Ma che bella miciona! 😉 Pollice su per l’abito, ma se non fosse di pelle (che non amo) mi piacerebbe ancora di più!
Scherzi a parte, ho apprezzato moltissimo il fatto che ti sia alzata in piedi per prima quando è stato il momento di salutare Don Ciotti. Uomo speciale, che anche stavolta è riuscito a strapparmi qualche lacrima di commozione.
Meow a te, con tanto di fusa! 🙂
* I vecchi compagni mi hanno detto anche dell’intervista a Jovanotti che avrebbe illuminato le nuove generazioni -digiunge di Berlinguer, del PCI e direi di quasi tutto il resto dello scibile umano- sul significato e sull’attualità della parola ‘comunista’. E’ inutile dire che intere generazioni di comunisti italiani sentivano la mancanza del contributo critico di Jovanotti.
Non avendo visto il film non posso confermare o meno sulla
bontà del lavoro di Veltroni, sul suo ritratto di Berlinguer,
su come abbia rappresentato gli anni della segreteria Berlinguer (72-84),
sulle motivazioni che porta per giustificare l’espansione del PCI.
E’ vero quello che scrivi: non si può dar merito a una sola persona
se un partito politico, o più in generale un’organizzazione che
muove migliaia se non milioni di donne e uomini, arriva ad avere
una presa forte sulla società , al punto di pensare di poter
determinare nella società stessa cambiamenti profondi
(nel caso specifico purtroppo uscendone sconfitto :-().
Se è vero questo è però anche vero che il carisma, la forza
morale (o immorale) di alcuni personaggi che sono entrato
nella storia, è stata la miccia che ha permesso a milioni di individui
di sentirsi parte di un progetto comune.
Sarebbe interessante capire che rapporto aveva Berlinguer
con la sua “popolarità ” (forse nel film è spiegato)
Grazie DB per l’esauriente risposta!
Questa volta il ricordo personale si unisce a quello collettivo (si legge evidente la passione per “quegli anni” ;-)).
Sulle intenzioni di Veltroni mi cogli impreparato.
Ho la memoria talmente labile che non ricordo cosa abbia detto rispetto
al film, nel senso se fosse o meno sua intenzione parlare di Berlinguer
per descrivere l’Italia e il PCI di allora (in questo caso la tua critica sarebbe
giusta) o se invece era proprio un ritratto, prevalentemente intimo, del segretario
del PCI (e allora ci sta pure la mozione dei sentimenti).
24 March 2014 at 20:56
Filippa
…ho presentato Veltroni dicendo “…il film-documentario in cui racconta la vita di Enrico Berlinguer”
Concludo riferendo che due amici e vecchi compagni di Partito – quelli che mi hanno raccontato della promozione fatta da Veltroni a CTCF- ridevano a crepapelle di Jovanotti e del tono serio e grave con il quale avrebbe affermato che il senso della parola ‘comunista’ si è perso con la morte di Berlinguer e altre acutissime riflessioni di questo genere. Mi dicevano che, secondo loro, il film dev’essere una cosa commovente ma che quella di Jovanotti è una sequenza di incredibile comicità .
Buon proseguimento a te a tutto il blog. Ci rileggiamo più avanti !
Scusa, ma devo correggermi: dovresti ascoltare la penultima frase della Iotti, prima del ringraziamento a Sandro Pertini.
Nella risposta della piazza c’è il senso di ciò che allora i comunisti italiani credevano che fosse il PCI (tutto, a partire dal gruppo dirigente, ma comunque tutto) e il ruolo che ciascun comunista aveva scelto di avere nella società italiana.
Bella, bellissima! Come si fa a indossare un abito senza maniche tipo questo senza vergognarsi delle bracciotte un po’ tornite? Uhmmm… mi sa che devo fare i pesi… argh!
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PuroNanoVergine
Dopo “Felix the Cat” abbiamo “Fili the Cat” 🙂
laura
sei la ns cat woman preferita 🙂
kiss
Letizia
Ma che bella miciona! 😉 Pollice su per l’abito, ma se non fosse di pelle (che non amo) mi piacerebbe ancora di più!
Scherzi a parte, ho apprezzato moltissimo il fatto che ti sia alzata in piedi per prima quando è stato il momento di salutare Don Ciotti. Uomo speciale, che anche stavolta è riuscito a strapparmi qualche lacrima di commozione.
