono di vedere la vita da differenti angolazioni, che magari ti offrono tristezza e solitudine assieme a felicità e gioia.
    E mi sembra che ciò accada spesso in questo Planet delle meraviglie.

    19 December 2013 at 14:44 Reply
    • DB

      Caro Giu,
      il completamento della citazione fatta da me è preso senza dubbio dall’edizione che ho trovato io (BUR, Rizzoli).
      La lunga citazione che fai tu, invece, da dove l’hai presa ? L’edizione non è certamente la stessa.

      Grazie !

      DB

      19 December 2013 at 15:18 Reply
      • Giu

        @DB mi spiace, ma non ne ho i riferimenti. Certamente le due traduzioni sono molto diverse tra loro, la mia sembra più recente e mi parrebbe (ma è una valutazione da ignorante ed illetterato quale sono) che si prenda qualche libertà in più, ma proprio per questo “peccato” arriva più diretta al lettore.
        Cordialità, Giu

        20 December 2013 at 11:35 Reply
  • Giu

    …e qualche volta basta una monetina per cambiare tutto:
    http://www.youtube.com/watch?v=GBaHPND2QJg&feature=player_embedded#t=1

    19 December 2013 at 15:13 Reply
    • DB

      Capisco bene che una banca spagnola renda omaggio al ‘Corale’ della nona sinfonia di Beethoven che è diventato -di fatto- ‘inno ufficiale’ dell’Unione Europea.
      Con tutto quello che ha fatto la BCE per evitare che le banche spagnole si incartassero…..

      Ma questa cosa c’entra con Cechov ? E la monetina ? Non vedo il nesso….

      DB

      19 December 2013 at 15:26 Reply
  • Giu

    Allora creo un po’ di nessi (sono stato troppo criptico?): la ragazzina passeggia in una piazza uggiosa, in una giornata uggiosa ed, annoiata, getta una monetina (uggiosa anche questa, essendo coniata dalla BCE) nel cappello del solito artista di strada che finge di essere una statua (uggioso anch’egli, visto che non si è nemmeno degnato di dipingersi di bianco). Il gesto annoiato ottiene un risultato inusitato che cambia radicalmente la situazione, anche se il luogo e gli astanti sono gli stessi di prima.

    19 December 2013 at 15:32 Reply
    • DB

      Caro Giu,
      non avevo notato il dettaglio della monetina. Grazie !

      In generale, però, nel racconto (o romanzo breve) non c’è ‘tristezza’. Io non trovo che sia il sentimento prevalente, affatto. Piuttosto, c’è una considerazione complessiva dell’avventura della vita che si schiude davanti al ragazzino.
      Per ciò che riguarda la solitudine, a me sembra che Cechov -come Leopardi- la consideri un dato di fondo della condizione umana. Si è sempre soli e piccoli di fronte alla natura e alla storia.

      ‘La steppa’ è un capolavoro e nella stessa raccolta ce ne sono molti altri: ‘Il reparto n°6’, ‘La voglia di dormire’, ‘Il violino dei Rotschild’, ‘La signora col cagnolino’…..

      L’edizione BUR è molto buona. Ben fatta la parte critica e bella la traduzione.
      Purtroppo, la copia l’ho consegnata poco fa con un po’ di dispiacere. Spero che questi ragazzi inseriscano Cechov tra le loro letture di gruppo.

      Molte cordialità,

      DB

      20 December 2013 at 09:45 Reply
  • Tiziana

    @DB
    Affascinante narrazione 🙂

    @Giu
    Affascinante teoria 😉

    @Tutti
    Vi auguro una fascinosa serata 😀

    19 December 2013 at 19:37 Reply
  • veraB'

    Quanto mi piacciono le trecce, e più sono fatte da se stesse più le trovo belle, un pò disordinate e con qualche ciocca storta e qualche “Filo” che scivola giù, le trovo sempre attuali e raffinate…

    un abbraccio intrecciato e forte a tutte/i
    veraB’

    20 December 2013 at 14:15 Reply

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