Meow a te, con tanto di fusa! 🙂
PuroNanoVergine
A me ha emozionato la presentazione del film su Berlinguer.
Queste sono le immagini del suo ultimo comizio (citato
da Veltroni a CTCF):
https://www.youtube.com/watch?v=HibUr1KMeUE
DB
Caro PNV,
mi hanno detto di Veltroni ieri sera e dell’idea che qualcuno potrebbe essersi fatto di Berlinguer e del suo ruolo nella politica italiana, europea e internazionale per tutto il corso degli anni ’70 fino alla scomparsa nell’84.
Ho visto stamattina dei vecchi amici e compagni e mi dicevano che -in perfetto stile veltroniano e ‘buonista’- la presentazione di ieri sera potrebbe aver fatto intendere che l’espansione del PCI di quegli anni fosse legata alla percezione popolare di Berlinguer come persona perbene, seria, riservata etc.etc.* Insomma, una visione intimista e minimalista di un lungo (e complesso e tragico) momento della nostra storia recente. Momento che va ben oltre una singola figura di dirigente, sebbene di altissimo profilo politico, intellettuale e morale.
Naturalmente, quel periodo e quegli uomini non possono essere banalizzati e ridotti ad una pura mozione dei sentimenti. E’ vero che lo spirito del nostro tempo impone la creazione di miti pop, la trasformazione di tutto in facile spettacolo, ma è anche vero che qualche volta bisogna essere seri e non cercare la via più comoda anche perché le vie comode sono quelle che non portano lontano.
Che la lettura storica di Veltroni sia quanto meno parziale (stando a quello che traspariva dalla presentazione di ieri sera !) lo si potrebbe dimostrare in mille modi, ma c’è un modo brevissimo, tra i tanti. Ascolta gli ultimi 5 o 6 minuti di questo documento video. E’ l’inizio dell’orazione funebre a Piazza San Giovanni. Ascolta l’ultima frase della Iotti e la risposta della folla.
http://www.youtube.com/watch?v=9hat11alot8
Buona domenica,
DB
* I vecchi compagni mi hanno detto anche dell’intervista a Jovanotti che avrebbe illuminato le nuove generazioni -digiunge di Berlinguer, del PCI e direi di quasi tutto il resto dello scibile umano- sul significato e sull’attualità della parola ‘comunista’. E’ inutile dire che intere generazioni di comunisti italiani sentivano la mancanza del contributo critico di Jovanotti.
PuroNanoVergine
Non avendo visto il film non posso confermare o meno sulla
bontà del lavoro di Veltroni, sul suo ritratto di Berlinguer,
su come abbia rappresentato gli anni della segreteria Berlinguer (72-84),
sulle motivazioni che porta per giustificare l’espansione del PCI.
E’ vero quello che scrivi: non si può dar merito a una sola persona
se un partito politico, o più in generale un’organizzazione che
muove migliaia se non milioni di donne e uomini, arriva ad avere
una presa forte sulla società , al punto di pensare di poter
determinare nella società stessa cambiamenti profondi
(nel caso specifico purtroppo uscendone sconfitto :-().
Se è vero questo è però anche vero che il carisma, la forza
morale (o immorale) di alcuni personaggi che sono entrato
nella storia, è stata la miccia che ha permesso a milioni di individui
di sentirsi parte di un progetto comune.
Sarebbe interessante capire che rapporto aveva Berlinguer
con la sua “popolarità ” (forse nel film è spiegato)
Filippa
…miccia o micia? Meow.
Filix-the-cat
PuroNanoVergine
Direi entrambe: miccia e micia 🙂
DB
L’espansione del PCI fu determinata dal fatto che il Partito si misurò -in quegli anni difficilissimi- con molte questioni di natura interna e internazionale e lo fece bene, complessivamente. Pur tra errori e limiti, seppe interpretare le esigenze di un Paese che era afflitto da contraddizioni gravissime, ma voleva risolverle e progredire. Tra tutte le questioni allora di urgente attualità , basta ricordare quelle del disarmo nucleare, i rapporti con il PCUS e il cosiddetto ‘eurocomunismo’, la lotta al terrorismo, il ‘compromesso storico’ e l’uccisione di Moro, il rapporto con gli americani e la ‘dottrina Kissinger’, la questione morale e la famosa ‘austerità ’, il referendum sul divorzio, la questione giovanile e il rinnovamento della scuola e dell’università . Fu questa capacità del PCI di guardare avanti a valergli l’espansione, soprattutto nei settori più dinamici della società .
Io ho avuto la tessera del PCI dal 1982 al 1999. Mi sarei tesserato molto prima, ma per ragioni che non sto a dire non lo feci o, in un certo senso, mi fu sconsigliato di farlo. Eppure, negli anni da ‘non iscritto’ -grosso modo dal 1971- ho seguito la vita del Partito molto più intensamente e fattivamente. Posso assicurarti, dunque, che quelle erano le terribili questioni su cui si potè valutare l’operato del gruppo dirigente a tutti i livelli (sezioni, federazioni, assemblee, comitati etc. fino al Comitato Centrale e alla Segreteria) e soprattutto si potè valutare l’attitudine di tutto il vasto organismo del Partito a fare politica e a far vivere la democrazia. Il carisma del ‘Capo’ c’era (se è per questo, c’era il carisma di molti Capi) ma direi che nessuno di noi dava importanza al fascino personale di Berlinguer. Piuttosto, si apprezzava la sua capacità di analisi e volontà di sintesi unitaria poiché, di fatto, c’erano tre o quattro ‘correnti’ dentro al PCI che poterono esprimersi senza però determinare divisioni profonde.
Sono sicuro che neppure Berlinguer si preoccupava della sua ‘popolarità ’. Un po’ per l’indole riservata, un po’ per lo stile austero che era tradizionalmente di tutto il Partito (li hai presenti i suoi predecessori Togliatti e Longo ?), un po’ perché la politica non dipendeva dalla TV e dai sondaggi, un po’ perché il PCI era organizzato in un modo tale da mettere continuamente i vertici in rapporto paritario con la base dei militanti e questo significava che ogni dirigente poteva cogliere in prima persona critiche, umori e suggerimenti. In altri termini, un dirigente doveva preoccuparsi di essere autorevole, credibile, di saper raccogliere consensi intorno alla sue tesi e di farlo con le armi del ragionamento e della dialettica. Di sicuro nessuno gli chiedeva di ‘comunicare’ e di ‘piacere’ a prescindere dai contenuti concreti del suo essere soggetto politico attivo.
Pesonalmente, ho incontrato Berlinguer quattro volte. Una a Napoli in Federazione, due a Roma a Botteghe Oscure, ma questi furono incontri collegiali, c’erano molte persone e più che altro mi servirono per vedere ‘dal vivo’ come egli partecipasse ai dibattiti e li conducesse alle conclusioni. Era molto attento, rispettoso, incisivo, lucido.
Una solo volta ho vuto modo di scambiare due parole e fu a Roma, alla Sezione di Ponte Milvio dove un pomeriggio ero passato a salutare un amico romano. Berlinguer era iscritto lì perché abitava in una traversa di via Flaminia. Era la primavera dell’83 e la Sezione si preparava ad una iniziativa riguardante la Città . La visita di Berlinguer non era attesa, lo vedemmo arrivare a piedi con la scorta a qualche metro di distanza. Salutò tutti e tutti gli si rivolsero in tono amichevole. Era il ‘compagno Segretario’, ma allo stesso tempo era ,semplicemente, Enrico. Mi colpì l’aria un po’ stropicciata e il sorriso della persona ben educata. Stette lì per un bel po’ e aveva l’aria di non voler interferire con i preparativi. Si allestivano striscioni, c’era odore di vernice e il consueto traffico dei ‘compagni bravi’, quelli che sanno fare tutto: dipingere, incollare, cucire….
Mi fu presentato da colui che è stato il mio riferimento nel PCI negli anni da ‘non iscritto’. Poiché ero un compagno di Napoli Berlinguer mi affidò i saluti per svariate persone. Poi si informò di me, del mio lavoro, della famiglia. Il tutto con estrema naturalezza e semplicità , come fa ogni persona a modo.
Non ho ancora visto il film, ma -da quello che mi veniva raccontato della presentazione a CTCF- sembrerebbe prevalere l’aspetto personale e umano. Se così fosse, sarebbe un peccato perché un film su Berlinguer deve essere l’occasione di parlare dell’Italia di quegli anni e dei nodi non risolti che ci hanno condotto alle attuali condizioni. Insomma, parlare di storia, di politica e di società ad un pubblico che ignora quasi tutto e non ha nessun’altra occasione per sentire parlare di ciò che siamo stati e di ciò che siamo.
P.S. C’è una micia in giro….tu l’hai vista ?
Accidenti ! Qui si cerca di parlare di cose serie e gravi, ma diventa difficile concentrarsi.
PuroNanoVergine
Grazie DB per l’esauriente risposta!
Questa volta il ricordo personale si unisce a quello collettivo (si legge evidente la passione per “quegli anni” ;-)).
Sulle intenzioni di Veltroni mi cogli impreparato.
Ho la memoria talmente labile che non ricordo cosa abbia detto rispetto
al film, nel senso se fosse o meno sua intenzione parlare di Berlinguer
per descrivere l’Italia e il PCI di allora (in questo caso la tua critica sarebbe
giusta) o se invece era proprio un ritratto, prevalentemente intimo, del segretario
del PCI (e allora ci sta pure la mozione dei sentimenti).
Filippa
…ho presentato Veltroni dicendo “…il film-documentario in cui racconta la vita di Enrico Berlinguer”
http://www.formiche.net/2014/03/24/tutte-le-polemiche-quando-cera-berlinguer/ dove si trovano anche altri articoli…
PuroNanoVergine
Grazie Filippa,
andrò a rivedere il video di Veltroni (dovrebbe vederlo DB
così si fa un’opinione diretta per poterlo stroncare meglio :-))
DB
Caro PNV,
Veltroni è stato un buon sindaco di Roma ed è sicuramente una brava persona (lui sì che può essere ridotto a ‘brava persona’), però chi lo conosce e lo segue sa che è piuttosto leggerino sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista storico e politico. Pertanto -di fronte ad una prova impegnativa come quella che lui stesso ha scelto ambiziosamente di affrontare- Veltroni si stronca da sé, non ha bisogno di aiuti esterni.
Non so quando vedrò il film perché sono in partenza per l’estero, ma credo che vedendolo dovrò tenere presenti due elementi di carattere generale: 1) oggi non riusciamo neppure lontanamente a pensare che la politica sia stata fatta senza usare la prima persona singolare (“Io, io, io…”) ma, al contrario, nei momenti più alti è stata fatta usando un grande e corale “Noi, noi, noi…”; 2) altra cosa che non riusciamo più a concepire è che la politica non abbia nulla da spartire con lo spettacolo e con la vendita di un ‘prodotto’, ne è lontana, anzi appartiene ad una categoria dell’esperienza che si oppone radicalmente allo show, al marketing, alla famigerata ‘comunicazione’.
Concludo riferendo che due amici e vecchi compagni di Partito – quelli che mi hanno raccontato della promozione fatta da Veltroni a CTCF- ridevano a crepapelle di Jovanotti e del tono serio e grave con il quale avrebbe affermato che il senso della parola ‘comunista’ si è perso con la morte di Berlinguer e altre acutissime riflessioni di questo genere. Mi dicevano che, secondo loro, il film dev’essere una cosa commovente ma che quella di Jovanotti è una sequenza di incredibile comicità .
Buon proseguimento a te a tutto il blog. Ci rileggiamo più avanti !
DB
DB
Scusa, ma devo correggermi: dovresti ascoltare la penultima frase della Iotti, prima del ringraziamento a Sandro Pertini.
Nella risposta della piazza c’è il senso di ciò che allora i comunisti italiani credevano che fosse il PCI (tutto, a partire dal gruppo dirigente, ma comunque tutto) e il ruolo che ciascun comunista aveva scelto di avere nella società italiana.
DB
Alessandra
Bella, bellissima! Come si fa a indossare un abito senza maniche tipo questo senza vergognarsi delle bracciotte un po’ tornite? Uhmmm… mi sa che devo fare i pesi… argh!
Filippa
Hmm… le braccia… alimentazione, palestra, movimento, pesi… oppure un cardigan leggero! 🙂 baci.fili